LETTERE – E’ morto il Foggia, solo ora piangete per la città?

Lettera aperta di un cittadino foggiano che si scaglia contro le caste, gli opinionisti, i negozianti, i professionisti e i politici: "Il Foggia è morto perché la città è morta da un pezzo (e l'abbiamo fatta morire noi)"

Il logo che in tanti stanno usando sui social network per esprimere il dolore per l'u.s. foggia

La città oggi piange,  buona parte della città, piange, anche se ha il colpevole contro cui sfogare la propria rabbia, che ha fatto morire il calcio a Foggia.

Ma il calcio è sempre stato il riflesso della società, nel bene e nel male. Leggo e sento per strada tante critiche a Casillo, ma il napoletano non si è mai presentato come Padre Pio, nemmeno col calcio ci ha mai rimesso un centesimo.

Cosa avrebbe fatto pensare il contrario stavolta? Non è riuscito a fare affari e ha preso quello che poteva, lasciando una squadra pare con 5 milioni di debiti. Quale folle oggi avrebbe preso una squadra di C1 con l’onere di 5 milioni di debiti?

Penso alle condizioni in cui versa la mia città e tutto questo piangere sul pallone, in questo momento, mi sembra fuori luogo. Soprattutto se vedo chi piange per la morte del calcio a Foggia. Cosa hanno da piangere quei 50enni – 60enni della Foggia Bene che hanno vissuto beatamente la propria vita curando esclusivamente il proprio giardino fino a oggi, quando hanno tolto loro il giocattolo della domenica? 

E le caste foggiane che riempiono (spesso gratis) la tribuna dello Zaccheria, i notai che hanno i figli notai, i farmacisti coi figli farmacisti, i medici coi figli medici, cosa hanno fatto in tutta la loro vita per la propria città? Nulla hanno fatto, hanno fatto finta di non vedere cosa gli capitava intorno, da decenni, ovattati nel loro mondo, del posto fisso, il calcetto il giovedì, l’autolavaggio il sabato, l’estate a Siponto o a Vieste, il pranzo dalla suocera e la braciola. E il Foggia. Dopo la braciola. 

E quei negozianti che oggi sono infervorati e vogliono la testa di Casillo non sono quelli che pagano le commesse del proprio negozio a 350 euro al mese? Con la busta paga da 900 “che se non ti sta bene te ne vai, io tanto un’altra la trovo al posto tuo”. 

E quei professionisti che in tutta la loro brillante carriera non hanno mai fatto la dichiarazione dei redditi? E quegli altri che “sullo scontrino posso mettere di meno?” Cosa ha da piangere tutta questa gente?

E quei grandi opinionisti da salottino, quelli che su facebook pubblicano note ogni 5 minuti, o quegli altri in Tv con la lampada sul tavolino (quanto son colti!!!) dove erano quando una generazione di costruttori ignobili si mangiava la città? Dove erano quando le casse comunali venivano depredate? Speravano in un ciclo di conferenze, in un incarico da ufficio stampa del Comune, sempre pronti a saltare da un potente di turno all’altro. Intanto facevano crescere generazioni di giovani giornalisti convinti che raccontare la città fosse solo saper parlare del Foggia. Che cosa faranno ora? 

I potenti di turno poi, i politici che fino a qualche anno fa, erano mani da stringere, a testa bassa, con reverenza, perché “un giorno arriverà anche a me il posto fisso”. I politici, potenti nel loro feudo e miseri agnellini a Bari. Hanno fatto solo il comodo dei costruttori e di chi faceva l’imprenditore coi soldi pubblici. Fino a quando non venivano arrestati per truffa. Nemmeno uno sfasciacarrozze se la prenderebbe più questa gente.

E i politici gli altri, i giovani vecchi, quelli che hanno già imparato l’importanza della concertazione e a vivere melliflui, a tirare avanti perché “tanto un giorno avrò il ruolo che mi spetta, devo solo aspettare”. Non si ricordano come l’Amica è fallita? Per mano di chi? Anche Marcone è morto senza un mandante né un sicario, anche le bombe che esplodono a Foggia non hanno un nome, mai. 

E i giovani di 20 anni che se solo buttassero nel bidone le bottiglie che bevono, sarebbe già un primo passo? E quelli di 30 anni che hanno appreso perfettamente dai propri genitori il disinteresse verso la propria città e si cullano tra il Cervellone, la Multisala e il Pachino? 

Quando Foggia giorno dopo giorno, anno dopo anno, scalava le classifiche negative dove erano i foggiani? Il Foggia è morto perchè la città è morta da un pezzo, e l' abbiamo fatta morire noi. 

Perché Foggia è una città che la responsabilità tanto è sempre degli altri, salvo piangere, come oggi, quando le si toglie il giocattolo. Basta trovare il colpevole e riprendere il giorno dopo, con il solito incessante e urticante immobilismo. Come ogni giorno da troppi anni.

di Giorgio, cittadino foggiano

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