Il paradosso del 'Coronavirus', l'emergenza necessita di più medici in campo (ma blocca l'abilitazione dei neolaureati)

La denuncia arriva direttamente dai medici in attesa di abilitazione. Tra questi, anche numerosi 'dott' foggiani. "Troviamo inaccettabile che, nonostante l'emergenza sanitaria, più di 5000 neo-medici siano impossibilitati a esercitare la pProfessione per lo spostamento dell'abilitazione"

Immagine di repertorio

Il paradosso del 'Coronavirus' è tutto qui. Da una parte l'emergenza richiede più medici in campo; dall'altra blocca l'abilitazione dei neolaureati (rimandata a data da destinarsi), privandosi di forza-lavoro.

La denuncia arriva direttamente dai medici in attesa di abilitazione, che in Italia sono circa 5mila. Tra questi, anche numerosi 'dott' foggiani. "Troviamo inaccettabile che, nonostante l'emergenza sanitaria, più di 5000 neo-medici siano impossibilitati a esercitare la Professione per lo spostamento dell'abilitazione, condizione senza la quale non possiamo dare una mano al nostro Paese, senza contare le ripercussioni economiche che questa manovra del Ministero ha avuto sulle nostre famiglie", denuncia Stefania Piccolo, portavoce foggiana. 

Intanto, ad una settimana dalla pubblicazione dell’Ordinanza Ministeriale che disponeva il rinvio della II sessione dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo per l’anno 2019 nulla è cambiato. Se non il numero dei casi di infezione, che sono aumentati in maniera esponenziale (oltre 1500, i decessi sono 42). "Il fronte del contagio si è esteso dal Nord Italia alle regioni centrali e alla Sardegna, configurando uno stato di emergenza in rapida evoluzione", si legge nel documento firmato dagli ex rappresentanti degli studenti di 14 atenei d'Italia, tra cui anche l'Università di Foggia.

"A causa della comparsa di nuovi focolai, in diversi ospedali è stato necessario mettere in quarantena un numero considerevole di componenti del personale sanitario. La carenza acuta di medici (che insiste su uno stato di insufficienza cronica) ha reso necessaria la mobilitazione di personale da altri ospedali e ha portato ad ipotizzare il richiamo in servizio di medici in pensione. Totalmente invariata, invece, è rimasta la situazione di 5700 neolaureati in attesa di abilitarsi per poter dare un aiuto concreto in questa condizione di emergenza sanitaria. L’incertezza, la frustrazione e il senso di abbandono da parte delle Istituzioni continuano ad alimentare una situazione paradossale per noi giovani medici che assistiamo alla chiamata disperata del Sistema Sanitario Nazionale nei confronti di medici, specializzandi e infermieri (e studenti in qualche caso), rimanendo in una situazione di stagnante impotenza".

"Lo sconvolgimento del Sistema Sanitario Nazionale è stato esacerbato da questi ultimi giorni di emergenza sanitaria che hanno fatto venire a galla ciò che si dice da anni: carenza di personale, soprattutto specializzato, poca lungimiranza nelle assunzioni, tagli ai posti letto e chiusura/accorpamento dei reparti; in sintesi, assenza di programmazione a lungo termine. A pagarne le conseguenze non è solo il personale sanitario, ma ogni cittadino italiano. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 Marzo 2020 viene disposta la “sospensione delle procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo.” In altre parole, viene concesso al MIUR il nulla osta per la programmazione di una nuova data per l’esame di Stato, senza che venga data una chiara indicazione né sui tempi necessari, né sulle modalità di esecuzione dell’esame".

"A nostro avviso ci troviamo di fronte ad un palese tentativo di prendere tempo, che di fatto è un altro modo per perdere tempo. Sempre più chiara diventa la carenza di medici negli ospedali e sul territorio e, parallelamente, è sempre più evidente l’indifferenza del MIUR nei nostri confronti. Da giorni siamo in attesa, invano, che ci venga concessa udienza presso il Ministero dell’Università e della Ricerca per instaurare un confronto diretto e per poter esprimere le nostre necessità, che essenzialmente combaciano in gran parte con quelle della società in questo momento. Continuiamo a chiedere che le Istituzioni comincino a considerare l’abilitazione di noi nuovi medici come una problematica di primaria importanza, poiché l’attuale negligenza condurrà, con l’evoluzione dell’epidemia, a serie problematiche per la collettività".

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"Il fatto che ignorino la voce dei 3000 abilitandi firmatari della nostra lettera-appello è un esempio di miopia e sordità istituzionale che non giova a nessuno. Ingenti sono i danni anche per molti dei nostri colleghi. Chiediamo pertanto al Ministero dell’Università e della Ricerca una soluzione quanto prima e, nello specifico: che venga garantito a tutti i laureati il regolare svolgimento della prova dell’esame di Stato, se ritenuto necessario, anche in maniera differenziata tra le diverse Regioni per venire incontro alle differenti situazioni emergenziali evidenziatesi nelle diverse zone del Paese; che, in alternativa, sia disposto lo svolgimento della prova per via telematica con identità SPID, onde evitare l’aggregazione di un numero elevato di persone in ambienti universitari; che, in alternativa, con provvedimento di natura straordinaria, considerata la situazione di emergenza in cui si trova attualmente tutto il Paese, sia riconosciuta sufficiente, ai fini abilitativi alla professione di medico chirurgo, la valutazione di idoneità conseguita al termine del tirocinio pratico-valutativo svolto nei mesi di novembre, dicembre e gennaio".

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