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Dalla D alla B, ecco Padalino 2.0: "Un'emozione indescrivibile. Non voglio deludere la mia città"

 

Emozione e responsabilità che si fondono sapientemente, scinderle è impossibile. Per un foggiano che siede (di nuovo) sulla panchian del Foggia è difficile non avvertirle. E infatti Pasquale Padalino non nasconde l'emozione per un ritorno agognato, desiderato, ma che cela tante insidie. Perché l'antico detto 'Nemo propheta in patria' ti responsabilizza oltremodo, soprattutto in una piazza complessa come quella rossonera. Ma il mister è uomo di carattere, lo stesso che un'estate di oltre sei anni fa decise di prendere il timone di una squadra di serie D, e che ora idealmente chiude un cerchio, una fase della carriera che, si spera per lui e soprattutto per il Foggia, possa lasciare spazio a un'altra luminosa.

Responsabilità, quelle di un tecnico che sa di poter essere giudicato per le proprie scelte, non per l'affetto. Ma il margine di errore è piuttosto ristretto: "Non posso assolutamente sbagliare, ma non solo perché ci rimetto io, ma perché ci rimette la città. Non voglio deludere i miei concittadini", ha esordito il tecnico che rivolge un pensiero a Grassadonia ("Non è mai piacevole essere esonerati, ma ogni allenatore deve metterlo in preventivo"). 

AMBIZIONI - L'obiettivo nell'immediato è ben chiaro: bisogna abbandonare presto i bassifondi della classifica, e la vittoria con la Cremonese è senza dubbio servita a innalzare di una tacca l'umore della squadra. "Ho seguito la squadra in questi mesi, ma ora bisogna analizzare le dinamiche dall’interno. Ribadisco il desiderio di ritrovare quella strada smarrita con un lavoro attento, con la collaborazione di tutti". Prima risalire poi pensare al resto. Perché al di là di tutto, gli obiettivi e le ambizioni decantate in passato restano vive e vegeta: "Questa è una società ambiziosa che deve puntare al massimo. La realtà dice che siamo terzultimi, ma l'ambizione deve restare la stessa. Non dobbiamo porci dei limiti, ma prima serve compiere i passi giusti per uscire dalla zona retrocessione. L'obiettivo è tirare avanti, scalare più posizioni e far tornare il sorriso a tutti".

PASSATO E PRESENTE - Una nuova sfida per Padalino, diversa da quella raccolta nel 2012, con un'altra società "che non può essere messa sullo stesso piano di quella attuale. All'epoca si è cercato di fare il massimo in base alle possibilità che c'erano. Di più non si poteva fare. Ma a Foggia ogni sfida non è mai facile, questa è una piazza che ti mette adrenalina, che ti spinge a cercare di fare qualcosa di più.
Il desiderio è quello di ripercorrere i grandi risultati del passato. Nella programmazione e nell’idea della società l’obiettivo è lo stesso. Non dobbiamo correre, ma l’ambizione non ce la può sotterrare nessuno". Il pensiero torna anche al giorno in cui decise che le strade si dovessero separare: "Avevamo punti di vista diversi. Non è il caso di tornare troppo indietro, ma è giusto tenere in considerazione quel periodo perché a volte sembra che quei due anni non abbiano avuto alcuna valenza all'interno di quello che è stato il percorso del Foggia. Cosa è cambiato rispetto ad allora? Ho più capelli bianchi. Per me è una doppia sfida, perché sono un professionista e perché sono nella mia città".

SPOGLIATOIO - Nello spogliatoio ha ritrovato due protagonisti del biennio che lo vide sulla panchina rossonera, Agnelli e Loiacono: "La loro presenza è, non tanto perché possono facilitare il mio ingresso, ma per lo stesso spogliatoio. Cristian non ha bisogno di essere elogiato, ma bisogna essere fieri di lui. Loiacono parte sempre dalla panchina, poi si ritaglia il proprio spazio. Sono uomini di fiducia, affidabili, lo saranno anche qui". Intanto oggi ha diretto il primo allenamento: "Ai ragazzi ho chiesto disponibilità verso ognuno di loro. E’ il metodo migliore per uscire da questa situazione. Ora c’è un po’ di mancanza di fiducia. I giocatori, soprattutto i più esperti, devono cercare di sorreggere i propri compagni".

MODULO - Si ripartirà dal 3-5-2, che a oggi sembra il modulo più nelle corde dei calciatori, nonché lo schieramento più adatto per la maggior parte della rosa: "Avendo poco tempo la cosa più semplice è ripartire lasciare quello che già i calciatori sanno con piccoli accorgimenti, nella speranza di dare qualcosina in più, la serenità. Che forse non ancora c’è. Ma con la Cremonese una reazione importante c'è già stata". Insomma, nessuno stravolgimento. Il tempo incalza, e con tre gare in sette giorni all'orizzonte, certe rivoluzioni sarebbero inopportune: "Ora non ho nessuna intenzione di stravolgere per non creare altre problematiche. Galano? E' un giocatore forte che può giocare ovunque, basta che gli fai arrivare la palla. Ha le sue preferenze, ma immagino che ora le preferenze siano secondarie rispetto alle necessità della squadra. Ora è fondamentale che si guardi al collettivo. La possibilità di schierarlo in un 3-4-3 o altro modulo è un dato secondario".

EMOZIONI - Allo Zaccheria non metteva piede dal trionfale (per il Foggia, un po' meno per lui) derby vinto dai rossoneri 3-0 nel marzo 2017, che spianò ai rossoneri la strada verso la serie B. Categoria alla quale puntava anche il Lecce di Padalino, e alla quale ci è arrivata un anno dopo, ma con un altro allenatore: "Lecce è una parentesi che mi ha forgiato. Al di là dell’epilogo, io devo molto alla società che aveva nelle intenzioni il raggiungimento della B in due anni, tant’è che firmammo un biennale. C’era l’idea di fare il salto, non ci siamo riusciti. Ritrovo la B a casa mia, è difficile trovare le parole per descrivere le emozioni. Ultimamente ho dormito molto poco. E’ qualcosa anche di inaspettato. In cuor mio desideravo tornare a Foggia per chiudere il cerchio, però è qualcosa che in questo momento fatico a spiegare. Il mio sentimento mi deve spingere a dare quel qualcosa in più che tutti si aspettano. Io ci metterò sempre la faccia, ma non avrò problemi a gestire le critiche successive e preventive. Il nostro ruolo ce lo impone. Mi auguro solo che ci sia quella giusta serenità per gestire al meglio questa situazione". 

PROBLEMI - La vittoria con la Cremonese non cancella le criticità. D'altronde, se fossero tutte rose e fiori non ci sarebbe stato bisogno di un cambio della guida tecnica. Il primo problema da risolvere è la difesa: "Il fatto che sia stato un difensore non vuol dire nulla, mi serve il tempo di conoscere i ragazzi anche da un punto di vista mentale e fisico, per capire quali possano essere le priorità che siano mancate. Perché alcune cose non sono andate bene non lo so, devo anche parlare col diesse per conoscere il suo punto di vista, per trovare la strada giusta".

SERIE B - Che campionato troverà, Padalino lo ha già capito: "Bastano pochi risultati positivi per volare e altrettanti negativi per andare in depressione. E' un campionato anomalo rispetto agli anni scorsi, servirà tanta convinzione. Non si può dare nulla per scontato, ancor di più se ci si trova in una situazione come la nostra".

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