Venezia-Foggia 1-0: le pagelle dei rossoneri

Leali inoperoso, Billong granitico, attacco sterile. E le scelte in corsa di mister Grassadonia non convincono

I giocatori sotto la curva

Per l’ennesima volta il Foggia inciampa alla prova del nove. Ormai è una consuetudine, il marchio di fabbrica dei rossoneri. Talmente consolidato che dopo una vittoria o bella prestazione, più che festeggiare ci si preoccupa per il rovinoso tonfo che seguirà. Non è pessimismo, ma lucido realismo rapportato all’evidenza delle cose. Il Foggia anche contro il Venezia ha fallito l’appuntamento con la svolta. E questa volta si tratta di un fallimento grave, perché a battere i rossoneri non è stato il Brescia, ma un modestissimo Venezi. Una chance colossale gettata alle ortiche, considerando anche il pareggio del Crotone (che la prossima settimana osserverà il turno di riposo, ma resterà davanti ai satanelli anche se questi dovessero battere il Livorno) e l’impegno del Livorno in casa col Brescia. Invece la sfida di Pasquetta contro i toscani per il Foggia sarà determinante non più per uscire dalla zona playout, ma per restarci e uscire dal terzultimo posto. Sì, perché la sconfitta del ‘Penzo’ proietta i rossoneri a 4 lunghezze dalla zona salvezza, a -3 dal Venezia e, si spera, a massimo un punto dal Livorno. Peccato, davvero. Il rammarico cresce se poi si analizza la sfida contro i lagunari: dominata in lungo e in largo dai satanelli, arrivati a un passo dalla rete in almeno sette occasioni, con un Leali praticamente inoperoso e battuto solo da un calcio di rigore, cagionato da una leggerezza di Iemmello. Il re, che ieri ha riposto la corona in soffitta, producendosi nell’ennesima prestazione grigia, destino che lo accomuna a tutti i componenti del reparto avanzato, come Mazzeo. Più mobile e nel vivo della manovra, ma troppo poco reattivo e cinico sotto porta. Al Venezia è bastata una gara di corsa e sacrificio, di sola difesa senza contropiede. Le pochissime armi a disposizione hanno costretto Cosmi (che comunque non è mai stato un seguace di Rinus Michels) a giocarsi la partita in quel modo, confidando nella buona sorte e nell’indulgenza della dea Eupalla. Inopportuno e stolido sarebbe appellarsi ad alcune controverse decisioni arbitrali. Il Foggia ha perso perché non è stato capace di bucare la porta avversaria. E magari anche perché le scelte in corsa dalla panchina non sono apparse così tanto lungimiranti. L’innesto di Agnelli quando ci si aspettava una scelta più ardita, o gli avvicendamenti ruolo per ruolo (Chiaretti per Deli e Matarese per Gerbo), lasciando la difesa a tre con Billong centravanti aggiunto nel finale, alimentano più di una perplessità.

Le pagelle

VENEZIA (3-5-2) Vicario 7; Coppolaro 6,5 Modolo 6,5 Domizzi 6,5; Lombardi 6,5 (40’st Mazan s.v.) Zennaro 6 Schiavone 6 (32’st Besea 5,5) Pinato 6 Bruscagin 6; Bocalon 5 (47‘st Vrioni s.v.) Di Mariano 6,5. A disposizione: Facchin, Lezzerini, Suciu, St Clair, Rossi, Cernuto, Zampano, Flora Piment, Soldati. All. Cosmi 6,5

FOGGIA (3-5-2) Leali s.v.; Martinelli 5,5 Billong 6,5, Ranieri 6; Zambelli 6 (17’st Agnelli 5,5) Gerbo 6 (38’st Matarese s.v.) Greco 6,5 Deli 5,5 (32’st Chiaretti 5,5) Kragl 5; Mazzeo 5 Iemmello 4,5. A disposizione: Di Stasio, Noppert, Loiacono, Arena, Cicerelli, Galano, Boldor, Busellato. All. Grassadonia 5

Leali s.v. – Giudizio che la dice lunga sull’andamento della gara. Capitola ancora una volta su una situazione che non dipende totalmente da lui. Di Mariano lo spiazza e ringrazia il palo compiacente.

Martinelli 5,5 – Un paio di ingenuità che rischiano di costar caro. Fortuna che il Venezia non abbia tutta questa forza (e nemmeno la voglia) di affondare. Ma l’approssimazione di certi interventi è a tratti intollerabile.

Billong 6,5 – Fa la voce grossa su Bocalon, che infatti la vede con la frequenza di una olimpiade. Non contento, nel finale si riversa nell’area avversaria, hai visto mai riesca a essere determinante anche in attacco. Peccato che per far gol ci siano già altri giocatori, e non bisognerebbe affidarsi al proprio difensore.

Ranieri 6 – Corsa, dinamismo, saltuari appoggi alla manovra offensiva. Chiude zoppicando, si spera per crampi e non per altri problemi.

Zambelli 6 – Finché ne ha sta lì, per dirla alla Ligabue. Sempre propositivo e sul pezzo. Lascia Bruscagin sulla sua mattonella, crea alcune situazioni interessanti. Va anche alla conclusione volante, anche se imprecisa. Quando la costola chiede il conto è costretto a dare forfait (17’st Agnelli 5,5 – La ciabattata finale finirebbe dritta in una clip della Gialappas. Non ce ne voglia, ma in una gara da ribaltare, o quanto meno da riportare in parità, il primo giocatore che uno si aspetterebbe di vedere entrar dalla panchina non è lui).

Gerbo 6 – Prima mezzala, poi esterno. Ci prova in un paio di circostanze a pescare il jolly dalla distanza, ma l’incantesimo sembra essersi spezzato. Torniamo al discorso di prima: i gol li dovrebbero fare gli attaccanti, non si può sperare sempre nelle prodezze balistiche degli altri (38’st Matarese s.v.).

Greco 6,5 – Nella città del più importante festival italiano del cinema, dà un po’ di lezioni di regia. E la squadra gira bene perché i tempi sono dettati a dovere, beneficiando anche della scarsa pressione esercitata dagli avversari. Metterebbe a referto anche un assist delizioso se Deli non spedisse la palla fuori.

Deli 5,5 – A pregiudicare la valutazione è soprattutto l’errore sotto porta al 7’. Ma è sempre tra i più vivi, oltre che l’unico in grado di saltare l’uomo. Ecco perché il suo cambio non lo si comprende del tutto (32’st Chiaretti 5,5 – Un quarto d’ora di nulla, a parte una punizione presa al limite dell’area. Ma rinunciando ai dribbling e alle incursioni di Deli, ci si aspetterebbe almeno la qualità nell’ultimo passaggio e nel gioco sullo stretto. Invece ecco il solito fumo).

Kragl 5 – Stavolta non trova avversari stalker, ma fatica comunque a entrare in partita. Si affida al mancino, forzando oltremodo la giocata, anche quando non sarebbe opportuno.

Mazzeo 5 – Quella conclusione a portiere battuto grida vendetta. Così come l’occasione nella quale si presenta davanti al portiere, ma indugia troppo fino a essere bloccato da Domizzi (cercando un improbabile penalty). Presente fino al momento di concludere, insomma. Nel momento clou fa entrare la controfigura.

Iemmello 4,5 – Zero contrasti vinti (non sono mai stati il suo forte, però…), la mobilità più di un bradipo che di un ghepardo. Dulcis in fundo, il fallo da rigore con un’entrata da mani nei capelli, a confermare l’assioma degli attaccanti dannosi quando difendono nella propria area. La cosa migliore è l’assistenza a un “dai e vai” proposto da Mazzeo, che manderà il compagno alla conclusione, poi respinta da Vicario. Che cosa gli succede?

All. Grassadonia 5 – La squadra domina e costruisce, ma non segna. E i suoi interventi in corsa destano più di qualche perplessità: perché Agnelli e non un Cicerelli? Perché tenere la difesa a tre contro una squadra che non ha attacco? Perché levare Deli, unico giocatore in grado di saltare l’uomo? Perché Matarese esterno al posto di Gerbo?

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