Malati gravi ma senza assegno di cura: clamoroso il caso di Antonio, il 13enne di San Marco dimenticato dalla Regione

Volano gli stracci in consiglio regionale tra capogruppo dei Popolari, Napoleone Cera, e il suo assessore in giunta, Salvatore Ruggieri. Le storture e i paradossi dell'Avviso Pubblico

Volano gli stracci in consiglio regionale tra capogruppo dei Popolari, Napoleone Cera, e il suo assessore in giunta, Salvatore Ruggieri. E nella frattura politica già esistente tra i due (i Popolari hanno chiesto le dimissioni del loro delegato al Welfare all’indomani del magro bottino portato nell’urna a Lorenzo Cesa in occasione delle elezioni europee) si innesta una drammatica guerra tra poveri, in cui i protagonisti sono i malati gravi pugliesi. Nei giorni scorsi è stata elaborata la graduatoria regionale inerente i beneficiari degli assegni di cura. In questi giorni stanno partendo le erogazioni. 35 milioni di euro la somma stanziata per questa annualità. Ma ieri a protestare contro i criteri di riparto predisposti dall’assessorato c’erano almeno una ventina di famiglie di malati gravi. Cosa sta succedendo (frattura politica in seno all’Udc-Popolari a parte)? “Sugli assegni di cura l’assessore sbaglia!” tuona oggi il consigliere Cera. “È grave che un assessore al Welfare liquidi la cosa dicendo che chi è rimasto fuori può accedere al reddito di Dignità o ai buoni servizio; dovrebbe piuttosto preoccuparsi di cambiare il regolamento per consentire a chi è in uno stato di non autosufficienza di concedergli il beneficio”. E continua: “Il regolamento in atto ha creato qualcosa di anomalo, come quello di non concedere il beneficio a chi non ha l’assistenza domiciliare - e conclude - mi piange il cuore vedere un bimbo affetto da tre malattie rare con la propria famiglia, scendere in piazza per far valere il proprio diritto alla cura”.

Il riferimento è in particolare ad Antonio, un tredicenne foggiano, di San Marco in Lamis, affetto appunto da ben tre patologie ma clamorosamente rimasto fuori dall’assegno di cura. A stretto giro di posta è giunta la replica di Ruggieri: “Il consigliere Napoleone Cera dovrebbe evitare di speculare sulla vita di persone che vivono in un grave stato di malattia e di disagio economico e sociale ed essere più attento alle misure che questo Governo regionale ha messo in campo a favore delle categorie disagiate. Il suo intervento sugli assegni di cura evidenzia gravi lacune sulla materia ed un livello di approssimazione che un consigliere regionale non si può permettere”. E ancora: “Sembra che Cera si sia svegliato oggi perché rimprovera a questo Governo e all’assessorato al Welfare provvedimenti presi da oltre un anno e su cui non si sta discutendo certo da oggi. L’avviso pubblico, e non un “regolamento”, è stato scritto a ottobre ed è stato oggetto di concertazione con le associazioni delle famiglie dei malati che hanno voluto mantenere un importo alto per l’assegno e trovare soluzioni alternative per coloro che sarebbero rimasti fuori. Nei numerosi incontri con le associazioni, dei quali la stampa ha dato ampio risalto, è stato deciso di estendere il Red a tutti coloro che non avrebbero beneficiato dell’assegno di cura. La Regione quest’anno ha stanziato 35 milioni di Euro per questa misura e i beneficiari, che sono 3300, ricevono un assegno di 900 euro mensili. Tutti gli altri, oltre 6000, li proteggiamo con il Reddito di dignità. Ricordo infine a Napoleone Cera che questa è l’unica Regione in Italia che garantirà un sostegno economico a tutti i caregiver familiari. L’invito è quello di documentarsi sulle tante misure che parlano del lavoro svolto da questo assessorato e dal Governo regionale prima di esprimere altre opinioni approssimative”. 

Così nel botta e risposta. Nel mezzo i malati e i loro diritti. “L’Avviso pubblico per la presentazione delle domande di accesso all’assegno di cura per pazienti non autosufficienti gravissimi” (Del. G.R.  n.1502 del 7/8/2018) risale all’ottobre scorso e contiene ratio, finalità e modalità di riparto e di erogazione delle somme. Il finanziamento totale quest’anno è inferiore rispetto a quello delle annualità precedenti. La Regione Puglia, di concerto con le famiglie, ha deciso di elevare l’entità dell’assegno pro capite,  portandolo a 900 euro, evidentemente restringendo la platea degli aventi diritto, per i quali ha previsto il ReD. Ovvio che, a distanza di mesi, c’è poco da lamentarsi. “Ma non è questo il punto” controreplica Cera a Foggiatoday, ormai in aperto contrasto con il suo assessore. “Per quanto io resti convinto della necessitò di abbassare, anche di poco, l’assegno sì da allargarlo a più persone, il paradosso è il regolamento contenuto nell’Avviso! Non è pensabile che chi gode dell’assistenza domiciliare abbia più diritto di chi non ne gode”.

Storture, paradossi e ricorsi al Tar

In effetti, tra i criteri di assegnazione dei punteggi che vanno a generare l’elenco dei beneficiari, vi sono degli aspetti paradossali. Come il parametro a cui fa riferimento Cera: alla voce “Fruizione di altre prestazioni sociali agevolate e/o di altre prestazioni socio-assistenziali” si assegnano 0 punti se il paziente risulta già titolare di SAD-ADI, 15 punti laddove ne risulti non beneficiario (ovviamente la scala delle priorità parte dal punteggio più basso). Stesso dicasi per il ReD/SIA: 0 punti se il malato ne risulta titolare, 15 in caso contrario. Un paradosso, per l’appunto, che aggiunge la beffa al danno di non godere di alcun beneficio. La ratio è la seguente, in linea di massima: chi fruisce di assistenza domiciliare teoricamente starebbe peggio di chi non fruisce. “Ma è una guerra tra poveri!” sbotta Cera, “partendo dal presupposto che qui sono tutti malati gravissimi e a molti il diritto è stato negato per la presenza di familiari che possono prendersi cura del paziente. Altro  che stare meglio!”. Ed il riferimento è sempre al 13enne sammarchese, senza ADI, curato dai genitori, ambedue disoccupati: una stortura che la Regione non può permettersi. “La verità – conclude il consigliere- è che il regolamento va modificato ed allargato anche a queste famiglie. Su questo daremo battaglia. L’assessore Ruggeri ha perso un’occasione per stare zitto e non mi attarderò più di tanto a rispondergli avendo già parlato con il suo datore di lavoro il quale si è mostrato disponibile a risolvere la questione”. “La gestione del Welfare in Puglia è sotto gli occhi di tutti e fa un certo effetto leggere di aver conseguito importanti risultati, non avendolo mai una sola volta sentito intervenire in Consiglio regionale in quasi due anni di Assessorato" conclude. La frattura politica è ormai conclamata. Molte famiglie, intanto, avrebbero preannunciato ricorso al TAR.

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