Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Coronavirus, studio premia il 'semaforo' del rischio: "Il sistema a colori ha funzionato. Evitati 25mila ricoveri"

Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista 'Nature Communications' e condotto da Istituto Superiore di Sanità (Iss), Inail e Fondazione Bruno Kessler, queste misure hanno permesso di ridurre la trasmissibilità del Covid-19 in zona gialla, ancor di più in zona arancione e in zona rossa

Il sistema delle 'zone colorate' adottato per impedire, o comunque ridurre,  la diffusione del virus Sars-Cov-2 ha funzionato perché si sono evitati circa 25mila ricoveri in Italia nel periodo successivo al 3 novembre scorso, quando era entrato in vigore il Dpcm anti-Covid.

Lo dice il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Communications” e condotto da Istituto Superiore di Sanità (Iss), Inail e Fondazione Bruno Kessler, che, tramite una nota, hanno reso pubblica questa novità. La notizia è riportata da Today.it: con introduzione delle zone bianche, gialle, arancioni e rosse, non solo si è frenato il contagio, ma si è impedito che gli ospedali dovessero affrontare un surplus di malati superiore alla metà di quanti effettivamente hanno ricoverato. Infatti quelle 25mila persone “salvate” con le restrizioni, corrispondono ad oltre il 50% dei 44mila pazienti Covid presenti nei reparti. 

Secondo quanto riportato nella ricerca, queste misure hanno permesso di ridurre la trasmissibilità del coronavirus del 13-19% in zona gialla, del 27-38% in zona arancione e del 36-45% in zona rossa. La zona gialla sarebbe stata efficace nello stabilizzare l’incidenza dei casi, portando l’Rt a valori intorno ad 1, mentre le zone arancione e rossa hanno prodotto una sostanziale riduzione di incidenza abbassando l’Rt a valori tra 0.80 e 0.93 (zona arancione) e tra 0.74 e 0.83 (zona rossa). Nell’insieme, le misure hanno ricondotto l’epidemia sotto controllo in 85 province su 107 entro 3 settimane dalla loro introduzione. 

Per la ricerca sono stati utilizzati i dati della sorveglianza integrata e quelli sulla mobilità pubblica, elaborati con dei modelli matematici in grado di studiare l’associazione fra le misure restrittive imposte dal Governo e la socialità delle persone. Una quotidianità, quella degli italiani, che comunque, anche con la zona più rossa possibile, non è mai stata stravolta quanto lo fu con il lockdown della primavera del 2020. Infatti, sempre stando allo studio, “a fronte di un tempo medio passato in casa dagli italiani di circa 16 ore al giorno in tempi pre-pandemici, nelle zone rosse si è stimato un tempo di 18.7 ore al giorno contro le circa 20.3 durante il lockdown”.

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