La Cfa salva il Palermo e affossa il Foggia, ma potrebbe non essere finita qui

Mentre Venezia e Salernitana valutano se ricorrere contro la sentenza di secondo grado, anche il Foggia potrebbe proseguire la battaglia legale per la disparità di trattamento del Consiglio Direttivo

Chi pensava che lo scorso anno la serie B e il calcio italiano in generale avesse toccato il punto più basso della sua esistenza, evidentemente si sbagliava. Non aveva pensato a quanto sarebbe accaduto solo 365 giorni più tardi, non aveva neppure lontanamente immaginato quali e quanti episodi, avrebbero minato la credibilità del sistema già di per sé ai minimi storici.

La “riabilitazione” del Palermo, la cui retrocessione decretata dal Tribunale Federale è stata convertita in una robusta ma innocua penalizzazione (che impedirà ai rosanero di disputare i playoff già in corso) è solo la punta di un iceberg, la plastica conferma dei difetti di un movimento da riformare completamente. Ci sarebbe da discutere, per esempio, sui criteri che hanno portato la Corte Federale d’Appello a infliggere 20 punti a una società accusata di aver falsato i bilanci per tre stagioni al fine di ottenere la possibilità di iscriversi al campionato, e 6 punti a un’altra società accusata di pagamenti in nero (per poco più di 300mila euro) ad alcuni tesserati. Una valutazione giuridica degli illeciti – si potrebbe anche parlare del Chievo Verona, penalizzato di 3 punti per plusvalenze fittizie – che desta più di qualche perplessità.  

Seppur indirettamente, la vicenda Palermo ha coinvolto anche il Foggia, che a tutti gli effetti è tra le società maggiormente penalizzate dal corso degli eventi. Perché, al netto di quanto deciso ieri dalla Corte Federale d’appello, la società rossonera aveva tutto il diritto di disputare i playout nel momento stesso in cui il Consiglio Direttivo – per effetto della retrocessione inflitta ai siciliani dal Tribunale Federale – decise di affidarsi al criterio dello scorrimento delle graduatorie, ammettendo il Perugia ai playoff. Quel provvedimento, unito alla cancellazione dei playout (decisione che si fa fatica a isolare dal sospetto del conflitto di interessi, ndr) ha evidenziato una disparità di trattamento che resta evidente e grave, a prescindere da quanto è accaduto ieri. Anche perché tra la decisione del Consiglio Direttivo e la sentenza di secondo grado, sono passate circa due settimane. Ci sono poi il provvedimento del Tar e il parere del Collegio di Garanzia a corroborare la tesi del Foggia.

Che cosa succederà adesso? La sensazione è che possa non finire qui. Perché proprio in virtù dell’abuso perpetrato dalla Lega (tale da spingere il Comune di Foggia a presentare una denuncia penale) e del conforto di Tar e Coni, ci sono gli estremi per proseguire la propria battaglia legale, il cui esito è tutto da scrivere. Una cosa è certa: il Foggia e il suo legale Catricalà (tra i più autorevoli nel campo della giustizia sportiva) possiedono materiale a sufficienza per andare avanti.

Nel frattempo Salernitana e Venezia, dopo aver assaporato il gusto della salvezza, tornano a incrociare i destini e le angosce, e si preparano ai playout, le cui date restano ancora da stabilire. Tuttavia è forte lo sdegno da ambo le parti, per nulla dissimulato dai dirigenti delle due società. Il dg veneto Scibilia ai microfoni di Trivenetogoal ha parlato di “brutta pagina, che non avrei mai voluto raccontare ai miei figli. Abbiamo giocatori via con le nazionali, ci sono le ferie stabilite dai contratti, i playout si giocherebbero a un mese di distanza dalla fine del campionato”. Non si escludono ulteriori ricorsi, ma molto dipenderà dall’esito del Consiglio Federale in programma tra un’ora.

Tutto ciò, però, non deve indurre a commettere l’errore di spiegare la retrocessione del Foggia con situazioni extracalcistiche. Gli errori tecnici e societari (dai patron fino ai calciatori, passando per diesse e allenatori) sono tanti ed evidenti. E andranno affrontati quanto prima. Anche per iniziare a costruire il futuro sul quale, per ora, aleggia solo un angosciante punto di domanda. Che faranno i Sannella? Il potenziale interesse di alcune forze imprenditoriali è vincolato alla permanenza in B? Il progetto proseguirà anche in serie C (i termini per l’iscrizione scadono tra meno di un mese)? Chissà.

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