Foggia-Livorno 2-2: le pagelle dei rossoneri

Billong dalla gioia al disastro. Leali di un'altra categoria. Bene Matarese e Cicerelli. Dischetto di nuovo fatale per Mazzeo. E con i cambi la situazione peggiora

Fabio Mazzeo (Ph. R. D'Agostino)

Due anni fa, la fine dell’incantesimo. La gioia, il fiume di gente in piazza Cavour. Il ritorno in serie B. A suggellarlo fu un 2-2 in una specie di campo sportivo spacciato per stadio. Ma quel giorno il “Purificato” di Fondi aveva lo stesso prestigio del “Wembley”. Quello stadio fu il teatro di una pagina di storia indelebile. Due anni dopo, un altro 2-2 ha prodotti sentimenti opposti. Un’altra rimonta subita, ma questa volta è di quelle che fa male. L’ottimismo di un doppio vantaggio che si è trasformato nello sconforto del pari, con sfumature di disperazione quando Mazzeo ha fallito il penalty e qualche minuto dopo ne è stato concesso un altro al Livorno. Il miracolo di Leali ha solo ridotto l’amarezza, ma non è stato sufficiente a garantire un nuovo rovesciamento emozionale. Il Foggia ha sciupato ancora. Dei sei punti che avrebbe dovuto conquistare contro Venezia e Livorno per costruirsi la redenzione, ne è arrivato solo uno. L’aritmetica, tuttavia, continua a concedere chance ai satanelli, a -3 dal Crotone, a -2 dal Venezia, a pari punti (ma con scontro diretto sfavorevole) con il Livorno.

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Si resta in corsa, con una buona sorte che continua a concedere opportunità, indulgente come non mai nei confronti di una squadra che tante volte ha dimostrato di non meritare tutta questa bontà. Come ieri, come a Venezia, come a Padova, come a Lecce. Il Foggia di ieri è durato circa un tempo. C’erano i presupposti per una serata di gloria, dopo l’autorete di Di Gennaro e la volée vincente di Kragl, contro un Livorno che mostrava segni di vita solo quando Diamanti lucidava il suo mancino. Una parata di Leali, un mezzo brivido su un corner. Poca roba, mentre dall’altra parte gli spettatori scoprivano i guizzi di Matarese, un Cicerelli a tratti immarcabile, un Busellato di nuovo sugli scudi. Poi è cambiato tutto. Un secondo tempo diverso, con una squadra molle (eppure ancora in grado di colpire di rimessa) il cui castello ha cominciato a mostrare nelle retrovie le sue prime crepe. Lì dove il talento un po’ datato ma ancora terribilmente efficace di Diamanti ha aperto la strada a quello acerbo e incazzato di Gori. Due palle, due gol contenenti un inequivocabile messaggio “Che cosa vi siete persi”. Ma dopo il pari di ieri c’è qualcosa di più grande che una piazza rischia seriamente di perdere. Un bene inestimabile, riacciuffato rabbiosamente due anni fa, che ora sembrano due secoli.

Le pagelle

FOGGIA (3-5-2) Leali 8; Loiacono 6 Billong 5 Ranieri 6,5; Gerbo 5,5 Busellato 6,5 (27’st Agnelli 5) Greco 6 Cicerelli 6,5 (34’st Deli 5,5) Kragl 6,5; Mazzeo 4,5 Matarese 6,5 (22’st Iemmello 5). A disposizione: Di Stasio, Noppert, Arena, Zambelli, Ngawa, Galano, Chiaretti, Boldor, Sonnini. All. Grassadonia 5

LIVORNO (3-5-1-1) Zima 7,5; Gonnelli 6 Di Gennaro 5,5 Boben 6; Kupisz 6 Rocca 5 (1’st Murilo 5,5) Luci 5,5 Agazzi 6 Eguelfi 5,5; Diamanti 7 (43’st Giannetti 4,5); Raicevic 6 (18’st Gori 8). A disposizione: Crosta, Baiocco, Dainelli, Gasbarro, Fazzi, Soumaoro, Salzano, Albertazzi, Canessa. All. Breda 6,5

Arbitro: Fourneau di Roma1 6

Leali 8 – Il suo rigore neutralizzato (il secondo dopo quello sfortunato di Brescia) è stato definito da Grassadonia come possibile segnale positivo. Sarà. Il dato di fatto è che lui continua a essere di un’altra categoria. Peccato sia il solo.

Loiacono 6 – Lontano dalle situazioni più compromettenti. E quando il bollente pallone rotola dalle sue parti si affida alla modalità “viva il parroco” per liberarsene.

Billong 5 – Dalla serata di tranquillità e consueto dominio, all’incubo di una Pasquetta indigesta. Si perde Gori sul secondo gol (e in parte sul primo), poi commette l’incredibile ingenuità del rigore, che gli costa pure il rosso e la trasferta di Cremona.

Ranieri 6 – Si prende il rigore con l’astuzia che di solito non si confà a un ventenne. Dietro, soffre le incursioni di Kupisz, anche perché – come sempre – la collaborazione di Kragl è piuttosto rara.

Gerbo 5,5 – Riproposto a destra, perché Cicerelli serve più alla Deli. E infatti la scelta è giusta. Gerbo a destra alterne le buone incursioni a scelte non sempre giuste. Compartecipe in occasione del primo gol di Gori. Anche se è un po’ tutta la difesa a essere piazzata male.

Busellato 6,5 – Primo – e a volte unico – ad andare all’assalto dei portatori di palla. Ma il pressing solitario contribuisce a tenere alta la squadra e a creare certi disagi nella difesa labronica. Va anche a un passo dal gol, ben murato dall’armadio ceco Zima. Grassadonia lo leva per scongiurare un doppio giallo (ma la prima ammonizione non ci risulta). Scelta che depaupera la mediana (27’st Agnelli 5 – I primi due palloni sono piuttosto semplici eppure li sbaglia. Segno di una tranquillità che non è di casa in questi tempi. E i segni di insofferenza del pubblico non sono il migliore dei deterrenti).  

Greco 6 – Smista palloni con velocità e raziocinio. L’orchestra va una meraviglia almeno per un tempo. Poi l’armonia si perde e anche il direttore d’orchestra fa fatica a riportare l’ordine.

Cicerelli 6,5 – Da mezzala sinistra ritrova lo smalto di inizio stagione. Dribbling, lampi di genio, colpi di classe. Procura l’autogol e spacca in due la difesa avversaria. Cede il posto a Deli, ma forse aveva ancora qualche cartuccia da sparare (34’st Deli 5,5 – Panchinato per un muscolo capriccioso. Entra nel convulso e disperato finale, ma la lampadina non si accende).

Kragl 6,5 – Edulcora una non bella prestazione con il settimo sigillo stagionale. Resta determinante anche quando sbaglia, come in occasione del rigore, che nasce da un suo assist mezzo ciabattato. Sui piazzati perde il confronto con Diamanti.

Mazzeo 4,5 – La palla scotta come contro il Cittadella, stavolta il piede è tutt’altro che ignifugo. Chiude come peggio non poteva una prestazione discreta nella prima frazione, pessima nella ripresa.

Matarese 6,5 – Pare fosse stanco al momento del cambio, ma nessuno se n’è accorto. Fatto sta che in un’ora o poco più mette in mostra un repertorio mica male. Dribbling, assist, tocchi di classe. E una concretezza che negli altri “piccoletti” del reparto avanzato si è sempre faticato a intravedere. Gli manca solo il gol, che non gli impedisce di ricevere i primi scroscianti applausi dello Zaccheria (22’st Iemmello 5 – Per dare più peso a un attacco che invece diventa ancora più sterile. Il suo approccio è di quelli da dimenticare. Come una buona fetta della sua stagione). 

All. Grassadonia 5 – Mosse iniziali inappuntabili. Ma la squadra dura un tempo e si affloscia sotto i colpi di Gori. E, come a Venezia, i cambi convincono poco.

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