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La città sepolta all'ombra della Basilica. Parte la campagna di scavi a Siponto: "Dal porto all'anfiteatro, conosciamo meno del 5%"

Per sei settimane, dal 6 di settembre al 15 di ottobre, le Università di Bari e Foggia avvieranno il cantiere archeologico per indagare e riportare alla luce le testimonianze dell’antica colonia romana. L'archeologo Giuliano Volpe: "Ci ispiriamo ai princìpi dell'archeologia pubblica"

Al via la campagna di scavo nell’area archeologica di Siponto, prima colonia romana in Puglia e importante città tardoantica e medievale.

Per sei settimane, dal 6 di settembre al 15 di ottobre, le Università di Bari e Foggia - legate in una collaborazione sempre più stretta, suggellata anche dal corso di laurea magistrale interateneo in Archeologia - avvieranno il cantiere archeologico per indagare e riportare alla luce le testimonianze dell’antica città di Siponto. Dal prossimo anno, invece, si aggiungerà anche la Mc Gill University di Montreal, che ha già partecipato agli scavi di Salapia, nel territorio ofantino.

Il progetto è grande ed ambizioso. E ha incassato subito l’interesse di altre università. “A pieno regime, sul cantiere saranno operative 40 persone. Sia per questioni economiche che per le restrizioni legate all’emergenza sanitaria da Covid, stiamo purtroppo respingendo le tante adesioni che giungono da atenei italiani e stranieri”, spiega l’archeologo Giuliano Volpe, già rettore Unifg e oggi professore ordinario in forza all’ateneo barese.

Sarà lui a dirigere i lavori della campagna di scavo, insieme ai colleghi di sempre Maria Turchiano e Roberto Goffredo dell’Università di Foggia. Ad oggi, va detto, manca l’autorizzazione finale del Ministero della Cultura, “ma l’ok dovrebbe giungere nel giro di pochi giorni”, rassicura Volpe. L’obiettivo è quello di inaugurare una campagna di scavo sistematica per indagare, a lungo termine (“non meno di 10 anni”) una vasta area del Parco archeologico di Siponto di cui, ad oggi, “si conosce meno del 5% dell’intera superficie (oltre 20 ettari)”, spiega l’archeologo.

C’è tanto, tantissimo da riportare a galla all’ombra della Basilica Paleocristiana. Tre le aree di maggiore interesse per gli archeologi, “che verranno tutte indagate nel corso della campagna pluriennale di scavo”, assicura. La prima è rappresentata da un isolato di città, individuato in maniera netta attraverso indagini geofisiche. “E’ un’area dell’abitato romano e medievale, situata nei pressi delle basiliche paleocristiane, delimitata dall’intersezione di quattro strade”.

Le altre aree di interesse sono rappresentate, invece, dal porto antico di Siponto - “al momento non visitabile ma già compreso nel territorio del Parco archeologico che, ad oggi, non copre l’intera estensione della città antica” - e dall’Anfiteatro, una grande arena di forma ovale. Da dove partiranno gli scavi? “Lo stiamo definendo in questi giorni, sia attraverso interlocuzioni con la Soprintendenza e il Parco di Siponto, sia attraverso valutazioni di tipo pratico, logistico ed economico”.

Il progetto, per quest’anno, è interamente finanziato dai due atenei pugliesi. “Le risorse sono limitate. Riusciamo a coprire a malapena le spese per i nostri studenti, ma ci auguriamo che, con il passare del tempo, possano aggiungersi ulteriori risorse da parte di istituzioni e, perché no, da imprenditori locali con finanziamenti diretti ed indiretti. Le necessità sono tante”, continua l’archeologo. “Ad esempio, ci farebbe comodo avere a disposizione un prefabbricato per poter riporre gli strumenti di lavoro, mentre abbiamo ricevuto già forme di sostegno per il trasporto degli studenti da e per il cantiere”.

Nel complesso, verrà indagata un’area molto estesa, “tra i due e i tre ettari di terreno, che sono superfici enormi. Ci vorrà molto tempo, molte persone, molte risorse. Però l’importante è impostare un discorso sistematico e di lungo periodo. Non ho mai amato quell’archeologia che ‘saltella’ da un sito all’altro”, confessa. “Per conoscere e comprendere le dinamiche di una città servono come minimo una decina di anni di scavi sistematici e su larga estensione”.

L’obiettivo di Volpe è quello di creare un cantiere aperto, accessibile anche ai turisti. “Ci ispiriamo ai princìpi dell’archeologia pubblica. Da parte nostra, c’è grande disponibilità alla condivisione e alla diffusione delle informazioni. L’intervento è finalizzato a creare il Parco archeologico della città antica e medievale di Siponto, e non più solo il parco dell’installazione di Edoardo Tresoldi (nella foto in basso, ndr). Un’opera che, personamente, ho sempre apprezzato e difeso”, puntualizza. “Ma trovo sia sbagliato pensare che un Parco archeologico possa coincidere con una installazione di arte contemporanea, seppur bella, efficace e suggestiva. E’ una contraddizione in termini”.

Nella progettualità che Volpe condivide con i colleghi che animeranno il futuro cantiere di scavo, il Parco di Siponto “deve essere un luogo nel quale i visitatori sono messi nelle condizioni di ripercorrere l’intera storia della città, capirne la storia e l’evoluzione, le varie fasi. Questo è un parco archeologico modernamente inteso”.

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