Dall’agenda rossa di Borsellino alla criminalità organizzata in Capitanata: Foggia su "Il cammino della Legalità"

Relazioni e dibattito, a Palazzo Dogana, nell'incontro organizzato dall’associazione 'Forza Foggia' guidata di Giuseppe Pertosa. Tra i relatori, il magistrato antimafia Sergio Lari e l'ex questore di Foggia, Piernicola Silvis

Un momento dell'incontro

Dall’agenda rossa di Borsellino alla sottovalutazione della criminalità organizzata in Capitanata. Questi sono stati alcuni dei punti trattati dai relatori che hanno partecipato a "Il cammino della Legalità – Storie di lotta alla mafia, ruolo dei testimoni di giustizia e confisca dei beni”, organizzato dall’associazione culturale Forza Foggia, che si è tenuto a Palazzo Dogana lo scorso 11 gennaio.

Ad apertura dei lavori, il presidente dell’associazione, Giuseppe Pertosa, ha gettato le basi per lo sviluppo del dibattito, individuando due caratteristiche delle organizzazioni criminali in Italia: il parassitismo e l’agire in modo subdolo. Il primo pregevole intervento è stato quello di Sergio Lari, uno dei più importanti magistrati antimafia dell’ultimo ventennio (tanto da esser stato accostato anche al ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia). Dall’alto della sua esperienza ha avuto modo di ripercorrere le vicende che hanno portato all’ascesa di Cosa Nostra, alla guerra dichiarata allo Stato e alla successiva fase dell’inabissamento. Lo stesso Procuratore ha ricordato come l’introduzione dell’art. 416 bis nel nostro ordinamento abbia consentito l’incriminazione di tanti “capi” e la decapitazione della cupola mafiosa, nonostante a combattere questo sistema vi fosse uno sparuto gruppo di magistrati e di investigatori.

Ha poi raccontato alcune interessanti vicende tratte dalla sua esperienza professionale, come il ricorso a diversi stratagemmi per comprendere e accertare l’attendibilità di alcuni collaboratori di giustizia, primo tra tutti il noto Gaspare Spatuzza. Dalle confessioni di questi pentiti si sono potuti scoprire tanti dettagli sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Lari ha avuto modo anche di rispondere ad alcune domande e in particolare a una sulla famosa agenda rossa di Borsellino, di cui si è occupato personalmente, affermando che, a suo parere, si tratta di un documento ormai irrecuperabile. Ha poi parlato Piernicola Silvis, ex Questore di Foggia, il quale in un appassionato intervento ha parlato della pericolosità della mafia foggiana, sempre troppo sottovalutata a livello locale e nazionale (basti pensare che in Commissione parlamentare viene ancora confusa con la Sacra Corona Unita). Infatti, si tratta di una forma di criminalità frammentata e connotata dalla totale assenza di collaboratori di giustizia e da una spiccata violenza.

Il messaggio finale lanciato da Silvis è di monito perché sarebbe in atto un avvicinamento tra mafia garganica e società foggiana: una possibile alleanza dagli effetti imprevedibili. Quindi si sono distinti per la pregevolezza dei loro interventi socio-giuridici Giuliano Sereno, dell’associazione “Libera”, e l’avvocato penalista Paolo D’Ambrosio. In particolare, il primo nel ricordare alcune tragiche pagine della storia foggiana, ha anche parlato di alcuni esempi virtuosi di recupero di beni confiscati alle mafie nonché della riforma che ha interessato i testimoni di giustizia, oggi meglio protetti dallo Stato anche a livello economico. Il secondo, invece, è tornato sull’art. 416 bis per chiarire come questo strumento di grande importanza sia stato spesso usato in modo improprio, finendo per far ritenere come “mafiosi” anche reati che avevano ben altra connotazione e invocando una maggior partecipazione della società civile per arrestare un fenomeno tanto subdolo. Senza dubbio si è tratta di un’occasione utilissima per la cittadinanza accorsa numerosa all’evento per meglio comprendere i tratti distintivi di un fenomeno che può essere combattuto solo attraverso analisi come queste.

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