Riverola di forza, Sarno di giustezza. Lecce battuto, il Foggia è in finale playoff

Bis rossonero allo Zaccheria, dopo la vittoria di Lecce. I Satanelli dominano per tutto l'incontro, poi la sbloccano a inizio ripresa con un siluro dello spagnolo. Al 18', il raddoppio del fantasista napoletano. Inutile la rete di Caturano

I giocatori festeggiano Riverola, autore del gol dell'1-0 (Ph. Roberto D'Agostino)

Altri due ostacoli, due partite tiratissime contro il Pisa. La strada verso la serie B non è più così lunga, ma presenta ancora due gran premi della montagna piuttosto insidiosi, da affrontare con animo battagliero, e spirito cazzuto. Undici Nibali, per andare alla conquista di un traguardo che manca da ormai diciott’anni. Troppi per una piazza come Foggia, per un pubblico come quello rossonero, che anche oggi ha dimostrato di meritare palcoscenici più nobili. Il Foggia vince, eliminando il Lecce, che solo tre mesi fa aveva rischiato di eliminare il progetto Foggia. Un passato ormai alle spalle. Resta un presente da sogno, e un futuro luminoso da costruire.

LE PAGELLE DEI ROSSONERI

PRIMO TEMPO – Non ci stancheremo mai di dirlo. Questo pubblico, questa cornice, questa platea non meritano una categoria del genere. La superba coreografia che coinvolge tutti i settori, dalle curve, alle due tribune, è degna di una competizione continentale. I lupacchiotti nell’enorme stemma sotto forma di striscione esposto dai leccesi, al confronto finiscono per sembrare dei timidi cuccioli. Timidi come il Lecce, intraprendente solo in apparenza, e nelle intenzioni di Braglia, che si gioca il 4-4-2 superoffensivo con Doumbia e Surraco sugli esterni, e Caturano-Moscardelli di punta. Per un tempo è un monologo rossonero, bello a tratti specie in alcune fasi del palleggio, magari qualche volta un po’ troppo fumoso ed elaborato. Ma basta e avanza per tenere i leccesi lontani dalla porta di Narciso, che tremerà solo nel finale di tempo, su una bordata di Doumbia spentasi in curva, al termine di un’azione peraltro piuttosto confusa. Il Foggia gioca, ed è sempre piacevole alla vista. Riverola danza sul centrosinistra, dando un senso a ogni pallone toccato. Davanti alla difesa, il metronomo Vacca, al netto di un paio di palle perse, esercita il magistero della mediana, dove Agnelli studia i pertugi da invadere con i suoi inserimenti senza palla. Si muovono bene anche i due esterni d’attacco, Sarno e Chiricò. Un po’ meno Iemmello, svagato, quasi svogliato. Nel monologo rossonero, sono due le situazioni nelle quali lo Zaccheria sta sul punto di esplodere: al 19’ quando Di Chiara si presenta in area, lanciato da Riverola, e si fa respingere la conclusione da Perucchini, e al 25’ quando Sarno va a un passo dal classico gol alla Sarno.

SECONDO TEMPO – Dall’approccio palesato nella ripresa si capisce quali erano le intenzioni del Lecce: tenere congelato il risultato nel primo tempo, per cercare poi la vittoria nella ripresa. I primi minuti evidenziano un Lecce diverso, in grado di spaventare la retroguardia del Foggia, specie quando dal fondo partono cross per la testa di Moscardelli. Eppure, alla prima ripartenze il Foggia passa. Il gol se lo inventa Riverola, poco avvezzo alle realizzazioni di cattiva fattura. Infatti la sua è una gemma di rara bellezza, una mina da trenta e passa metri che Perucchini nemmeno vede. Uno a zero, e Lecce costretto ora ad attaccare a testa bassa, con poco costrutto, molta confusione e tanto nervosismo; quello che, per esempio, porta Moscardelli a sacramentare per un minuto intero, a causa di un rigore negatogli (giustamente), che l’impeccabile Marinelli di Tivoli converte in simulazione. Episodio chiave, passato il quarto d’ora, perché un paio di giri di lancette dopo, una ripartenza letale porta Chiricò a confezionare un perfetto traversone per Sarno, che raddoppia, realizzando il suo terzo gol consecutivo. È il delirio allo ‘Zac’, che vede sempre più vicina la strada che porta a Pisa. Il gol del Lecce al 28’, nato da una brutta palla persa da Gerbo, è più un incidente di percorso, che l'avvisaglia di una rinascita salentina. Anche perché il Foggia è pericolosissimo sulle transizioni, viste le praterie che i giallorossi tendono a concedere. Iemmello due volte va a un passo dal terzo gol, mentre il Lecce si accende solo sulle iniziative, peraltro limitate, di Doumbia. De Zerbi, come a Lecce, si chiude con De Giosa, per colmare il gap sulle palle alte. De Feudis, Carrozza e Sowe, sono le scelte di Braglia. C’è tempo per salutare il prezioso ritorno di Angelo, subentrato insieme a Maza, nel finale che precede la festa. Tra il Foggia e la B, è rimasto solo un ultimo ostacolo.

FOGGIA (4-3-3) 1 Narciso; 7 Gerbo, 6 Loiacono, 21 Coletti, 17 Di Chiara (38’st 2 Angelo); 4 Agnelli, 5 Vacca (43’st 11 Sainz Maza), 20 Riverola; 10 Sarno, 9 Iemmello, 16 Chiricò (30’st 26 De Giosa). A disposizione: 8 Quinto, 12 Micale, 13 Arcidiacono, 18 Lodesani, 19 Lauriola, 22 De Gennaro, 23 Floriano, 25 Lanzetta, 27 Sansone. All. De Zerbi

LECCE (4-3-3) 1 Perucchini; 7 Lepore, 5 Cosenza, 21 Abruzzese, 3 Legittimo; 24 Doumbia (39’st 14 Sowe), 4 Papini, 17 Salvi (33’st 15 Carrozza), 10 Surraco (27’st 8 De Feudis); 9 Moscardelli, 18 Caturano. A disposizione: 22 Bleve, 2 Beduschi, 6 Camisa, 11 Liviero, 13 Alcibiade, 16 Vecsei, 20 Curiale, 23 Lo Sicco. All. Braglia

Arbitro: Marinelli di Tivoli

Marcatori: 5’st Riverola (F), 18’st Sarno (F), 28’st Caturano (L)

Ammoniti: Papini (L), Chiricò (F), Agnelli (F)

Note: 19’st espulso il tecnico del Lecce Braglia per proteste

  

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