Sindaci dicono no ai ripetitori 5g. "Non vogliamo correre alcun rischio". Tre comuni si oppongono per precauzione

Anche Apricena pronta ad opporsi all'installazione di ripetitori. I sindaci di Capitanata si appellano al principio di precauzione per fermare i sistemi di quinta generazione e attendono un parere concorde della comunità scientifica

"La comunità scientifica non si è ancora si è pronunciata sulla dannosità dei ripetitori 5G ma, nel dubbio e fin quando non ci sarà un pronunciamento certo, che metta d'accordo tutti gli scienziati e studiosi, per il principio di precauzione, il Comune di San Severo dice no". Il sindaco Francesco Miglio ha riferito nella sua ultima diretta da Palazzo Celestini che la Giunta ha recentemente espresso una posizione netta, fermamente contraria, sui sistemi di quinta generazione, rispondendo così alle sollecitazioni di alcuni cittadini. Il controverso tema anima dibattiti anche in piena pandemia. "Non vogliamo correre alcun rischio - ha detto il sindaco - Nel momento in cui la comunità scientifica dovesse arrivare a conclusioni differenti questa posizione verrà rivista, rivalutata e rianalizzata".

La delibera numero 82, datata 22 aprile, stabilisce "di dare indirizzo agli uffici competenti di non procedere ad autorizzare, asseverare e dare esecuzione a progetti relativi a tecnologie 5G che possono condurre ad un aggravamento delle lamentate condizioni di insalubrità ambientale". Il Comune di San Severo sollecita una moratoria della Regione Puglia per consentire gli approfondimenti e suggerisce l'attivazione di un monitoraggio ambientale e sanitario da parte di Arpa e Asl, con l'ausilio del mondo accademico e degli istituti di ricerca indipendenti, per studiare i possibili effetti della tecnologia 5G e, più in generale, dei campi elettromagnetici artificiali attuali sulla popolazione nelle aree individuate per la eventuale installazione degli impianti.

Parzialmente, la delibera ricalca l'ordinanza firmata il 7 aprile scorso dal sindaco di Lucera Antonio Tutolo che ha vietato "l'eventuale sperimentazione del 5G sul territorio comunale in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall'International Agency for Research on Cancer". In qualità di autorità sanitalia locale, applica, anche in questo caso, il principio precauzionale, "prendendo in riferimento i dati scientifici più aggiornati - si legge nell'atto - indipendenti da legami con l'industria e già disponibili sugli effetti delle radiofrequenze, estremamente pericolose per la salute dell'uomo".

Lo stesso orientamento è stato annunciato dal sindaco di Apricena Antonio Potenza, ma per il momento non è stato ancora ratificato alcun atto. "Al momento, per quelle che sono le informazioni in nostro possesso, non ci sono, sul nostro territorio, strumentazioni con la modalità 5G - ha fatto sapere due settimane fa - ma noi abbiamo intenzione comunque di approfondire e, se necessario, produrre atti amministrativi in seno al Consiglio comunale per bloccare l'eventuale installazione fino a quando non ci saranno delle spiegazioni scientifiche che attestino che non ci sono problemi e rischi per la nostra salute. Fino a quel momento non accetteremo che nella nostra città, a scatola chiusa, si possano installare modalità di trasmissione dei dati potenzialmente dannose per la nostra salute".

Il Consiglio comunale di Torremaggiore, pioniere della crociata in Capitanata, già il 27 novembre scorso aveva approvato la mozione Stop 5G presentata da Comitato permanente per la salvaguardia del diritto alla salute dei cittadini dell'Alto Tavoliere, presieduto da Michele Antonucci. In virtù di un Patto formale per la salvaguardia della salute dei cittadini di Torremaggiore sottoscritto in campagna elettorale dai candidati alla carica di sindaco, l'atto di indirizzo deliberato prevede sempre di ricorrere al principio di precauzione. A sostegno della tesi, il Comitato ha portato le argomentazioni di Eva Tibaldi dell'Istituto Ramazzini di Bologna, centro di ricerca sul cancro, che aveva relazionato in occasione del convegno "5G: cosa sappiamo e cosa dobbiamo sapere" del 13 settembre nel Castello Ducale.

Sulla scorta di questi atti, potrebbero esprimersi presto, alla spicciolata, anche altri Comuni della provincia di Foggia.

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