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Pochi anziani vaccinati in Puglia. La denuncia 'Forte': "La strage nelle Rsa non può passare in second'ordine"

Solo il 4,38% sono ultrasettantenni, a fronte del dato nazionale dell’8,56%. Il sindacato esprime preoccupazione per la fase 2 e pone una serie di interrogativi: "Il diritto alla vita non ha età"

"Su 43.781 vaccinati finora in Puglia, solo il 4,38% sono ultrasettantenni, a fronte del dato nazionale dell’8,56%. Cosa sta succedendo? Perché questo dato così basso?". Ad accendere i riflettori sui numeri relativi agli anziani vaccinati è il segretario generale Spi Cgil, il sindacato dei pensionati, Giovanni Forte.

"È fin troppo evidente che gli anziani ricoverati nelle Rsa non sono stati presi in considerazione in maniera prioritaria. In termini numerici si tratta di meno di 2mila persone a fronte di più 10mila ricoverati. Certo, il personale sanitario è importante, ma non si può far passare in second’ordine la strage di anziani che continua verificarsi proprio nelle Rsa".

È proprio su questa fascia d'età, evidenzia il sindacalista, che bisogna intervenire se si vuole abbassare il numero di morti che ogni giorno si rileva in Puglia. Forte pone una serie di interrogativi: "C’è da essere preoccupati che una simile sottovalutazione possa riproporsi quando, con l’inizio della fase 2, gli ultraottantenni saranno al primo posto delle priorità individuate. Quale sarà il sistema di formulazione degli elenchi? Come saranno contattati e convocati? Chi e dove somministrerà il vaccino? Come si verrà incontro alle persone che sono allettate o non possono uscire di casa? Finora non è dato saperlo. La campagna di vaccinazione per gli anziani non può risolversi con gli stand allestiti nelle piazze, ma presuppone un piano specifico, al fine di consentire a tutti di potersi mettere in sicurezza, di fronte al rischio maggiore, largamente riconosciuto, a cui vanno incontro. Facciamo appello alla Regione - conclude Giovanni Forte - perché si corra ai ripari e si provveda per tempo. Certo ci sono tante altre priorità da tener presente, ma il diritto alla vita non ha età e bisogna tenerne conto".

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