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"E' difficile". I medici di area Covid non tornano dai propri figli. Il direttore Giuliani: "Per loro il conforto di una casa"

Medici e operatori sanitari di 'Casa Sollievo' possono contare, da ieri, sugli alloggi temporanei messi a disposizione con l'iniziativa 'Una casa nella casa'. Michele Giuliani: "Siamo attenti a cogliere ogni segnale e richiesta di aiuto"

 

“Molto spesso mi sono ritrovata a dover stare a casa con la mascherina, senza poter abbracciare i bambini, senza poter vivere la normale routine”. A parlare è Fulvia Terracciano, gastroenterologa di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’ che, per la seconda volta, ha deciso di trasferirsi presso uno degli alloggi temporanei messi a disposizione di medici e operatori sanitari di area Covid, grazie al progetto ‘Una casa nella casa’.

“Ogni giorno sappiamo di colleghi positivi, anche quelli più attenti, e il pensiero di tornare a casa e poter contagiare i nostri cari ci destabilizza”, continua. “Per questo sono felice di sapere che anche per questa seconda ondata, forse peggiore per gli effetti, ci è stata data questa possibilità”. Nelle ultime settimane, infatti, la pressione del Covid-19 sugli ospedali si è fatta sempre maggiore. “Ci siamo ritrovati nelle stesse condizioni della scorsa primavera”, confessa Michele Giuliani, direttore generale di ‘Casa Sollievo’.

“Ci siamo trovati con lo stesso grido di aiuto di medici e operatori sanitari timorosi di rientrare nelle proprie case e dalle loro famiglie dopo il turno di lavoro. Per questo, da ieri, abbiamo aperto nuovamente ‘Casa San Francesco’, che è una nostra struttura attigua all’ospedale dove gli operatori potranno trovare il conforto di una casa, riuscendo però a salvaguardare la salute dei propri cari. Passano i mesi, il logorio del lavoro si fa sentire: restiamo attenti ad ogni richiesta di aiuto, ma siamo consapevoli che continuare a lavorare in area Covid è diventato molto difficile” | IL VIDEO

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