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La Puglia abbatte poco l'abuso: ultima per immobili demoliti, nel Foggiano eseguite solo il 2,3% delle ordinanze

I risultati del report di Legambiente 'Abbatti l'Abuso' sulle demolizioni degli immobili abusivi colpiti da ordinanze. Grosso il divario tra nord e sud. In Puglia eseguite solo 71 ordinanze su 1790

Nelle regioni del Sud Italia, dove il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, le demolizioni sono ferme al palo andando, così, ad aumentare il divario con un Nord Italia che, invece, fa più controlli, sanziona l’abuso e demolisce. È quanto emerge in sintesi dalla fotografia scattata dalla seconda edizione del dossier “Abbatti l’abuso” di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei comuni italiani, dalla quale emerge con chiarezza una Penisola spaccata in due.

Eloquente il dato nazionale: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord. Bene Veneto e Friuli-Venezia Giulia che, nella classifica per numero di ordinanze di demolizioni eseguite, superano entrambe il 60%, seguite da Valle d’Aosta (56,3%), Provincia autonoma di Bolzano (47%), Lombardia (44,2%). Poi ci sono Piemonte, Liguria e Toscana che dichiarano di aver demolito almeno il 40% degli immobili o degli interventi abusivi colpiti da ordinanza di abbattimento.  

Male, invece, il Sud Italia dove, a parte la Basilicata con un 26% delle ordinanze di demolizioni eseguite, vede la Puglia piazzarsi in fondo alla classifica con un misero 4%, preceduta dalla Calabria (11,2%), dalla Campania (19,6%), dalla Sicilia (20,9%) e dal Lazio (22,6%). In particolare, in Puglia, Calabria, Sicilia e Calabria, tra le regioni più segnate dalla presenza mafiosa e dove stando all’ultimo rapporto Ecomafia vi si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019, sono state emesse 14.485 ordinanze di demolizione (con la Campania a guidare la classifica nazionale con 6.996 provvedimenti di abbattimento) e ne sono state eseguire appena 2.517, pari al 17,4%. In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.

“Un quadro che conferma pienamente la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni. Per questo, su proposta di Legambiente, lo scorso, anno è stata approvata una norma (inserita nella L.120/2020, c.d. Dl Semplificazioni) che assegna alle prefetture, l’avamposto dello Stato centrale sul territorio, la responsabilità di demolire stante l’inerzia prolungata dei Comuni. Una modifica normativa voluta per sanare una piaga che da troppo tempo segna il nostro Paese, eredità pesantissima degli anni settanta, ottanta e novanta del secolo scorso, frutto dell’avidità, della scelleratezza e del disprezzo per le leggi di chi si è costruito la casa abusiva e dell’irresponsabilità di una classe politica deliberatamente complice di condotte criminali al solo scopo di guadagnare consenso elettorale in cambio di un sostanziale laissez faire”, si nel report.

Legambiente fa però notare la comparsa di una circolare interpretativa della legge, inviata a tutte le Prefetture, che ha ristretto il campo di azione dei prefetti ai soli abusi accertati dopo l’entrata in vigore della legge, escludendo le ordinanze oggetto di ricorso per via amministrativa: “Applicando le disposizioni della circolare ministeriale, decine di migliaia di manufatti illegali sono destinati a rimanere esattamente dove sono, com’è successo finora. A confermare l’inequivocabile senso della norma c’è un numero: 935. Tante sono infatti le ordinanze inevase trasmesse dai Comuni alle prefetture”.

A tal proposito Legambiente ha elaborato un emendamento all’ultimo decreto ‘Semplificazioni’ del Governo Draghi con il precipuo scopo di ripristinare l’interpretazione autentica della disposizione, anche per non alimentare l’idea che nelle zone in cui l’abusivismo è più diffuso, lo Stato non voglia effettivamente farsi carico del problema: “Il risultato, dal punto di vista della cultura della legalità, è quasi più grave dell’impatto concreto sull’ambiente: in tante aree del Paese, soprattutto al Sud, chi ha deciso di seguire le leggi, di costruirsi la casa in regola, con tutte le difficoltà del caso, finisce per essere annoverato tra le persone che hanno fatto la scelta di campo sbagliata”.

La ricerca di Legambiente

Nel censimento elaborato, Legambiente ha inviato un questionario a 7909 comuni presenti in Italia, chiedendo alle Amministrazioni di fornire il numero delle ordinanze di demolizione emesse dal 2004 (anno successivo all’ultimo condono edilizio), il numero di esecuzioni, il numero di immobili trascritti al patrimonio pubblico e quello delle pratiche trasmesse alle Prefetture come previsto dalla nuova legge (L.120/2020) in caso di inottemperanza entro 180 giorni.

Poco meno di 2mila i comuni che hanno risposto (il 25%), mentre scendono a 1819 quello delle Amministrazioni che hanno fornito risposte complete. Soltanto 95 sono i comuni costieri ad aver aderito all’iniziativa. La platea di popolazione interessata è di 15,5 milioni di persone.

Per quel che concerne il rapporto tra ordinanze emesse e quelle eseguite nel periodo 2004-2020, soltanto il 33% di esse sono state eseguite (18838 su 57250).

Risposte al questionario: il dato regionale

Il primo dei numerosi dati che certifica il divario tra Centro Nord e sud, c’è la percentuale di comuni che hanno risposto al censimento di Legambiente. La provincia autonoma di Bolzano è in cima alla classifica delle amministrazioni più virtuose (55,2% delle risposte), seguita da Valle D’Aosta ed Emilia-Romagna. Per trovare una regione del Sud bisogna giungere al Molise (tredicesima con il 18,4% di risposte). La Puglia è quart’ultima con un mesto 10,5%. A livello provinciale, Ravenna ha fornito il 66,7% delle risposte. Crotone è in coda con un angosciante 0. Non pervenute le risposte di alcune delle città capoluogo tra le più colpite dall’abusivismo cronico come Napoli, Caserta, Palermo, Catania, Agrigento, Roma, Reggio Calabria, Bari.

Demolizioni: il dato regionale

Ma è sulle demolizioni che la Puglia fa una figura ancora più magra. Sono solo 71 le demolizioni eseguite a fronte di 1790 ordinanze emesse (4%). Anche in questo caso, la figura migliore la fanno le regioni del Nord, come Veneto (66,8%), Friuli-Venezia Giulia (64,5) e Valle d’Aosta (56,3).

Demolizioni: il dato provinciale

Analizzando i dati su scala provinciale, mentre la provincia di Pordenone fa registrare il 94,8% delle demolizioni eseguite, la Capitanata produce un miserrimo 2,3%, con solo 19 demolizioni a fronte di 839 ordinanze. Peggio, hanno fatto le province di Siracusa (2 su 470 con lo 0,4%) e la provincia di Catanzaro nella quale nessuna delle 174 ordinanze emesse, è stata seguita da una demolizione. Per quel che concerne, invece, le città capoluogo, è ancora Pordenone la più virtuosa con il 100% degli immobili sanzionati e demoliti. Altissime anche le percentuali di Lecco, Rovigo e Biella. L’unico comune del Sud a far registrare numeri positivi è Avellino, dove sono stati demoliti il 48% degli immobili abusivi. Da segnalare l’1,4% delle demolizioni di Milano, lo 0,8% di Reggio Emilia e lo zero di Lucca.

Dati trascrizioni nel patrimonio immobiliare del Comune

Quando il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro il termine di 90 giorni, l’edificio viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Non essendoci controlli o sanzioni, fatta eccezione per qualche pronuncia della Corte dei conti che in alcuni casi ha calcolato e addebitato ai Sindaci il danno erariale da mancata acquisizione o, peggio, da occupazione illegale da parte degli ex proprietari, i Comuni non procedono alle trascrizioni. Dal questionario di Legambiente, emerge che solo il 3,8% degli immobili risulta ufficialmente nel patrimonio immobiliare degli enti locali. In controtendenza, c’è la Sicilia, che guida la classifica regionale degli immobili acquisiti a patrimonio pubblico (873) dove i Comuni hanno formalizzato la proprietà nel 19,2% dei casi. In valori assoluti la seconda regione è il Lazio (540 immobili acquisiti), seguita dalla Campania (212), dall’Emilia Romagna, con 135 trascrizioni, e dal Piemonte (89). La provincia con il numero maggiore di acquisizioni è quella di Roma, con 494, segue quella di Catania (255), Napoli (198), Trapani (194), Agrigento (184) e Siracusa (153).

Dati su trasferimenti al Prefetto delle ordinanze di demolizione non eseguite (ex L.120/2020)

Nel questionario inviato ai Comuni, Legambiente ha chiesto anche di indicare il numero di pratiche inevase inviate alle prefetture sulla base della legge 120/2020. Sebbene la norma che attribuisce le competenze sostitutive ai prefetti sia recente e abbia avuto un periodo di applicazione di pochi mesi (e nonostante la circolare del Ministero), c’è un numero che balza subito in evidenza. In Sicilia, tra le regioni leader per abusivismo e per mancate demolizioni, i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente hanno già trasmesso ai prefetti il 12,7% delle proprie ordinanze non eseguite e ben il 48,6% del totale nazionale delle pratiche trasmesse ai prefetti, ossia 454 su 935. Le province che hanno applicato la nuova norma in modo più significativo sono quelle di Agrigento, Nuoro, Palermo, Siracusa, Roma e Trapani.

Per Legambiente siamo di fronte a un dato che conferma la corretta interpretazione della legge da parte degli uffici comunali e la bontà della ratio della norma fortemente voluta da Legambiente, che deve sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni, avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo (a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale), non hanno provveduto.

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