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"Se va avanti così curva contagi scenderà ancora". Puglia ultima per tamponi. Lopalco: "E' normale, con calo casi meno test"

L'assessore regionale alla Salute Pier Luigi Lopalco non esclude una discesa della curva dei contagi. Secondo Gimbe puglia fanalino di coda per persone testate: "E' normale". Il parere dell'epidemiologo su mix vaccini e tracciamento

La situazione contagi in Puglia continua a migliorare. Lo confermano i numeri, dall’incidenza inferiore ai 20 casi per 100mila abitanti, alla sempre più lieve pressione ospedaliera. Attualmente in Puglia risultano occupati solo il 3% dei posti letto disponibili in terapia intensiva e il 6% di quelli in area medica. Dati che certificano la progressiva flessione della curva.

Siamo in un momento di bassa circolazione virale, la curva dei contagi è ai minimi e fortunatamente non abbiamo avuto alcun accenno a eventuali aumenti di casi”, dichiara a FoggiaToday l’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco.

Alla luce della situazione attuale l’epidemiologo non esclude una ulteriore discesa della curva: “Possiamo dire che se la situazione continua così, nelle prossime settimane assisteremo a una progressiva e ulteriore riduzione”.

Pochi casi e pochi tamponi. Sulla questione diverse correnti di pensiero si sono confrontate in questo anno e mezzo di pandemia. Nell’ultimo monitoraggio pubblicato ieri, la Fondazione Gimbe ha evidenziato un ulteriore calo delle persone testate, con la Puglia fanalino di coda in Italia per test effettuati per 100mila abitanti. “È una storia vecchissima, abbiamo già ripetutamente risposto alla Fondazione Gimbe. Se calano i contagi calano anche i tamponi, è un fatto normale. Sarebbe anormale il contrario”, puntualizza Lopalco, che aggiunge: “Il tampone è uno strumento di verifica di un sospetto. C’è una piccola quota di tamponi a titolo di screening, effettuati senza sospetti, penso per esempio ai test effettuati all’ingresso negli ospedali (che si continua a fare) o per chi deve andare all’estero o partecipare a una cerimonia. Tolta questa quota fissa, il resto dei tamponi si effettua in funzione dei casi. Se ho molti casi genererò molti contatti e per quei contatti dovrà fare molti tamponi. Ma se i casi sono 100 e generano pochi contatti, si faranno pochi tamponi. Si tratta di una normale evoluzione in questa fase della pandemia”.

Il punto di vista dell’assessore regionale è più o meno simile anche sul tracciamento. Il pericolo di una replica di quanto avvenuto alla fine della scorsa estate non dipende dal ritardo sul famoso bando indetto dal Ministero della Salute alla fine dell’ottobre scorso: “Il tracciamento e la qualità dello stesso sono indipendenti da quel famoso bando. Si tratta di una attività professionale che deve essere praticata da professionisti che già lavorano nei dipartimenti di prevenzione e continuano a farlo. Esiste una fase della pandemia in cui il tracciamento non si può fare, non perché manchino i tracciatori, ma perché la circolazione è talmente elevata che il tracciamento non ha più senso, in quanto non esistono più le catene di contagio, ma il contagio è diffuso nella popolazione. Quando invece la circolazione è bassa, allora sarà possibile tracciare, anzi, è fondamentale farlo, come in questa fase. È in questa fase che si riesce a recuperare le catene di contagio e a chiudere i focolai. La capacità e la possibilità di tracciare non dipendono da un bando pubblicato tardi. Si tratta di un mestiere abbastanza complicato che non si impara in una settimana”.

E a proposito di circolazione bassa, avanza l’ipotesi che il Governo, a breve, possa cancellare l’obbligo di utilizzare la mascherina all’aperto: “Si tratta di un ragionamento che non dipende dal pericolo varianti”, spiega Lopalco. “In ogni caso, la necessità di mantenere in atto alcune misure classiche di prevenzione (dalla mascherina al distanziamento passando per il gel) è valido per ogni tipo di variante. È possibile un allentamento nel momento in cui c’è bassa circolazione virale. Se la circolazione continua a essere bassa e la tendenza (il famoso indice Rt) è ulteriormente in diminuzione, secondo me è più che giusto che all’aperto, in questa stagione e con questa circolazione, si possa pensare a sollevare dall’obbligo della mascherina”.

Chiusura sulle vaccinazioni. Dopo il caos AstraZeneca, il Governo ha dato l’ok all’uso di un vaccino mRna per il richiamo agli under 60 che hanno ricevuto la prima dose del vaccino di Oxford: “A oggi ci sono due studi che danno l’indicazione che la seconda dose con un vaccino diverso stimoli una risposta immunitaria buona tanto quanto quella stimolata dalla seconda dose dello stesso vaccino. Sono evidenze scientifiche, ancora non molto forti visto che si tratta solo di due studi, ma che comunque ci danno una indicazione importante. Il ragionamento fatto dal Comitato Tecnico Scientifico ha tenuto in considerazione il rapporto rischio-beneficio, basandosi su delle evidenze rassicuranti. La decisione di procedere con la vaccinazione eterologa è determinata dal fatto che siamo in una situazione di bassa circolazione virale, pertanto in quella classe di età (gli under 60) in cui il rischio di infezione e malattia è più basso, non vale la pena correre il rischio, seppur rarissimo, di un evento avverso”.

Resta, tuttavia, la grande confusione comunicativa: “Non c’è stata una spiegazione che fosse univoca da parte di tutte le istituzioni sanitarie, che facesse comprendere al cittadino il ragionamento che c’è dietro a una decisione di questo genere. Ema che dice una cosa, Aifa un’altra e il Ministero un’altra ancora, ognuno porta avanti un pezzetto di punto di vista in base alle proprie competenze. Servirebbe un momento di sintesi di queste comunicazioni che dia al cittadino la spiegazione del perché si stia andando in una direzione piuttosto che in un’altra”.

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