Addio a Franco Mancini: Zemanlandia piange il suo numero uno

Fu protagonista indiscusso della scalata dei satanelli dalla C alla A. Nove stagioni con i colori rossoneri, attore principale della favola di Zemanlandia che fece il giro del mondo

Franco Mancini se n’è andato via in silenzio, senza far rumore. A Pescara, dov’era preparatore dei portieri della squadra biancoazzurra allenata Zdenek Zeman.

Foggia e i tifosi rossoneri piangono la scomparsa prematura di un grande campione. Il portiere alla Zeman, diverso dagli altri. Eclettico, plastico, unico nel suo modo di arpionare il pallone, di volare tra i pali. Il più abile nelle uscite e con la palla al piede.

A Foggia non lo hanno mai dimenticato. Impossibile farlo. Fu protagonista indiscusso della scalata dei satanelli dalla C alla A. Nove stagioni con i colori rossoneri, attore principale della favola di Zemanlandia che fece il giro del mondo. Amato e venerato da tutti. Due guanti, una divisa e uno stile inconfondibile da portiere moderno, forse il precursore di tante giovani promesse.

Dopo una breve parentesi alla Lazio disputa un altro anno nel Foggia in serie B. Nel 1997 si sposta di qualche chilometro, sempre in Puglia, a Bari. Qui disputa tre stagioni di alto livello, prima di passare al Napoli. Dopo la cocente retrocessione i partenopei si prendono la A alla guida di De Canio, ma soprattutto grazie alle parate del buon Franco.

Poi gioca anche con Pisa, Sambenedettese, Teramo, Salernitana, Martina e Fortis Trani. Problemi personali lo costringono a lasciare il calcio nel dicembre del 2008.

Ma per Franco comincia un nuovo corso, come preparatore dei portieri. Nel 2009 in seconda divisione diventa allenatore in seconda e dei portieri del Manfredonia. L’anno scorso allena quelli del Foggia, sempre alla corte di Zeman. Il tecnico boemo lo porterà con sé anche a Pescara.

Qui morirà in un caldo pomeriggio di marzo, lasciando un vuoto inccolmabile nel panorama calcistico italiano.

 

 

 

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