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Faragola - Immagine di repertorio

Faragola - Immagine di repertorio

Ci sono tesori nascosti, indagini geofisiche nell'area archeologica di Faragola. Volpe: "C'è tanto ancora da scoprire"

La conferma arriva dalle indagini geofisiche effettuate nell’area a nord e ad est della villa nobiliare, di cui negli anni passati è stata indagata soprattutto la parte tardo-antica, con il recupero parziale di una superficie di 1300 mq, con cenatio, palestra e terme. Il punto con l'archeologo Giuliano Volpe

L’area archeologica di Faragola non solo è pronta a risorgere dalle ceneri del grave incendio che tre anni fa distrusse il sito, incenerendo vent’anni di ricerche, scavi e studi e danneggiando (in alcuni casi irreparabilmente) l’importante testimonianza storica che il sito stesso rappresenta. Ma è pronta a rinascere, come cantiere archeologico, per mostrare gli altri tesori - testimonianze di un passato lontano - ancora nascosti.

Che nell’area archeologica, situata a pochi chilometri da Ascoli Satriano, ci sia ancora molto da studiare e riportare alla luce non è una novità. La conferma (l’ennesima) arriva dalle indagini geofisiche effettuate nei giorni scorsi nell’area a nord e ad est della villa nobiliare di epoca romana e tardo-antica (l’insediamento risalirebbe al IV – VI secolo dopo Cristo), di cui negli anni passati è stata indagata soprattutto la parte tardo-antica, con il recupero parziale di una superficie di 1300 mq, con cenatio (la grande sala dei banchetti), palestra e terme.

“Si tratta di attività condotte sul campo da Laura Cerri, archeologa specializzata nella diagnostica geofisica, alla quale le università di Foggia e Bari hanno affidato il compito di effettuare indagini magnetometriche che permettono di individuare strutture murarie o altri elementi archeologici ancora sottoterra”, spiega a FoggiaToday l’archeologo Giuliano Volpe, sul campo insieme alla professoressa Maria Turchiano e il professor Roberto Goffredo.

“Tutte le attività sono state effettuate della Sovrintendenza ai beni archeologici di Foggia e del Comune di Ascoli Satriano, e abbiamo potuto estendere le indagini anche in aree di proprietà privata con l’obiettivo di individuare l’estensione esatta della villa romana tardo-antica (oltre alla parte già scavata), sia a nord che ad est”, continua Volpe. Si tratta quindi di attività propedeutiche alla programmazione di nuove campagne di scavo, ma allo stato non ci sono ancora elementi per poter immaginare già un calendario o una tempistica sicura.

“Quel che è certo - continua l’archeologo, ex rettore dell’Università di Foggia - è che a breve, potrei dire a giorni, partirà finalmente il cantiere di restauro e anche le attività funzionali alla realizzazione della nuova copertura del sito (distrutto, appunto, nell’incendio del settembre 2017, ndr) e alla nuova sistemazione dell’area archeologica. Nell’ambito di queste attività non sono previsti scavi, se non piccoli interventi mirati”, puntualizza. “Ma ci auguriamo, man mano che le attività di recupero andranno avanti, di poter riprendere gli scavi così da poter completare la conoscenza del sito e avere ulteriori elementi da valorizzare”.

“E’ molto importante che tutto ciò avvenga in un clima di collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte - Ministero dei beni culturali, la Sovrintendenza ai beni archeologici, le università di Foggia e di Bari, il Comune di Ascoli Satriano e la Regione Puglia (che ha destinato importanti risorse per la sistemazione dell’area). Solo in questo modo si potrà progettare non solo il recupero dell’area ma anche i successivi sviluppi”.

Nel frattempo, l’idea da realizzare nell’immediato è quella di un “cantiere di restauro non solo qualificato, ma anche aperto e visitabile dal pubblico, con tutte le regole e le misure di sicurezza necessarie. E’ giusto che il pubblico possa fruire, assistere e conoscere le attività che si svolgeranno. Per questo - conclude - è previsto anche un allestimento di installazioni multimediali che consentiranno, anche durante il cantiere, di conoscere anche tutto ciò che ormai non potrà essere visibile, almeno fino a quando i restauri non saranno completati”.

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