Le pagelle di Foggia-Lecce: lo ‘Zaccheria’ esalta Deli. Mazzeo faro, Coletti che gol

L'ex Paganese protagonista con un assist e un gol. 13° centro stagionale per l'attaccante, sempre più decisivo. Il difensore festeggia al meglio il rinnovo

Francesco Deli, inseguito da Mazzeo dopo il terzo gol (ph. R. D'Agostino)

20 punti, è la distanza esatta che separa il Foggia dalla serie b. 20 punti senza dover guardare cosa fanno le altre squadre, il Lecce in primis, sprofondato nell’inferno rossonero e finito nel caos più totale. Nella tarda serata di ieri è apparso uno striscione in cui si invita Padalino a dimettersi. Ma il tecnico giallorosso non può essere l’unico responsabile della debacle di ieri.

IL PLAUSO DEL QUESTORE ALLE TIFOSERIE

Semplicemente ieri (e non solo) il Foggia è stato superiore sotto tutti i punti di vista, dall’approccio alla gara, alla lettura delle varie situazioni di gioco. Il +4 in classifica non deve però autorizzare rilassamenti. È proprio ora che il Foggia dovrà testare i propri nervi e la propria capacità di mantenersi in equilibrio lì dove è più facile soffrire le vertigini. Servirà la stessa cattiveria, l’ultimo strappo per aggredire la salita, e poi il finale sarà dolcissimo.

SPETTACOLO ALLO ZAC: IL VIDEO

TIFOSI DEL LECCE DANNEGGIANO AUTOBUS

Guarna 6,5 – Chiude subito il varco a Pacilli nell’unica azione potenzialmente pericolosa dei leccesi. E sull’ordinario (prese basse e uscite) è decisamente sul pezzo.

Loiacono 7 – Lo spauracchio Doumbia non incide quasi mai. Merito di una difesa estremamente concentrata, in cui il capitano (Agnelli è in panchina) fa la sua bella figura.

Martinelli 7 – Caturano porta via le briciole oltre a tanta delusione. Il duo difensivo furoreggia e – per dirla alla Abatantuono – spadroneggia.

Coletti 8 – Nel pregara le scintille con Cosenza, è carico. Un paio di minuti e la prima scossa tellurica la cagiona lui. La sua vellutata punizione si accomoda fuori di un nulla. Ci prova a più riprese, dopo di che decide che è il caso di estrarre l’artiglieria pesante. Un siluro che congiunge viale Ofanto a via Guido Dorso, e fa impazzire una città intera.

Rubin 7 – Vorrebbe e potrebbe essere coinvolto di più, ma la sua è una presenza costante. Argina Pacilli, prima di fare lo stesso con Lepore. Bello anche il duello con Ciancio, inutile dire chi ne esca col pugno alzato.

Agazzi 7,5 – Una leggerezza nel primo tempo, quando cerca l’imbucata centrale per Di Piazza, ignorando Mazzeo sulla sinistra solo come un eremita. Poi rimedia con l’assist per Deli. Ma la sua partita da tuttocampista è a tratti illegale: la Lega Pro non gli appartiene.

Vacca 7 – Regia silenziosa, ma saggia. Al solito, si alterna con Agazzi nella direzione d’orchestra, senza che il gioco della squadra perda la benché minima fluidità. Si prende anche un giallo per una randellata a metà campo. Giusto per far capire che sa usare anche la spada.

Deli 8,5 – La prima serpentina ed è già punizione dal limite. I big match e lo Zaccheria rumoroso lo fanno esplodere peggio di una Mentos nella Pepsi. Manda in paranoia Ferreira e Fiordilino con le sue accelerazioni. E poi, non contento, mette lo zampino su due marcature. Un cioccolatino per Mazzeo, una zeppola per il povero Perucchini (11’st Gerbo 6 – Partecipa alla festa, quando la gara è già chiusa. Fa specie che uno come lui ora parta dalla panchina).

Chiricò 6,5 – Meriterebbe di più per il grande lavoro sulla corsia di destra. Agostinone non si scolla dalla sua mattonella per scongiurare disastri. Ma quell’assolo con cui mette a soqquadro l’intera retroguardia salentina doveva concludersi con uno slancio di altruismo, non con un tiro loffio e strappainvettive (32’st Agnelli 6 – Uomo squadra. Da capitano lascia spazio a chi sta meglio. Capitano vero).

Mazzeo 8 – Aggettivi per lodarlo ne sono rimasti pochi. Tanta è ancora la voglia di godersi le sue giocate. Non è un caso che l’abbia sbloccata lui, faro offensivo della squadra. E farebbe anche bis senza le battaglie personali di Di Piazza e Chiricò, e una traversa carogna.

Di Piazza 6,5 – Come Chiricò, troppo egoista quando non serve. Però le sue accelerazioni in campo aperto smantellano la già disastrata retroguardia avversaria. Non è Salah, ma di casino ne fa.

All. Stroppa 9 – Ha ormai deciso il suo undici, che modifica solo se è costretto dalle contingenze. La sua squadra entra in campo con il piglio giusto, la sblocca e la chiude quando deve. E gioca bene. Sarebbe ora che qualcuno cominciasse a rendergliene merito. Ma ci sarà tempo.

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