Dopo la ‘prova’ di sei mesi riecco Zambelli: “Sono rimasto per dare una mano alla squadra”

Le convinzioni del terzino dopo il rinnovo fino al 2020: “Se ci crediamo tutti possiamo farcela anche con la penalizzazione. Grassadonia? Molto attento ai dettagli come Stroppa”

Marco Zambelli

Ha firmato per due anni, dopo essersi messo alla prova al suo arrivo lo scorso gennaio. Allora concordò un contratto di soli sei mesi, dopo altrettanti di inattività. 13 presenze e un gol, e un atteggiamento da grande professionista, sono bastati per guadagnarsi la conferma. Anche perché quella alle porte sarà una stagione ricolma di ostacoli, e servirà l’esperienza e i valori umani elevati per affrontarli. Marco Zambelli riparte ancora da Foggia: “Sono felice di essere qui, di dare una mano in quella che sarà una stagione in cui il Foggia dovrà dimostrare molto sia dal punto di visto sportivo che umano”. 

Un Foggia che, per ora, partirà con un pesante handicap, e malgrado lo stesso Grassadonia abbia detto di pensare come se si stesse partendo da zero, quel meno in classifica è impossibile non considerarlo: “Ma io ci credo fortemente. D’altronde anche la scorsa stagione siamo riusciti a tenere il più possibile fuori dallo spogliatoio i problemi societari. E questo, più di ogni cosa, ci ha salvati. Riuscire a fare gruppo sarà importante anche questa volta. Sarà necessario crederci, è la condizione imprescindibile sia per chi è già qui, che per chi arriverà. E’ il minimo, per rispetto a chi lavora per questa società e per i tifosi che hanno sofferto e stanno soffredo ora”. 

Non manca uno sguardo alla scorsa stagione, per lui cominciata solo a gennaio, ma quest’anno sarà tutto diverso: “E’ bello partire dall’inizio, più che altro dal punto di vista fisico, ma anche per conoscere le cose che cerca il nostro nuovo allenatore”. E ancora: “Quello che avete visto a fine stagione è il vero Zambelli. Non sono un funambolo, né uno dalle grandi capacità balistiche, ma so come rendermi utile. Il lavoro è l’unico modo che conosco per dare un contributo alla squadra. Al di là della carriera e del curriculum. A gennaio ho fatto una scelta per mettermi in gioco. Ora so poter dare un contrbuto alla squadra. La carriera, il curriculum non c’entrano. Ho fatto una scelta lo scorso gennaio mettendomi in gioco. Ora ho rinnovato perché sento di poter dare qualcosa di importante, altrimenti sarei andato via”.  

Sarà una stagione difficile, ma questo non frena le motivazioni, anzi: “Le cose difficili sono le più stimolanti. Qui ho incontrato persone che lavorano con tanta passione. E il pensiero di tornare qui un giorno e dire di essere riuscito a dare una mano alla causa sarebbe una grande soddisfazione”. 

Capitolo allenatore, prematuro fare valutazioni o formulare paragoni, ma qualcosa a livello di impressioni si può accennare: “Concettualmente il mister lavora come Stroppa, è particolarmente attento ai dettagli. Ma quello che sarà importante è crederci, senza tralasciare quelli che sono i nostri principi, ovvero cercare di fare gioco e far divertire la gente”. E sui moduli precisa: “La possibilità di lavorare su diversi schieramenti è importante per la crescita di un calciatore. D’altronde abbiamo l’intelligenza per fare più cose. Il nostro è un tecnico che sa cambiare, i momenti difficili ci saranno e avere le alternative sarà importante”. 

Cambiare e adattarsi in un campionato come quello di B, che anche quest’anno sarà difficile: “Sarà livellato come gli anni scorsi. Non mi vengono in mente schiacciasassi. Senz’altro chi scende dalla A ha le basi per costruire una squadra più forte. Lo scorso anno l’Empoli all’inizio ha fatto fatica, è uscita alla distanza. Ora il campionato di b è questo, livellato e combattuto, con pochi punti di distacco tra le squadre. Sarà una battaglia come sempre”. 

Chiusura sul processo e la penalizzazione: “Questi giorni di vacanza li abbiamo vissuti con pesantezza. Tutti i giorni trascorsi a cercare di capire che cosa sarebbe successo. C’era preoccupazione, perché a gennaio abbiamo dato inizio a un progetto che si vuol proseguire nel tempo. Le vicissitudini sono state motivo di pensiero per tutti. Qui a Foggia ho vissuto sei mesi bellissimi e il pensiero che le cose potessero peggiorare provocava grande dispiacere, ma ora è giunto il momento di guardare avanti”. E sulla penalizzazione: “Mi è capitato di avere una penalizzazione del genere a Brescia, ma la ricevemmo a marzo, fu una mazzata. Averla all’inizio è preferibile, anche se è sempre meglio non averla proprio (sorride, ndr). Sappiamo che è lì, conosciamo gli obiettivi. C’è una montagnetta in più da scalare, ma se ci crediamo tutti l’obiettivo lo raggiungeremo”. 

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