Gli effetti della didattica a distanza alla Leopardi. Genitori denunciano: "Nostro figlio finito in una classe con 30 bimbi"

Genitori delusi dalla soluzione adottata dall'istituto che ha raggruppato i bambini delle famiglie che hanno optato per la didattica a distanza in un'unica classe virtuale: "Emiliano dovrebbe fare una passeggiata nelle scuole"

Scegliere la didattica a distanza e ritrovare il proprio figlio in una nuova classe a seguire, sostanzialmente, una specie di percorso didattico differenziato. Accade al XII Circolo Leopardi di Foggia. Sono gli effetti collaterali dell'ultima ordinanza in materia di scuola della Regione Puglia.

"Abbiamo richiesto la didattica a distanza, inviando un'e-mail in segreteria, convinti di ricevere quello che Emiliano aveva prospettato, cioè la Did, la didattica integrata a distanza" spiegano due genitori.

"La scuola invece ci ha proposto un'altra soluzione che ci ha completamente spiazzati. Hanno ritenuto opportuno prendere tutti i bambini delle varie sezioni che hanno aderito a questa formula, estrapolarli dal loro contesto classe e ghettizzarli - perché si parla proprio di una ghettizzazione - in un corso minore e una didattica non meglio precisata, con una sola insegnante che deve gestire tutte le sezioni".

I genitori ritengono che la formazione offerta sia inadeguata e non certo per colpa della docente, catapultata in una classe di più di 30 bambini, provenienti da sei corsi di studio diversi della scuola primaria. "Ci mettiamo anche nei suoi panni, non stiamo dicendo che non stia facendo un buon lavoro". Ma chiaramente non conosce gli alunni e i loro progressi.

"Allo stato attuale, la scuola ha comunicato che ha potuto dedicare una sola maestra alla dad e che poteva garantire solo Matematica e Italiano". Per tutte le altre materie, per il momento, le famiglie avrebbero dovuto arrangiarsi. I genitori avrebbero voluto la didattica integrata, la lezione simultanea per gli alunni in presenza e gli alunni a casa, disposti a seguire i figli per perfezionare lo studio, ma almeno per il momento la scuola non era in grado di assicurarla, così come accaduto in altri istituti.

"Mio figlio, adesso, è stato tolto dalla sua classe ed è stato inserito in questa interclasse, ma non può usufruire più dei compiti, è uscito fuori". Senza i suoi compagni di scuola, le sue maestre e il programma. La famiglia si sente punita come se le avessero detto "avete fatto questa scelta di tenere i bambini a casa e adesso vi meritate questo tipo di didattica. Io la chiamo Ghetto Covid" dice la mamma mortificata.

"Non va bene perché il diritto allo studio deve contemplare pari opportunità. Ogni famiglia ha le sue motivazioni valide per fare alcune scelte: è stata data l'opportunità di scegliere, io non sto facendo male a nessuno. Ho usufruito di una ordinanza. Il problema è che Emiliano si dovrebbe fare una bella passeggiata nelle scuole e vedere come funziona, ammesso che conosca la differenza tra didattica a distanza e didattica integrata. Adesso ci troviamo a poter scegliere e abbiamo una scuola che non è pronta a darci quello che prevede l'ordinanza".

I genitori vivono la frustrazione di aver operato una decisione sofferta, scegliendo di tenere a casa il proprio bambino che avrebbe voluto tornare alla normalità, dai suoi amichetti e dalle sue maestre. "Abbiamo notato anche una certa chiusura da parte della scuola quando abbiamo proposto di trovare una soluzione alternativa che può essere semplicemente un modem esterno. Abbiamo trovato un muro".

Due giorni fa, la scuola aveva pubblicato le comunicazioni organizzative per il funzionamento della didattica a distanza, con alcune precisazioni: "Se l’intera classe avrà optato per la modalità a distanza, essa verrà effettuata dai docenti della relativa classe", seguendo la nuova organizzazione oraria, ma "nel caso si verificassero situazioni di scelta non univoca all’interno della classe, per gli alunni in Ddi sarà organizzata l’attività a distanza, ma gli alunni saranno tendenzialmente aggregati per interclasse e coordinati da un unico docente (probabilmente un docente con contratto covid)".

La dirigente scolastica reggente Gabriella Grilli ha spiegato, inoltre, "che la linea internet della scuola per la connessione è, allo stato, insufficiente per poter effettuare, da parte dei docenti di classe, la didattica a distanza dall’aula contemporaneamente all’attività svolta in presenza con il resto degli alunni. Ad ogni buon fine, già nella giornata di sabato 7 novembre - si legge nella comunicazione - a ridosso dell'ordinanza del presidente della Regione Puglia del 6 novembre, questa dirigenza si è tempestivamente attivata con l'invio di Pec agli enti gestori di telefonia, per richiedere con urgenza e con riferimento alla suddetta ordinanza regionale, l’implementazione della linea internet con la fibra, ma ad oggi e fino all’installazione della stessa la scuola non può garantire l’efficienza del servizio per la Didattica a distanza".

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