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In comune un passato di violenza, ma a unirle oggi sono i sapori: 18 donne del Cav diventano cuoche e tornano a vivere

Grazie a un progetto finanziato dalla Regione Puglia realizzato da un robusto partenariato capeggiato dall'Enac, hanno conseguito la qualifica professionale. Nel seminario finale hanno dato prova delle loro abilità

In comune hanno un vissuto difficile, fatto di violenze, ma a unirle, oggi, sono i sapori e la cucina. Diciotto donne prese in carico dal centro antiviolenza Telefono Donna sono diventate cuoche provette. I loro occhi - che non vi mostriamo per ovvie ragioni - ora si bagnano solo per l'emozione e sorridono tra la cuffia da chef e la mascherina.

Quando l'Enac, Ente di Formazione Canossiano "Concettina Figliolia" di Foggia diretto da Dario Palma, ha scritto il progetto con i partner non pensava che potesse diventare un corso di coesione e inclusione. E invece si è costituito un bel gruppo multietnico. Hanno indossato la divisa donne che arrivano dalla Nigeria, dall'Iran e dal Senegal. "Le abbiamo trovate fragili, oggi le troviamo forti", ha detto il vice presidente della Cooperativa sociale Cantieri di Innovazione Sociale, Donato Rispoli.

Il corso è stato piuttosto impegnativo: da gennaio 600 ore, con una parte teorica e "ritornare sui banchi di scuola, per molte donne, non è stato semplice", ammette Francesca Vecera, referente di Telefono Donna. La rete composta dal Cav, dall'Enac (capofila del progetto) con i suoi tutor, dalla Cooperativa Cantieri di Innovazione Sociale, Pietra di Scarto e gli Ambiti Territoriali di San Marco in Lamis e Manfredonia, ha supportato le donne durante tutto il percorso, per evitare che potessero abbandonarlo sul più bello. Fondamentale anche il supporto dell'Arci che condivide l’ufficio con Impegno Donna e ha messo a disposizione un servizio di baby sitting, oltre a mettere in circolo le idee. 

Ora le diplomate hanno in tasca una qualifica professionale da tecnico di cucina, le altre un attestato. "Possono costruirsi un futuro". Il progetto si chiama L.e.i., acronimo di Lessons and Empowerment for Integration, ed è stato finanziato dalla Regione Puglia, a valere sui fondi Por, nell'ambito dell'avviso pubblico Discrimination Free Puglia che, tra le azioni, prevedeva progetti integrati di inclusione attiva rivolti alle vittime di violenza, di tratta e di grave sfruttamento. "Poter imparare un mestiere, forse, è la cosa più importante in questo momento storico - ha detto l'assessore al Welfare della Regione Puglia, Rosa Barone - per dar vita a una vera integrazione sociale. E credo che sia il modo migliore per dare un'opportunità".

Il seminario finale, nella Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, è stata una festa con un menu italo-africano dal gusto delizioso, interamente costruito e preparato dalle allieve che hanno dato dimostrazione, orgogliose, delle abilità acquisite. Cartellate salate; meat pie con patate, cipolla, carote e carne tritata; fried rice con riso al curry, gamberi, carote, muscolo di maiale, piselli e mais; fried chicken con pollo fritto al pepe e latte, piselli, manzo, mais, carote e cipolle: sono le ricette dell'inclusione sociale e dell'agognata indipendenza economica e sociale, e sono ancora più buone. Alcune di loro hanno accarezzato l'idea di aprire insieme un ristorante italo-africano.

"Era un sogno nascosto, mi è sempre piaciuto cucinare, e quando mi è arrivata questa proposta ho dato un urlo di gioia", dice una delle allieve. Per validare i risultati del progetto, bastano due parole di una di loro: "Sono rinata".

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