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VIDEO I Venti posti letto per chi ha bisogno di un tetto: ecco la Casa di seconda accoglienza "Agostino Castrillo"

La struttura è stata inaugurata ieri con solenne messa e trova allocazione nei locali della chiesa "Gesù e Maria" di Foggia

 

È cominciata più di 30 anni fa l’avventura di una comunità che, come una famiglia, si prende cura dei più poveri. Parliamo di “Gesù e Maria”, una parrocchia del centro di Foggia che, sotto l’impulso di un francescano inarrestabile, p. Michele Perruggini, nel 1986 si apre alla prima accoglienza, di breve periodo, per chi non ha casa, non ha vestiti, non ha nulla da mangiare, non ha un letto dove dormire, non ha un soldo in tasca. Gli viene garantito un tetto, un letto, una doccia, un pasto caldo, un abito pulito, una porzione di affetto, una mano amica, un aiuto gratuito.

I volontari - perché quelli che collaborano sono tutti volontari – garantiscono il funzionamento delle attività legate ai servizi offerti agli ospiti. La Caritas parrocchiale è sempre in prima fila, i frati minori francescani sempre presenti e attenti, la comunità parrocchiale accoglie l’iniziativa ed è disponibile ad aiutare e sostenere gli sforzi per dare conforto nell’emergenza e speranza nel futuro.

 

In questi 30 anni passano di qua migliaia di uomini di tutte le etnie, di tutte le religioni, provenienti da tutto il mondo, che lasciano un segno delle loro tradizioni e della loro cultura e portano con sé un  segno della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Un passaggio sempre impegnativo.

 

Ora la comunità si sente più matura, pronta per un ulteriore passo in avanti: la seconda accoglienza a chi vive in grave disagio abitativo, familiare, economico, lavorativo: a chi vive il bisogno di casa, di lavoro, di famiglia in situazioni di grave emergenza. Sono le povertà contemporanee, antiche e nuove.

Ed ecco che, sotto la spinta di un dinamico parroco francescano, p. Gianni Gelato, e di una coppia di laici, Concetta e Roberto Ginese, testimoni con la propria famiglia di un impegno “storico” concreto per i poveri, con il coinvolgimento e la passione di un gruppo di volontari di ferro, nasce l’idea della nuova Casa di Accoglienza.

Si comincia a coltivare l’idea, a farla crescere e maturare, si cominciano a raccogliere esperienze, autorizzazioni, braccia per il lavoro, teste per i progetti, contributi volontari, donazioni liberali. E si avviano i lavori in un’ala del convento francescano, con il beneplacito della Provincia Francescana e con la benedizione di Santa Elisabetta e del venerabile P. Agostino Castrillo, primo parroco santo di Gesù e Maria, per realizzare il nuovo sogno e avviare una nuova esperienza di carità: la Casa di “seconda accoglienza”.

 

Una Casa, quella inaugurata ieri, che oggi dispone di 20 posti: due stanze con 8 posti letto, anche per la prima accoglienza breve, e altre quattro camere per 12 posti letto per la seconda accoglienza, quella un po’ più lunga, che, con l’affiancamento e il sostegno dei volontari, aiuterà a far sentire gli ospiti in una “famiglia” che, nel reciproco rispetto, li sosterrà nell’affrontare le difficoltà: mancanza di lavoro, mancanza di casa, mancanza di affetti familiari, mancanza di prospettiva e di speranza.

 

Nuovo l’arredamento delle camere, accoglienti, funzionali, pulite; nuova la cucina, modernissima e attrezzata per le necessità della Casa; nuovi gli spazi e le attrezzature per i servizi, bagni, docce; nuovi gli spazi creati per socializzare, per imparare, per fare attività secondo le inclinazioni e le abilità, per stare vicini e raccontarsi all’orecchio di un amico, di un fratello, e scambiarsi consigli, esperienze, amicizia.

 

Infatti ad ognuno degli ospiti è dedicato un percorso individuale per conoscere la persona e la storia di ciascuno, evidenziarne le peculiarità e le abilità e trovare il possibile giusto inserimento, in una relazione diretta, leale e di reciproco rispetto, in uno scambio di esperienze che si attua in comunità. Con un “programma” che si svolge in un ampio arco temporale nella giornata con interessi diversi: da percorsi di conoscenza della lingua a forme di dialogo e di autoracconto, da corsi di avviamento al lavoro a laboratori artigianali e creativi, da tirocinii formativi a forme di interazione con la comunità, il quartiere, la città.

Con ogni ospite si costruisce insieme, si condivide e si segue un percorso finalizzato all’autonomia lavorativa e abitativa, con la integrazione o re-integrazione nel tessuto sociale, abitativo, familiare e comunitario, con l’obiettivo di aiutare concretamente la persona/ospite ad uscire dalla situazione di disagio in cui si trova.

 

Un impegno non superficiale, che comporta tempo e lavoro da donare gratuitamente: dalla cucina alle lenzuola, dagli orari articolati alla convivenza civile, dall’ascolto attento e personalizzato alla presenza vigile amica, dal supporto amministrativo a quello logistico, psicologico, formativo e così via.

Per questo c’è bisogno anche di tante figure professionali, di specializzazioni e di diversità di competenze e abilità da mettere in comune. In molti si sono già offerti.

 

Anche nel nostro territorio sono molti i poveri di queste periferie umane: chi ha perduto il lavoro ed è rimasto in miseria e chi lo cerca come un permesso di soggiorno, chi ha perduto la famiglia e l’affetto dei figli per una separazione o un divorzio che l’ha messo in ginocchio, chi ha perduto la casa o la cerca disperatamente, chi è sfuggito alla morte per fame o per guerra e spera di vivere con quello che sa fare. Italiani e stranieri, senza distinzione di etnia, provenienza, religione, cultura, uguali di fronte al bisogno di vivere.

 

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