Verona-Foggia 2-1: le pagelle dei rossoneri

Leali da serie A, Gerbo avrebbe meritato un epilogo migliore. Rossoneri "traditi" da Galano, Iemmello e Deli. Gli errori fatali di Martinelli e Billong

Il 12 maggio del 1920 nasceva il Foggia calcio. 99 anni fa. Il sodalizio dauno è a un passo dal suo primo centenario, l’anno (il 2020) nel quale, stando a certi proclami e certe promesse sventolate con fiera certezza, si sarebbe dovuto completare l’assalto alla massima serie. Il 12 maggio del 2019 Foggia, il Foggia e i Foggiani si sono risvegliati con tutti e due i piedi in serie C. L’epilogo amaro di una stagione cominciata male, andata avanti male, e conclusasi malissimo. Eppure sarebbe bastato davvero poco per salvarsi, per chiudere con un sospiro di sollievo a un passo dal burrone. La realtà, invece, dice che nel burrone il Foggia ci è finito rovinosamente, finendo per aggrapparsi a un ramoscello (quello del ricorso al Collegio di Garanzia) la cui resistenza è tutta da verificare.

A due anni di distanza dalla festa promozione si ripiomba nell’inferno della terza serie, proprio nel giorno in cui il Lecce, rivale dei rossoneri nel 2017, festeggia il doppio salto. Il frutto della programmazione e non dell’improvvisazione, delle scelte ponderate e non avventate. La scorsa stagione il Foggia era avanti di una categoria, adesso è dietro di due. Per i processi c’è tempo, prima bisogna smaltire rabbia e delusione. Ma soprattutto c’è chi ha il dovere di rendere spiegazioni e, magari, anche di provare qualche senso di colpa per quei 3mila cuori palpitanti, che anche nella Verona lontana e mai delicata nei confronti meridionali, non hanno smesso di battere, di pompare sangue rossonero, di esplodere di gioia per il gol di Iemmello, di bloccarsi improvvisamente quando al “Cabassi” di Carpi, Zigoni ha posto la firma sulla retrocessione dei rossoneri.

A loro e a tutti i tifosi che da due anni hanno invaso gli stadi di tutta Italia, mostrando il volto più bello della Foggia calcistica, vanno date delle spiegazioni. Va chiesto scusa, ma soprattutto va garantita la prosecuzione di un percorso che vesta la speranza di concretezza. Ché da queste parti di vacue promesse, di ambiziosi progetti fermatisi prima di cominciare, di falsi miti, di ciarlatani in cerca solo di visibilità e di preservare il proprio tornaconto, se ne sono visti fin troppi.

VERONA (4-3-3) Silvestri 7; Almici 5 Dawidowicz 6 Empereur 5 Vitale 6; Zaccagni 5,5 Gustafson 6 Henderson 5 (33’st Colombatto 6,5); Matos 5 (23’st Lee 6) Di Carmine 7 Laribi 7 (39’st Bianchetti s.v.). A disposizione: Ferrari, Berardi, Marrone, Pazzini, Balkovec, Kumbulla, Tupta. All. Aglietti 6

FOGGIA (3-5-2) Leali 7; Martinelli 4 Billong 4 Ranieri 5 (40’st Matarese s.v.); Gerbo 6 Busellato 5 Greco 6 Deli 5 (39’st Cicerelli s.v.) Kragl 5,5; Galano 4 Iemmello 5,5 (32’st Mazzeo 5,5). A disposizione: Noppert, Agnelli, Loiacono, Arena, Zambelli, Ngawa, Boldor, Matarese, Sonnini, Di Masi. All. Grassadonia 4,5

Arbitro: Ghersini di Genova 6,5

Leali 7 – Anche nella giornata più brutta della stagione calcistica, ha il tempo di miracoleggiare. Tanto per confermare, ammesso che ci fosse bisogno, che lui la Serie B (e pure la Serie A) la merita.

Martinelli 4 – Servirebbero due tomi A-L ed M-Z, tipo Devoto-Oli, per enumerare le sue cappelle. Ma due anni di topiche non sono bastati, evidentemente, per considerare l’opzione di fornire alla difesa rossonera difensori più affidabili. Il fallo da rigore è la chiosa di una partita mediocre, la mesta chiusura di un triennio da dimenticare.

Billong 4 – Sul primo gol di Di Carmine scappa all’indietro insieme a Ranieri, come a dire “Ok, tira”. L’orrore, però, lo compie sul rigore. Perché l’intervento killer di Martinelli è diretta conseguenza di un suo disimpegno inspiegabile e di una sufficienza imperdonabile.

Ranieri 5 – Con Billong, consegna a Di Carmine lo spazio per andare in gol. Unico, ma significativo errore del match (40’st Matarese s.v.).

Gerbo 6 – Non molti lo sanno, ma già con il Perugia giocò con le infiltrazioni. Stringe i denti da buon capitano, da giocatore che ai colori rossoneri ci tiene davvero. Con il Foggia in C, al netto di sorprese, la sua esperienza calcistica è destinata a proseguire altrove. Avrebbe meritato un epilogo migliore.

Busellato 5 – Nervoso, come gli è capitato spesso e sempre nei momenti meno opportuni. Becca un giallo stupido e, in generale, non ripete la prestazione di lunedì scorso.

Greco 6 – Corre per il campo nel tentativo di dar ordine e tamponare. Ed è lui a pescare Iemmello nell’azione del gol.

Deli 5 – Galano spesso si trova a fare il suo stesso percorso. Storia di incomprensioni tattiche mai risolte. Ma lui ci mette del suo (39’st Cicerelli s.v.).

Kragl 5,5 – Sul suo mancino la palla del vantaggio nella prima metà del primo tempo. Lampo singolo di una gara avara di sussulti e chiusa con le lacrime.

Galano 4 – Emblema di una stagione e di un mercato fallimentari. Da sottopunta conferma i disagi tattici, che neppure cerca di correggere con l’impegno che a un foggiano con la maglia del Foggia si richiede. Trascorre un tempo a lamentarsi a ogni palla persa, poi nella ripresa mostra timidi segnali di risveglio. Ma il tap in spedito in curva è imperdonabile.

Iemmello 5,5 – Segna un gran gol dopo un primo tempo quasi pessimo. Poi la pettata che non ti aspetti, e che fai fatica a perdonare. La sua stagione non è stata fallimentare come quella di Galano, ma nel calderone delle scelte sbagliate ci finisce senza appello (32’st Mazzeo 5,5 – Un quarto d’ora alla ricerca di un guizzo. Ma la squadra è in fase di scioglimento; la sua incisività lo era già da un po’).

All. Grassadonia 4,5 – Con qualche risultato diverso, a Verona la squadra non sarebbe arrivata con l’acqua alla gola. Eppure ci sono stati i presupposti per sfangarla anche al ‘Bentegodi’. La squadra è venuta meno sul più bello. Quanto detto nel post gara (con i riferimenti all’esonero e ai risultati del suo sostituto) non gli rendono affatto giustizia. Non lo farebbero mai, neppure dopo un risultato positivo, figurarsi al termine di una sconfitta che è valsa la retrocessione. La seconda di fila in due anni. Non potrà mica essere sempre colpa degli altri.

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