Da Orta Nova a Roma per Mario e tutti i caduti nelle missioni di pace: "Mai più morti di serie A e serie B"

Francesco e Vincenzo Frasca, insieme a Biagia Russello e Concetta Ponziano (madre e sorella di Rosario Ponziano, militare caduto in Afghanistan) hanno consegnato al Ministro della Difesa Trenta, la richiesta di riconoscimento dello status di vittime del terrorismo a tutti i militari caduti nelle missioni di pace

Antonino Aiello, Gerardo Antonucci, Roberto Aringhieri, Pasquale Baccaro, Concetto Gaetano Battaglia, Marco Beci, Marco Betti, Massimiliano Biondini, Manuele Braj, Marco Briganti, Giovanni Bruno, Massimiliano Bruno, Riccardo Bucci, Giuseppe Buttaglieri, Nicola Calipari, Marco Callegaro, Carmine Calò, Vincenzo Cardella, Cosimo Carlino, Alessandro Caroppo, Alessandro Carrisi, Tommaso Carrozza, Davide Casagrande, Giuseppe Cavagnero, Giovanni Cavallaro, Sergio Celli, Carmine Cerza, Tiziano Chierotti, Nicola Ciardelli, Adriano Ciorba, Marco Cirillo, Simone Cola, Antonio Pietro Colazzo, Giuseppe Coletta, Cristiano Congiu, Roberto Cuomo, Francesco Currò, Daniele D’Amicis, Lorenzo D’Auria, Pier Davide De Cillis, Onorio De Luca, Matteo De Marco, Giovanni De Risi, Carlo De Trizio, Filippo Di Giovanni, Massimo Di Legge, Alessandro Di Lisio, Marco Di Sarra, Pasquale Dragano, Armano Fabi, Nicola Fele, Ermanno Fenoglietti, Emanuele Ferraro, Massimo Ficuciello, Andrea Filippa, Giuseppe Fioretti, Manuel Fiorito, Angelo Foccià, Tommaso Fondi, Arnaldo Forcucci, Daniel Forner, Antonio Fortunato, Luciano Fosci, Mario Frasca, Enrico Frassanito, Enzo Fregosi, Giovanni Gallo, Marcello Joseph Galloni, Giulio Garbati, Massimo Gatti, Daniele Ghione, Ivan Ghitti, Mauro Gigli, Dario Giorgi, Giorgio Gonelli, Domenico Intravaia, Antonio La Banca, Giuseppe La Rosa, Mario Lamponi, Giorgio Langella, Franco Lattanzio, Lorenzo Lazzareschi, Giuseppe Lazzaro, Vincenzo Li Causi, Carlo Liguori, Giuseppe Lima, Maria Cristina Luinetti, Horacio Majorana, Antonio Mamone, Gianmarco Manca, Gionata Mancinelli, Martano Marcacci, Roberto Marchini, Salvatore Marracino, Marco Matta, Filippo Merlino, Francesco Paolo Messineo, Andrea Millevoi, Matteo Miotto, Fabio Montagna, Filippo Montesi, Matteo Mureddu, Andrea Muscella, Luigi Nardone, Fabrizio Nasini, Silvano Natale, Dino Paolo Nigro, Elio Nisi, Carlo Olivieri, Silvio Olla, Corrado Oppizio, Giuseppe Orlando, Michele Padula, Francesco Paga, Daniele Paladini, Stefano Paolicchi, Giuseppe Parisi, Amedeo Parmeggiani, Luigi Pascazio, Marco Pedone, Pietro Petrucci, Roberto Petrucci, Giovanni Pezzulo, Alessandro Pibiri, Giandomenico Pistonami, Luca Polsinelli, Rosario Ponziano, Francesco Positano, Silvestro Possenti, Italo Quadrini, Nazzareno Quadrumani, Alfio Ragazzi, Fiorenzo Ramacci, Massimiliano Ramadù, Massimiliano Randino, Massimo Ranzani, Paolo F. Remotti, Umberto Riccardo, Davide Ricchiuto, Mauro Ricci, Giorgio Righetti, Marco Rigliaco, Stefano Rolla, Alessandro Romani, Stefano Rugge, Giulio Ruzzi, Giuseppe Saglimbeni, Flavio Salacone, Michele Sanfilippo, Luca Sanna, Pio Semproni, Antonino Sgrò, Michele Silvestri, Raffaele Soru, Antonio Sparta, Salvatore Stabile, Nicola Stigliani, Giovanni Strambelli, Antonio Tarantino, Davide Tobini, Alfonso Trincone, Gaetano Tuccillo, Samuele Utzeri, Diego Vaira, Luca Valente, Roberto Valente, Francesco Vannozzi, Matteo Vanzan, Giuliano Velardi, Enzo Venturini, Bruno Vianini, Sebastiano Ville, Rossano Visioli, Massimo Vitaliano.

Sono i nomi dei caduti nelle missioni di pace. Vite spezzate, morti che hanno generato lacrime di figli, mogli, fratelli, sorelle, genitori. Tra questi nomi c’è anche quello di Mario Frasca, caduto a Herat il 23 settembre 2011. Qualche mese dopo, in suo onore, i familiari hanno fondato un’associazione, che si pone, come primario obiettivo, quello di garantire la eguale dignità a tutti i caduti, a prescindere dal tipo di missione, e il conferimento della massima onorificenza, che attualmente è negata ai soldati periti nelle missioni di pace.

Dopo sette anni di battaglie, di richieste mai vagliate, qualcosa comincia a muoversi. Nella giornata di ieri, una delegazione dell’Associazione Onlus Mario Frasca, è stata ricevuta al Ministero della Difesa dal Ministro Elisabetta Trenta. All’incontro hanno preso parte Biagia Russello e Concetta Ponziano (anch’esse facente parte dell’associazione), rispettivamente madre e sorella di Rosario Ponziano, militare palermitano caduto in Afghanistan il 15 ottobre 2009, oltre a Vincenzo e Francesco Frasca segretari dell’associazione.

Un piccolo grande passo in avanti, anche perché “in sette anni mai nessun ministro ci aveva ricevuto”, ha dichiarato a FoggiaToday Vincenzo Frasca. Ma d’altronde nei confronti del ministro Trenta, Frasca aveva già manifestato un certo ottimismo: “Lei ha ricoperto ruoli militari, sa che cosa significa andare in missione, avendo vissuto in prima persona uno dei teatri operativi in cui alcuni nostri soldati hanno perso la vita”.

Al Ministro Trenta è stata consegnata a mano e protocollata, la richiesta avente per oggetto il “riconoscimento unico dello status di vittima del terrorismo internazionale ai caduti nelle missioni di pace all’estero”. Dal 1950 ad oggi sono tantissimi gli italiani ad aver perso la vita in missione: “E’ un riconoscimento che meritano – rimarca Vincenzo Frasca – in virtù soprattutto di quanto recita l’articolo 3 della Costituzione, come ho ribadito allo stesso ministro Trenta”. E infatti il ministro, che già lo scorso 12 novembre palesò l’importanza di eliminare ogni tipo di discriminazione, ha accolto con favore la richiesta: “Ha dichiarato di essere favorevole perché ritiene opportuno rimuovere ogni diversità esistente”.

L’incontro fa seguito a un altro, tenutosi lo scorso 11 dicembre con il Presidente della IV commissione difesa al Senato Donatella Tesei. Già in quella circostanza si registrò una maggiore disponibilità all’ascolto “che con il predecessore Nicola Latorre (presidente della commissione dal 2013 al 2018, ndr) non c’era stata”.

Di strada da fare ce n’è ancora molta: “I tempi sono un po’ lunghi, perché bisognerà analizzare le schede dei singoli ragazzi, ed effettuare uno studio approfondito. Poi servirà il parere del Parlamento. Ma è importante che per la prima volta sia stata presa in considerazione la nostra richiesta”. 

Insomma, qualcosa sta cambiando. Gli step da conseguire restano molti, ma la disponibilità all’ascolto rappresenta un passo in avanti notevole, verso quel riconoscimento ufficiale che, finalmente, eliminerà l’ingiusta distinzione tra le morti di serie A e di serie B, onorando al meglio le figure di chi ha servito la patria, tornando nel proprio paese in una bara avvolta nel tricolore.

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