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Sabato, 22 Giugno 2024
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La Foggia Imperiale di Federico II, quando c'erano orgoglio e amore

Nel 1221 Federico II è arrivato a Foggia, dove spostò la sede imperiale. Oggi è la terra della quarta mafia, commissariata e capoluogo della quartultima provincia d'Italia

Il 19 febbraio 2021 l’Università di Foggia non dimenticò di celebrare gli 800 anni dell’arrivo in città di Federico II, l’Imperatore venerato in tutto il mondo che nel 1221, per la prima volta, mise piede nel capoluogo dauno.

Oggi, quella terra che lo Stupor Mundi elevò nel giro di qualche anno a ‘Regalis sedes inclita imperialis’, è un comune commissariato per infiltrazioni mafiose e sede principale della quartultima provincia d’Italia.

In quell’occasione l’ateneo dauno auspicò che le celebrazioni potessero essere l’occasione “per rianimare nella cittadinanza il fuoco della coscienza e dell’orgoglio”, in una area urbana che grazie a Federico II vanta il titolo di sede imperiale. E invece, l’ottocentesimo anniversario della prima volta in città del figlio di Enrico Vi di Svevia e Costanza d’Altavilla, verranno segnati da scandali e arresti illustri.

Il legame con la Capitanata, poco conosciuta a quei tempi, spinse Federico II a fare di Foggia il centro nevralgico dell’impero federiciano, nonché luogo di svago e città d’arte.

Sul portale Stupormundi.it, del fondatore e coordinatore Alberto Gentile, si legge che “il suo attaccamento a Foggia e alla Capitanata era tale che, quando Foggia gli chiuse per un momento le porte, dopo la rottura con la Chiesa, disse con vero sentimento di dolore: "Fogia, cur me fugis, cum te fecit mea manus?", che tradotto vuol dire: “Foggia, perché mi sfuggi, giacché la mia mano ti costruì?”.

Da queste parti Federico II è una figura che di rado qualcuno scomoda per ricordarne l’importanza, soprattutto di Foggia. Sono però ancora troppo pochi per provare a rafforzare quel senso di appartenenza e di orgoglio nei confronti di una terra sprofondata, invece, in una grigia dimensione, inghiottita da egoismi e narcisismi, travolta dall’arrivismo e dall’antagonismo, tradita dall’omertà e dall’apatia, ferita dalla mafia e dall’inciviltà.

F come Foggia, ma anche come fuga di manodopera e cervelli. F come quei foggiani che restano e si aggrappano alla speranza che qualcosa possa realmente cambiare il corso della storia di una terra, sì ricca e dal potenziale inespresso, ma tristemente segnata. Piena di lividi e cicatrici, gonfiori e ferite.

Certamente le virtù di Federico II, non bastano ad indicarci la retta via.

Tuttavia, dovremo trovare al più presto la forza di rialzarci, il coraggio di cambiare, la voglia di stupire, la semplicità di sentirci abitanti giusti di una terra straordinaria.

Farlo, necessariamente, nell’anno in cui saremo chiamati ad assumerci la responsabilità, onerosa, di scegliere i migliori rappresentanti, non sottovalutando però l’ingrediente ‘amore’, quello che Puer Apuliae, a più riprese, aveva manifestato per la nostra terra, tanto da spostare la Capitale del Regno, da Palermo a Foggia.

Perché dopotutto, "se il signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui…”.


 

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