Tempi biblici per i secondi tamponi: "Se la Asl non ci chiama, non possiamo tornare a lavorare. Chi ci tutela?"

La denuncia di una donna foggiana, in quarantena dal 24 ottobre e risultata positiva tre giorni dopo: "Senza il secondo tampone non posso tornare a lavoro, malgrado oggi termini il periodo di malattia"

Caos tamponi a Foggia. Sono sempre di più le segnalazioni di soggetti che attendono di essere contattati per effettuare il test. Ma il problema non riguarda soltanto chi, avendo accusato i sintomi, attende una chiamata della Asl per il primo tampone. Sono tanti i foggiani, la cui positività è già stata accertata dal primo tampone, i quali una volta terminato il periodo di quarantena sono in attesa del test che ne certifichi la negativizzazione (il cosiddetto tampone di ritorno). Con tutti i disagi che ne conseguono. Perché si parla molto spesso di lavoratori e lavoratrici.

L’ultima segnalazione riguarda una donna foggiana, operatrice sanitaria presso una struttura privata, risultata positiva all’infezione da Covid: “Ho avuto i primi sintomi lo scorso 24 ottobre, e mi sono subito messa in quarantena. Attraverso la mia azienda ho effettuato il tampone il 26, e il giorno dopo è stata accertata la mia positività. Per fortuna non sono entrata in contatto con i miei figli, che ho cercato di tutelare facendoli stare con mia madre. Ma a distanza di quasi un mese sono ancora in attesa della chiamata per sottopormi al secondo tampone. Nessuno ci risponde a tutti i numeri che la Asl ha predisposto. E quando qualcuno ci risponde, non sa dirci altro oltre al fatto di attendere una chiamata nei prossimi giorni”, spiega a FoggiaToday.

A questo si aggiunge la crescente difficoltà – ormai evidente non solo in Puglia, ma in tutto il resto del Paese – di ricostruire le catene dei contagi: “Mi hanno contattata soltanto 9 giorni dopo il risultato del tampone. Per fortuna ho avuto il buon senso di avvisare molto prima la dirigente della scuola che frequentano i miei figli, per consentirle di mettere in quarantena le due classi, e di far restare i miei genitori e i bambini in quarantena fiduciaria”.

Nel frattempo, anche i due bambini sono risultati positivi dopo il tampone effettuato il 1° novembre: “Dopo diverse sollecitazioni, attraverso un numero di telefono comunicatomi dal mio compagno, sono riuscita a inserire anche i miei figli nella lista dei tamponi di controllo, per consentirmi di rientrare quanto prima a lavoro. Ed è proprio a proposito di lavoro, che sorgono i problemi supplementari, perché quasi sempre i giorni di malattia concessi mal si conciliano con i tempi della Asl: “Giorno 16 (oggi, ndr) la mia malattia termina. Ma se non ci sottopongono a tampone, non si può porre fine alla quarantena e io non posso rientrare a lavoro. Noi mamme non siamo tutelate da nessuno”.

“Ormai il sistema è in tilt – conclude la donna –, c’è poco personale e la gente viene lasciata in balia degli eventi. Il rischio è che gente ancora positiva, ma senza più sintomi ritorni in comunità infettando altre persone”.

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