San Severo non molla, vuole diventare 'Capitale della Cultura'. Ma il sogno slitta di un anno: "Ci riproveremo"

Il Comune aveva sottoscritto la richiesta, accolta, di far slittare il titolo di Parma al 2021: "Era un'istanza sentita da tutti". I campanili e le produzioni tipiche della terra al centro del dossier già presentato

San Severo

Il sogno di San Severo Capitale della cultura per il momento rimane in un cassetto, ma non sfuma. La candidatura slitta di un anno. Nel decreto Rilancio si legge che "il titolo di Capitale italiana della cultura conferito alla città di Parma per l’anno 2020 è riferito anche all’anno 2021", e che "la  procedura di selezione relativa al conferimento del titolo", tuttora in corso, per l'anno prossimo "si intende riferita all’anno 2022". Il Governo ha accolto così l'istanza formulata anche dal Comune di San Severo, che si era associata al coro delle città candidate che avevano fatto quadrato attorno a Parma con una catena di solidarietà. L'assessore alla Cultura Celeste Iacovino aveva sottoscritto la lettera inviata al ministro Dario Franceschini.

"Insieme ad altri assessori della Cultura, su iniziativa dell'assessore di Ancona Paolo Marasca, avevamo chiesto al ministro di riconfermare anche per il 2021 il titolo, perché Parma non ha potuto realizzare nemmeno in minima parte i programmi - spiega l'assessore Iacovino - abbiamo chiesto, contestualmente, che tutti coloro che avevano già presentato o che dovevano presentare la candidatura per il 2021 in automatico venissero considerati candidati a Capitale della cultura 2022. Era un grido di dolore per Parma ma anche per noi, perché c'è stato un grande lavoro per la candidatura e la preparazione del dossier. Abbiamo coinvolto tutta la città, le associazioni, le scuole, le imprese, e non potevamo vedere sfumare tutto. Siamo contenti che il ministro e il Governo abbiano recepito questa istanza, sentita da tutti".

Il Comune di San Severo era stato tra i primi a presentare la candidatura, il 6 marzo scorso, accompagnata da un dossier di 60 pagine, comprese immagini e foto, il numero massimo di cartelle consentito dal regolamento, trasmesso in formato digitale al ministero. Il corposo fascicolo punta sui beni architettonici "ma anche sulle produzioni tipiche e sul grande valore culturale che la città di San Severo vanta da secoli - riferisce l'assessore Iacovino - Peraltro, essendo gli unici candidati della provincia di Foggia ci siamo sentiti portabandiera dell'intera Capitanata. Le chiese, i campanili, sono un punto di riferimento anche simbolico, interpretando il rapporto con il cielo e la terra: l'aspirazione verso l'alto dei nostri campanili ma anche il richiamo della terra fortissimo, perché San Severo ha una grande vocazione agricola".  

Del resto, comunque vada, sarà sempre un'operazione di marketing per San Severo città d'arte. Il sindaco Francesco Miglio ci crede ancora e lo ha sempre fatto: "Ci riproveremo". E non servirà ripresentare la documentazione perché, secondo quanto recita il decreto, sarà valida quella già consegnata.

San Severo continua ad incrociare le dita. "Abbiamo avuto l'appoggio di molte istituzioni. Tra gli altri, i comuni di Monte Sant'Angelo e Torremaggiore, la Provincia, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria, sono nostri sostenitori in questo progetto - conclude Celeste Iacovino - Speriamo di farcela".

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