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È allarme violenza giovanile. Palloncini rossi perché Foggia si ribelli: "Non c'è più tempo da perdere

In una lettera a firma di Ottavia, Link, Uds, sFoggia e Foggia del Cambiamento, si lancia l'allarme per la recrudescenza del fenomeno: nei giorni scorsi è stato organizzato un flashmob: palloncini rossi sono sistemati in vari punti della città per sensibilizzare la cittadinanza

"La mancanza di prospettive lavorative di qualità, il contesto di forte presenza criminale, la povertà educativa e l'abbandono scolastico sono per noi la causa di questi problemi, e le istituzioni devono attivarsi per intervenire". I casi di violenza giovanile nella città di Foggia sono sempre più frequenti. Non si tratta di episodi sparuti, né di casi eccezionali, ma di una vera e propria emergenza alla quale è opportuno porre dei rimedi efficaci e repentini. Per questo l'associazione Ottavia ha scritto - insieme a Link, Uds, sFoggia e Foggia il Cambiamento, una lettera-appello indirizzata a Prefetto e Sindaco, nella quale si esprime una forte preoccupazione per la recrudescenza dei casi di violenza aventi per protagonisti ragazzi giovanissimi. 

"Noi crediamo che a questa situazione si debba rispondere con le politiche sociali, con un serio intervento nel campo del contrasto a povertà educativa e abbandono scolastico, con la predisposizione di servizi e misure che garantiscano l'accessibilità del sapere e dei luoghi della cultura, con politiche culturali ampie e trasparenti che assicurino formazione e crescita collettiva. Il tutto accompagnato ad un serio impegno per contrastare il fenomeno mafioso che imperversa nel territorio, che è la palla al piede che ci trasciniamo ormai da troppo tempo. Un impegno che non può limitarsi alla repressione, ma deve diventare sempre più attivo nella società. Questi sono solo primi passi, i problemi sono molti e sono spesso strutturali; ma sono primi passi necessari da fare per reagire. Come giovani di questa città  vogliamo essere protagonisti del presente per costruire il nostro futuro: per questo motivo vogliamo essere noi a incoraggiare questi passi, e non staremo certo a guardare". 

Alla lettera si associa anche un flashmob in città: centinaia di palloncini rossi sono stati sistemati in vari punti della città per sensibilizzare la cittadinanza a ribellarsi contro ogni forma di violenza. 

"I riflettori dei media nazionali - si legge nella lettera - sono puntati nuovamente sulla nostra città. Il caso di Marco Ferrazzano ha messo in risalto un contesto, il nostro, che, oramai, permetteteci di definire “malato”, sperando di non essere tacciati di essere detrattori della nostra amata Foggia".

I giovani ragazzi di Ottavia citano alcuni degli episodi che hanno caratterizzato la città nell'ultimo anno e mezzo, dal furto in una libreria alla maxi rissa in Piazza Mercato, passando per quella avvenuta a Parco San Felice durante un concerto "fortemente spinto dall'Amministrazione comunale". Nell'ottobre del 2019, l'aggressione a un signore in un noto bar della città. E ancora, la ragazza sfregiata da una sua coetanea, fino alla rissa di alcuni giorni fa in piazza Italia: "Il fattore comune di tutti questi eventi? L’età di chi li mette in atto o di chi li subisce; giovani, ragazzi, tendenzialmente non superano i 25 anni, di solito non superano i 18. Crediamo sia arrivato il momento di reagire. Oramai è palese: c’è un’altra emergenza in città, l’ennesima di cui farci carico e cercare di non mettere sotto il tappeto a furia di “sono cose che succedono in tutte le città”, si chiama violenza giovanile. Una violenza che noi stiamo narrando in termini di microcriminalità, ma che non tarda spesso a sfociare in forme di supporto alle organizzazioni mafiose. Abbiamo la necessità, in quanto forze giovanili della città, di dire basta, di evitare che un fenomeno di questo tipo diventi aderente ai nostri stili di vita, al punto tale da diventare una normalità. Questa violenza nasce da tanti fattori, di cui è necessario che si inizi a parlare. Nasce dalla mancanza di prospettive che interessa, purtroppo, tutti i giovani di questa terra. Nasce dalla forte presenza criminale che purtroppo insinua pesantemente le vite e le attività di un gran numero di foggiani. Nasce da molte carenze strutturali che andrebbero colmate con interventi dall’alto, ma che si possono provare almeno a limare anche nel territorio”.

E allora cosa fare? Ottavia chiede che vengano in primis rinforzate le politiche sociali cittadine, "troppo deboli, quasi inesistenti nei confronti di un fenomeno che sembra assumere caratteri dirompenti". Le politiche sociali devono essere la prima risposta per il contrasto al fenomeno. Un ruolo fondamentale deve svolgerlo anche la scuola: "Crediamo che il dato sull’abbandono scolastico stia drammaticamente sfuggendo di mano alle Istituzioni, non vediamo neanche l’ombra di modalità di lotta a questo fenomeno né tanto meno alla povertà educativa, salvo attività provenienti dal sedotto e abbandonato terzo settore. Bisogna invece immaginare interventi strutturali, che garantiscano il diritto allo studio di tutte e tutti, senza eccezioni, per costruire una società che dal sapere sia in grado di trarre una crescita morale collettiva. Crediamo, inoltre, che sia necessario garantire una piena integrazione della comunità studentesca, media e universitaria, con la città, mettendo in campo politiche e servizi che aumentino l'accessibilità sia dei luoghi della cultura e del sapere, sia della città stessa".

Un'attività di sensibilizzazione che dovrebbe partire già dalle scuole elementari e medie attraverso la conoscenza del fenomeno e l'acquisizione di sentimenti di non violenza e mafia: "Non solo in termini di testimonianza, però, né in termini di equiparazione fra la violenza di strada e la criminalità organizzata tout court, come è spesso, purtroppo, accaduto".

Infine, il rafforzamento dei presidi di sicurezza: "Ci auspichiamo di non dover avere a che fare con motorini scorrazzanti nei luoghi affollati o assistere a serate ispirate a più note serie televisive". Provvedimenti che, però, non sono considerabili risolitivi: "È un palliativo, una soluzione temporanea perché crediamo che le forze politiche debbano attivarsi e trovare il punto reale del problema: disagio culturale, povertà educativa e abbandono scolastico. Il dialogo istituzionale è fondamentale, come anche quello tra istituzioni, la politica e la cittadinanza attiva. Non c'è più tempo da perdere". 

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