L'Arpi riemersa, 300 anni di storia racchiusi nei pregiati reperti scoperti "inseguendo l'acqua". "Sono corredi tombali importanti"

Tutti i pezzi in mostra, risalenti al periodo che va dal VI al III secolo a.C., provengono da una campagna di scavo risalente a circa 30 anni fa, e sono il frutto di un attento lavoro di studio e restauro

Trecento anni di storia racchiusi nei pregiati reperti di ‘Arpi Riemersa’, il nuovo allestimento del Museo del Territorio di Foggia. Tutti i pezzi in mostra, risalenti al periodo che va dal VI al III secolo a.C., provengono da una campagna di scavo risalente a circa 30 anni fa, e sono il frutto di un attento lavoro di studio e restauro.

L’allestimento è figlio di un “più grande progetto su Arpi, che la Soprintendenza ai beni archeologici da più di 10 anni sta portando avanti su Arpi, con il Centro Jean Berard di Napoli, la Scuola Francese di Roma e l’Università di Salerno, con l’obiettivo di restaurare, studiare e rendere fruibile lo straordinario patrimonio archeologico della città di Arpi”, spiega a FoggiaToday il funzionario archeologo della Soprintendenza, Italo Muntoni.

La mostra - non ancora formalmente inaugurata, ma già a disposizione della cittadinanza - rappresenta una sintesi degli scavi effettuati negli anni 1991-1992, nell’area archeologica di Arpi, il più importante ed esteso insediamento della Daunia. Una campagna condotta “inseguendo l’acqua”, continua Muntoni, “perché gli scavi furono fatti durante le opere di realizzazione della rete idrica di alimentazione dei campi e, seguendo le trincee per l’acqua, furono trovate numerosissime tombe, purtroppo molte già oggetto di scavi clandestini”.

E quindi largamente depredate e gravemente compromesse. "Sono corredi tombali importanti – aggiunge Salvatore Patete, funzionario restauratore - perché segnano in maniera decisiva la vita di questo sito archeologico. Sono corredi che vanno dal VI al III secolo a.C. e rappresentano tipologie di tombe diverse tra loro: ci sono tombe a fossa del VI secolo a.C., con corredo geometrico, ma anche tombe a camera, ipogeiche, con ricchissimi corredi, vasi a vernice nera, figure rosse, oggetti in metallo pregiato”.

“Mi auguro - conclude il restauratore - che questa mostra segua, come le altre, la linea della legalità, e possa mettere in evidenza il lavoro fatto in 40 anni di attività sul terreno ad Arpi, dando il senso della differenza di risultati tra lo scavo clandestino e quello istituzionale”.

Nelle interviste il funzionario archeologo della Soprintendenza, Italo Muntoni e il funzionario restauratore Salvatore Patete | IL VIDEO

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