Rico Garofalo e quell'omaggio alla Foggia martoriata: "Ho trasformato i loro occhi sofferenti in occhi di gioia'"

Una bella pagina di amore e altruismo, risalente al 1947, quando il giovane pianista foggiano, stimato ed applaudito dai concittadini e dagli americani, organizzò una giornata benefica all’ospedale sanatoriale, per alleviare le loro sofferenze e donare un sorriso, una gioia, una speranza

Rico Garofalo

Il potere della musica nei momenti di crisi, nel dopoguerra come in piena emergenza sanitaria. In piena pandemia da Coronavirus, Riccardo Garofalo apre il cassetto dei ricordi e condivide con FoggiaToday uno in particolare, legato al padre, il maestro Rico Garofalo.

"In questo momento storico stiamo vivendo una tremenda situazione legata al Covid 19 che ha sconvolto la nostra vita e purtroppo mietuto vittime e contagiati. Ora i nostri eroi sono medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine e tutti coloro che si prodigano anche a costo della vita per salvare le persone colpite dal Coronavirus", spiega Riccardo. "Ieri, sfogliando uno dei quaderni del maestro, per caso in una pagina ho rinvenuto un foglio sottile con degli appunti risalenti al 1947 che vorrei condividere con voi".

Freddie, il pianista tra le macerie che aiutò una Foggia ferita a rialzarsi dopo i bombardamenti del 22 luglio '43 

"Nel 1947 la nostra città, appena uscita dalle ferite della seconda guerra, doveva affrontare anche altre problematiche legate allo stato di salute della popolazione. Infatti a Foggia c'era l'ospedale antitubercolare intitolato al Colonnello d’Avanzo, che curava appunto i malati di tubercolosi, una malattia altamente contagiosa,  anche mortale che prendeva l’apparato respiratorio, per la precisione i polmoni. La medicina, nel 1947, faceva quello che poteva e pertanto i metodi sanitari per curare e fronteggiare la Tbc non erano chiari e quindi si cercava di curare questo terribile e contagioso batterio come si poteva. Non c’erano come oggi bollettini medici che aggiornavano sullo stato di salute dei pazienti e  pertanto le notizie sui decessi erano parziali e frammentarie. Per non parlare delle misure di prevenzione che probabilmente non risultavano adeguate".

"Oltre le dovute e lunghe cure a cui venivano sottoposti i malati, si poneva il problema di come aiutarli per poter dare loro conforto. Così il maestro Rico Garofalo, giovane pianista di eccellenza, stimato ed applaudito dai concittadini e dagli americani, non si tirò indietro e la domenica del 25 maggio 1947, con altruismo ed umanità, con la sua orchestra, organizzò per i malati una giornata benefica all’ospedale sanatoriale di Foggia, per alleviare le loro sofferenze, per non lasciarli soli e donare un sorriso, una gioia, una speranza".

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"Quel foglio sottile di carta velina che per caso ho rinvenuto era la locandina che illustrava lo svolgimento della manifestazione. Il direttore d’arte (così chiamato a quel tempo) di quell’evento fu Ferdinando Garofalo, padre del maestro. Ho voluto farvi partecipe di questa situazione - puntualizza Riccardo - soltanto per far conoscere alle nuove generazioni come nel 1947 un uomo ha fatto quello che poteva donando la propria arte per la solidarietà comune, per alleviare le sofferenze altrui rischiando di essere contagiato. E come lui stesso scrisse a termine di quel foglio: 'Sono contento perché ho trasformato i loro occhi sofferenti in occhi di gioia', per poi concludere: 'L’ho fatto per amore',  lo stesso amore che oggi nel 2020 intravedo di chi sta combattendo in prima linea per dare una speranza a chi soffre. A loro il nostro grazie e la nostra riconoscenza".

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