La maturità ai tempi del Covid, liceale scrive alla ministra Azzolina: “L’esame da casa non è un premio, solo un ulteriore stress”

Lettera di una maturanda di terzo liceo alla ministra dell'istruzione: "Siamo confinati dentro quattro mura, ad ascoltare i nostri professori, prendendo appunti dietro a uno schermo. Non avete pensato che questo non ci avesse messo già abbastanza alla prova"

La conferma è arrivata direttamente dal premier Conte: le scuole riapriranno a settembre. Il che significa, per gli studenti all’ultimo anno, dover sostenere gli esami di maturità davanti a una commissione, ma solo virtualmente, con un pc a fare da filtro, a segnare le distanze che l’emergenza Covid e le conseguenti restrizioni dei vari dpcm, hanno imposto. Una maniera insolita, sicuramente poco ‘umana’. Perché certe emozioni, dall’ansia provata durante lo studio, alla scelta degli argomenti sui quali intensificare la propria preparazione, fino alla surreale atmosfera che si vive nella celeberrima notte prima degli esami, per i maturandi di quest’anno non saranno le stesse. Da qui parte la lettera-riflessione che la rappresentante di classe di una terza liceo del ‘Lanza’ ha indirizzato al ministro dell’Istruzione Azzolina. Un punto di vista particolare, di chi ha accettato la sfida di completare il percorso da casa, ma che crede che sostenere l’esame di maturità a queste condizioni non porti alcun beneficio.

“La parola ‘futuro’ si è fatta opaca – si legge nella lettera – nonostante l’incertezza ne sia già una prerogativa, non sappiamo se i nostri amici e i nostri parenti staranno bene, ma tutti pretendono che noi affrontiamo la maturità. Si fatica a respirare, a prendere sonno; mentre studiamo non facciamo che pensare al fatto che non avremo mai più un compagno o una compagna di banco, non stringeremo mai più le mani a chi aveva paura prima di un’interrogazione, non cammineremo in quei corridoi che abbiamo detestato, in cui abbiamo pianto e abbiamo riso a crepapelle, che i professori non sono macchine da resettare e impostare su una nuova opzione. Non smettiamo di pensare al fatto che noi non vivremo la nostra maturità, l’ansia e lo stress. Viviamo come se fossimo sott’acqua.

Siamo confinati dentro quattro mura, dove abbiamo dovuto imparare a gestire i rapporti con i nostri familiari e quelli con noi stessi, ad adattarci, ad ascoltare i nostri professori, prendendo appunti dietro a uno schermo. Il tutto pochi giorni dopo che, fuori scuola, ci eravamo salutati con un semplice ‘a domani’. Non avete pensato che questo non ci avesse messo già abbastanza alla prova, in quanto esseri umani?

Con la voglia di andare avanti, di non lasciarci soggiogare dalle notizie in tv, siamo felici di essere riusciti a reggere il gioco, a metterci alla prova, dimostrando quella maturità a cui pensate di poter dare una valutazione, malgrado gli sforzi fatti in precedenza e in questi mesi possano essere messi in discussione da una mente che lotta con l’isolamento, la mancanza degli affetti e delle piccole distrazioni.

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Ci avete detto che non abbiamo voglia di studiare. E sarà questo che ci verrà detto alla fine di questa lettera, non è vero? Noi stiamo parlando di una comunità che per sostenere quello che sarebbe un formale, rigido, venoso e pretenzioso colloquio, di fronte a sei commissari (che per cinque anni ci hanno visto entrare in classe in ritardo, essere sovrappensiero, lasciare un foglio in bianco, dare il meglio di noi, rimanerne delusi, riprovarci, assentarci) che per un motivo che non chiediamo di spiegarci, dovranno spazzare via di noi quello che siamo stati, che siamo diventati, per appendere alla bacheca una colonna di numeri infondati e offensivi. Cosa stiamo cercando di dirvi? Si è data più attenzione all’immagine della scuola italiana che non al valore reale che possono avere cinque anni di insegnamento e di studio. Onorevole ministra Azzolina, si tratta di empatia, di credere negli studenti italiani, che si sono distinti in un percorso degno di merito, soprattutto perché, studiando Seneca, abbiamo imparato che “omnia mea mecum porto”, quindi sappiamo bene che i nostri ideali, le nostre esperienze ed emozioni, soprattutto i nostri saperi, sono con noi e lo saranno a prescindere dal sostenimento di una prova, a cui a fare da sfondo c’è una pandemia”.

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