L'amarezza delle bandiere Pirazzini e De Giovanni: "È mancata la programmazione, adesso si riparta dai giovani"

Il commento dell'ex capitano e dell'ex terzino rossoneri alla mancata iscrizione alla serie B dei rossoneri: risorse gestite male, scelte tecniche sbagliate e mancanza di programmazione a lunga scadenza, tra le cause del triste epilogo

Pirazzini (a sinistra) e De Giovanni (secondo da destra) con Gianni Rivera e Maurizio Codispoti

La ferita è fresca. Di tempo per cicatrizzarla ce ne vorrà e molto. Anche perché, a un giorno dal “game over” comparso sul Foggia calcio, l’assordante silenzio non contribuisce a far chiarezza sulle cose, men che meno sul futuro. Quel che si sa è che il Foggia ripartirà dai dilettanti, ammesso che una o più persone decidano di investire sul pallone, sulla passione dei tifosi, creando una nuova società. Stavolta, si spera, con un progetto serio, duraturo, che sappia di futuro a lunga scadenza, e non si basi sull’improvvisazione.

“Nessuno avrebbe pensato a questo epilogo, dopo che si era già provata la delusione per la retrocessione, giusta sul campo, e poi quella un po’ meno giusta determinata dalle decisioni della Lega B. Non avrei mai pensato che il Foggia scomparisse in concomitanza con il centenario, sono molto rammaricato”, l’amaro commento di Gianni Pirazzini, leggenda rossonera e recordman di presenze con la maglia dei satanelli.

Pirazzini pensa soprattutto a chi sta soffrendo di più per questo dramma sportivo, ovvero i tifosi “che per un anno intero hanno girato l’Italia portando in alto il nome del Foggia grazie alla loro passione e ai comportamenti esemplari”.

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Tifosi che per l’ex capitano rossonero non sono stati illusi dai proclami: “Bisogna essere realisti, sentire da dove provengono certe prediche e poi fare le dovute valutazioni. Io non credo che i tifosi pensassero realmente alla possibilità di puntare alla serie A con una penalizzazione sul groppone per di più con una squadra che, senza gli interventi nel mercato di gennaio, avrebbe fatto una figura ancor più magra. Semmai, la società avrebbe dovuto essere più chiara sulle reali intenzioni e i progetti. Una tifoseria con 7mila abbonati avrebbe meritato maggiore rispetto da chi gestiva la società”.

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Ed è proprio sulla gestione che Pirazzini punta il dito: “Sono stati fatti tanti sacrifici economici, fino a quando la situazione non è diventata insostenibile. Gli errori più gravi sono stati commessi nella gestione delle risorse, a cominciare da certe valutazioni tecniche sbagliate, per arrivare agli ingaggi elevati e ai contratti pluriennali sottoscritti a giocatori che ti saresti trovato sul groppone in serie C. Costi sproporzionati già per la serie cadetta, figuriamoci per la terza serie”.

A questo punto il Foggia si ritrova tra i dilettanti: “Questa è l’occasione per costruire una società che abbia un futuro a lungo termine, non di tre o quattro anni come ormai qui a Foggia accade da tempo. Bisogna garantire continuità per poter riportare questa piazza dove merita di stare. Ma per fare ciò è fondamentale che ci si affidi a uomini che facciano l’interesse esclusivo del Foggia calcio, che abbiano esperienza nel calcio e che possano dare un contributo concreto sulla base di quell’esperienza”.

Gente come Pirazzini, e d’altronde sui social c’è chi ne invoca il ritorno con un ruolo dirigenziale, alcuni addirittura come presidente: “Mi viene data troppa importanza, anche se sarei onorato di ricoprire una carica del genere. Io comunque penso che il punto di partenza debba essere il settore giovanile, fondamentale per le società di provincia. Il Foggia, di fatto, non lo coltiva più da quando c’ero io. Sono almeno otto-nove anni che non si tira fuori un ragazzo di talento, questo vorrà dire qualcosa”.

Gli fa eco un altro ex giocatore (ed ex allenatore del settore giovanile, ndr) Paolo De Giovanni: “La mancanza di programmazione è un problema che parte da molto lontano. In tempi non sospetti parlammo dell’esigenza di partire dal settore giovanile e dalle strutture che accogliessero la prima squadra e il settore giovanile che sarebbe poi servito a fornire gli elementi necessari negli anni.

Per il futuro? Sono sempre stato il fautore di un progetto che parta dal basso. Dal mettere su un progetto chiaro e a lunga scadenza, cercando sì di realizzare una squadra competitiva, ma senza trascurare il settore giovanile, che è di vitale importanza”.

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