La 'Fase 2' dimentica i bambini disabili, chiusi i centri di riabilitazione: "Vanificati gli sforzi di questi guerrieri"

La lettera di un padre: "Dall’8 marzo per questi bambini si è interrotto un lungo e difficile percorso di riabilitazione e, ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di pensare ad una soluzione per far riprendere tali attività"

Immagine di repertorio

L'Italia riparte, riapre la maggior parte delle attività, ritenute essenziali e non. Ma nel calendario delle riaperture nessuno ha pensato di inserire i centri di riabilitazione per bambini disabili.

Lo sfogo è quello di un foggiano, padre di un bambino che frequenta (frequentava) questi centri: "Aiutatemi a dare voce a chi è stato completamente dimenticato dal nostro governo", scrive in una lettera aperta inviata alla redazione.

"Da domani 18 maggio, e via via fino alla metà di giugno ripartiranno tutte le attività produttive italiane. Con grandi limitazioni e difficoltà molte attività ripartiranno e pian piano molti italiani torneranno alla normalità. Molti, ma non tutti. A chiudere l’8 marzo non sono stati solo bar, ristoranti e diverse attività 'non essenziali'; sono stati chiusi anche centri sconosciuti per molti, ma fondamentali per chi purtroppo è costretto a frequentarli, ovvero i centri di riabilitazione per bambini disabili", spiega.

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"Migliaia di bambini con diverse difficolta frequentano questi centri dove i terapisti lavorano tutti i giorni per aiutare loro a raggiungere quello che per molti è la normalità. Dall’8 marzo per questi bambini si è interrotto quel lungo e difficile percorso di riabilitazione e ad oggi ancora nessuno si è preoccupato di pensare ad una soluzione per far riprendere tali attività, con il rischio di vanificare tutti i piccoli passi compiuti da questi grandi guerrieri. Non voglio fare nessuna polemica, però avrei due domande da fare e mi farebbe molto piacere ricevere una risposta: come vengono considerati i disabili da chi amministra e governa questo paese? Quando avremo la fortuna di vedere un ministro commuoversi per aver aiutato chi è stato meno fortunato?", conclude.

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