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"Foggia da sempre casa mia". Dopo 15 anni Arbri ottiene la cittadinanza: "Voglio impegnarmi per migliorare la città"

Obiettivo raggiunto per il 30enne Arbri Merkaj, che lo scorso 20 novembre ha giurato la sua fedeltà alla Repubblica Italiana, a Palazzo di Città. Impegnato attivamente in politica, svela il suo sogno: poter incidere positivamente sulle politiche giovanili e su quelle dell'integrazione

Il giorno della cittadinanza

Una firma tanto attesa, che ratifica quello che la vita racconta da tempo: 15 anni di impegno, militanza e attivismo. In una parola, di cittadinanza.

Un obiettivo raggiunto e perseguito dal 30enne Arbri Merkaj, originario di Fier, in Albania, diventato ufficialmente - dopo 15 anni trascorsi a Foggia e un lungo iter burocratico - cittadino italiano.

Il suo impegno lo ha giurato sul tricolore lo scorso 20 novembre, a Palazzo di città. “Finalmente ho giurato fedeltà alla Repubblica Italiana, ma manca ancora qualche formalità e l’ultimo passaggio di carte per concludere tutto”, racconta Arbri.

“Foggia è sempre stata casa mia e ho sempre fatto il possibile per dare il mio contributo”, spiega. Il 30enne, laureato in Sciente Turistiche e specializzato in Beni Culturali, infatti, è sempre stato impegnato in prima linea per migliorare e valorizzare il territorio dauno (ha preso parte a numerosi progetti, dal tirocinio a ParcoCittà a ‘Garanzia Giovani’ con Apulia Felix, per citarne alcuni) e per rinsaldare il dialogo tra i due paesi che rappresenta (“Sai che solo a Tirana vivono 10mila italiani?”).

Attivo anche sul fronte politico, sogna in futuro di potersi candidare per Foggia, con l’obiettivo di incidere positivamente, forte della sua esperienza personale, sul versante delle politiche giovanili e delle politiche sociali e di integrazione. “Foggia è una città che amo, ma c’è molto da migliorare. Militando da sempre nei partiti di sinistra, il mio giudizio è sicuramente orientato, ma sono convinto che - accanto alla buona politica - serva l’impegno di tutti noi”.

Il suo arrivo in Italia lo ricorda bene: aveva quasi 16, quando con suo padre - all’epoca bracciante a Carpino, sul Gargano - decise che sull’altra sponda dell’Adriatico avrebbe avuto migliori possibilità di istruzione e formazione. Così si è preparato al cambio di paese e di vita: un training di italiano prima attraverso la tv, poi perfezionato con un corso di grammatica per giungere tra i banchi di scuola pronto per affrontare tutto il percorso.

“Ho affrontato il viaggio con tante aspettative e anche paura. Non è semplice lasciare casa, amici e affetti. C’è tutta una vita che lasci indietro”, confessa. Il primo ricordo dell’Italia è il profumo del caffè: “Sapeva di casa, sapeva di accoglienza. Una bella sensazione”, ricorda. “Certo, non posso dire che è sempre stato tutto rose e fiori. Ci sono stati momenti difficili, ma sono riuscito a superarli. Mi sento fortunato, posso dire con orgoglio di essere riuscito a integrarmi bene e questo non è poco: ho dato e ricevuto, in uguale misura. Credo sia stata premiata la mia onestà e la mia lealtà”.

La cittadinanza acquisita rappresenta per lui “un trampolino di lancio” per pianificare il suo futuro: “Attualmente sono uno dei tanti giovani con due lauree in tasca, che lavora, quando possibile, come cameriere”. Il suo cruccio più grande? “Pur avendo fatto tutto il percorso di studi qui, in Italia, non ho potuto partecipare a numerosi concorsi perché mi mancava il requisito della cittadinanza. E questo solo per le lungaggini di un iter che non considera le specificità dei vari casi”, confessa.

“Non mi sento arrivato: voglio dare il mio contributo per migliorare, per quanto è nelle mie possibilità, questa città, e continuare ad essere un intermediario tra le due culture che rappresento. Se oggi mi chiedi che cosa sono, ti dico che mi sento (e voglio essere) un cittadino del mondo”.

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