"Oggi con tre figli mi ritrovo per strada". Vincenzo, l'autista del 118 sostituito per "colpa" del virus: "È crudele"

Prestava servizio a Carlantino in uno dei punti gestiti in convenzione. Si è messo in autoquarantena ma al suo ritorno era stato sostituito. E potrebbe essere tagliato fuori da una futura internalizzazione. Partita la denuncia all'Ispettorato

Vincenzo Virgilio

"Oggi con tre figli mi ritrovo per strada. Non basta il sacrificio da volontario, ora anche la beffa". La storia di Vincenzo s'incardina nei casi strani che, a cascata, stanno capitando per le mani all'avvocato Giovanni Marseglia a partire dalla vicenda di altri tre suoi assistiti, autisti soccorritori del 118, sospesi dopo una vertenza. Arriva da una delle 18 postazioni della provincia di Foggia gestite in convenzione dalle associazioni di volontariato. "La cosa più crudele è che io ho avvertito l'associazione che mi sarei messo in autoquarantena, perché sono anche un operatore socio sanitario che lavorava per un progetto ed ero entrato in contatto con due positivi Covid. Non basta che abbia fatto la persona corretta, pur essendo un volontario".

Vincenzo Virgilio prestava servizio con la qualifica di autista soccorritore a Carlantino, nell'associazione Tur27 di Troia. Effettuava 12-13 turni mensili, fino a marzo. "Non ho neanche pensato al mio bene, in quel momento, ma a loro. Per tutelarli, mi sono voluto assentare per tre turni. Non avendo un contratto non devo dare una turnazione fissa o, perlomeno, non sono tenuto a dare una giustificazione, mentre io l'ho fatto, come fosse un obbligo e dovere nei confronti del punto di 118. Il mio responsabile mi ha risposto che non c'erano problemi. Ma al mio rientro, ad aprile, quando dovevo avere i turni, ero stato sostituito da una persona assunta che faceva parte della postazione di Castelluccio Valmaggiore". In men che non si dica, sarebbe stato rimpiazzato.

"Ero un candidato all'assunzione diretta, però essendomi allontanato per cause indipendenti dalla mia volontà, sono uscito probabilmente da una futura internalizzazione, perché tutte le associazioni di Foggia hanno il contratto fino al 30 giugno poi, potenzialmente, il governatore Emiliano aveva promesso che sarebbe passato tutto a Sanitaservice, e sarebbero rientrati gli operatori già assunti. Non mi hanno pagato il mese di marzo, non mi hanno dato i buoni pasto. Erano previsti 27 euro di gasolio e 5 euro di buoni. La cosa più grave - racconta ancora Vincenzo - è che quando ho chiesto quei buoni e le spese di carburante hanno detto che avrei dovuto prima riconsegnare la divisa o non se ne faceva niente. È un mio diritto e fino a marzo ho fatto servizio, su e giù Foggia-Carlantino, 150 chilometri ogni volta. Lo facevo con la mia macchina, a mie spese, quindi io non ci guadagnavo assolutamente, quello che guadagnavo erano i cinque euro di buoni pasto. Al danno, la beffa".

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Vincenzo ha deciso di adire alle vie legali. L'avvocato Giovanni Marseglia, che adesso cura i suoi interessi, ha chiesto la trasformazione del contratto di lavoro, da volontario a subordinato per il periodo a partire dal 31 marzo 2019 fino al 18 marzo 2020. Ha già invocato l'intervento del direttore generale dell'Asl di Foggia, Vito Piazzolla, per una ricognizione e ispezione delle associazioni di volontariato, che per il momento non si è pronunciato. È partita anche la denuncia all'Ispettorato del Lavoro. Il legale denuncia inoltre presunte condotte negligenti tali da mettere a repentaglio la vita degli operatori: "Come dotazione - ha scritto nella missiva inviata all'associazione - avete fornito delle mascherine chirurgiche, oltre ad un numero di tre tute, a fronte dei 18 operatori, con chiara impossibilità di indossarle". Ancora, a marzo, secondo quanto segnalato, gli operatori dovevano provvedere in autonomia alla sanificazione dei mezzi. "All'inizio non c'erano i guanti taglia M e L - aggiunge Vincenzo Virgilio - Quelle mascherine chirurgiche sappiamo tutti che una volta usate andavano cestinate e io, per sicurezza, portavo le mie mascherine ffp3 da casa".

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