L'amaro sfogo di Pirazzini: "Fa male vedere il Foggia in questa situazione. Salvezza? Più facile puntare ai playout"

Intervista all'ex capitano e recordman di presenze in rossonero, dopo il suo duro commento su Facebook all'indomani della sfida contro il Livorno, analizza la situazione della squadra: "Troppi errori commessi sin da luglio. Le colpe vanno suddivise tra giocatori, diesse, allenatore e società"

Gianni Pirazzini

Non è stato lo sfogo di un semplice di tifoso, ma il grido di dolore di chi quella maglia l’ha indossata 424 volte, e quei colori li ha tatuati sulla pelle. Foggia e il Foggia per Gianni Pirazzini sono stati e sono un pezzo di vita dalla grandezza difficile da quantificare. Malgrado l’accento ravennate non lo abbia mai abbandonato, è la Capitanata la terra dove ha raccolto il suoi più grandi risultati sportivi, e dove ha deciso di proseguire la sua vita anche dopo l’aver appeso le scarpette al chiodo. Come Cosimo Nocera, altra bandiera rossonera, di cui idealmente raccolse il testimone. Il nove e il quattro più grandi della storia rossonera. Grandi dentro e fuori dal campo, nonché tra i più autorevoli formatori di talenti.

C’era anche Pirazzini allo stadio ‘Zaccheria’, lunedì sera, ad assistere alla gara con il Livorno. Una partita dai contorni assurdi e dal risultato che non aiuta di certo i rossoneri nella corsa alla salvezza. Ma al di là del risultato, il recordman di presenze in rossonero, ha posto l’accento su un altro aspetto, l’atteggiamento della squadra. L’afflosciamento più mentale che fisico evidenziato nella seconda frazione non è piaciuto a Pirazzini il quale non le ha mandate a dire, facendolo presente sul suo profilo Facebook: “100 anni di storia maltrattata da fenomeni che non hanno Amore per questa gloriosa maglia che non meritano di indossare. E non hanno rispetto per un Grande Pubblico che anche ieri sera (lunedì, ndr) ha sbalordito tutti e non merita di essere umiliato da giocatorini che in campo camminano invece di uscire dal Campo con la maglia bagnata di sudore”.

Parole dure, non c’è che dire…

“Dico queste cose, ma ci sto male. Da calciatore ne ho vissute di cotte e di crude e so che cosa vuol dire. Ma ho semplicemente espresso un parere dicendo quello che molti giornalisti non hanno il coraggio di scrivere. Mi sono sentito in dovere di esprimere il mio punto di vista, perché per quella maglia ho dato la vita. Poi se alla prossima partita non verrò più ospitato allo stadio, pagherò il mio biglietto senza problemi”.

Nel suo post ha parlato soprattutto dei tifosi

“Certo. La realtà è durissima, c’è una piazza che non merita questo trattamento. Una società che ha investito tanto non può disperdere così un patrimonio. Bisogna dire le cose come stanno, senza nascondersi dietro gli alibi, o facendo passare sempre il concetto che stia andando tutto bene”.

Che cosa non le è piaciuto della partita di lunedì?

“Ci sta perdere o non vincere una partita, purché lo si faccia con dignità. Nella mia carriera mi è capitato di perdere tante gare, ma alla fine della partita sapevamo sempre di aver dato tutto. Se in campo non dai tutto te stesso dove si pretende di andare?”

Il suo post ha raccolto tante adesioni

“Vuol dire che i concetti erano giusti. La realtà è che stiamo con un piede in Serie C e il tempo delle scuse e degli alibi è terminato”.  

Chi crede siano i responsabili dell’attuale situazione?

“Non solo i calciatori. Le colpe vanno distribuite equamente, tra calciatori, diesse, allenatore e società. Sono stati commessi diversi errori, a cominciare da luglio. Da lì è partito tutto, senza quegli errori a quest’ora non ci troveremmo in questa situazione?”.

Ovvero?

“Al di là della conferma o meno di Stroppa, c’erano degli interventi da apportare alla rosa. Non è stata rinforzata a dovere una difesa che aveva subito 70 gol. Bisognava rinforzare difesa e centrocampo e non è accaduto. Poi, fortunatamente sono arrivati Leali e Billong, altrimenti a quest’ora la squadra sarebbe spacciata. Ma le grandi squadre si costruiscono puntellando i reparti che necessitano di interventi”.

La penalizzazione, però, è stato un fardello importante con cui convivere.

“Certo, non è semplice lottare in quelle condizioni. E da questo punto di vista posso anche giustificare i calciatori. Sono situazioni nelle quali non vorresti mai trovarti, incidono soprattutto a livello mentale, ma appunto per questo certe valutazioni a inizio stagione andavano ponderate. Anche perché in rosa non ci sono molti giocatori abituati a lottare per un obiettivo importante. E non dimentichiamo che, tolto il campionato di C, questa squadra è risalita con un ripescaggio e un cambio di riforma. E per misurarsi in un campionato come quello di serie B o serie A c’è bisogno di gente esperta e di carisma”.

Però a inizio stagione si è sempre parlato di rosa da playoff, anche quando la penalizzazione non era stata azzerata

“I nomi se li porta il vento, alla fine è il campo che ti dà i risultati. Forse certi elementi sono stati sopravvalutati. Poi ci sono casi particolari”.

Per esempio?

“Io non capisco come mai un giocatore come Galano, che dovunque ha giocato ha sempre fatto bene, a Foggia abbia trovato tutte queste difficoltà. Mi viene difficile pensare che sia diventato scarso dall’oggi al domani. Poi ci sono altri giocatori sui quali si è deciso di puntare che non hanno reso, come Iemmello che è arrivato non a posto fisicamente. Ma la B è un altro discorso, non si poteva pretendere di rivedere lo stesso giocatore della C. Così come non ti potevi aspettare che Mazzeo, con un anno in più, segnasse nuovamente 20 gol. Non è mai stato un goleador, è già tanto quello che fa. Ma queste cose non le dico per presunzione, ma perché chi ha fatto calcio lo vede in un’altra maniera. Mi dispiace solo per il Foggia e i tifosi”.

Tifosi che non fanno mai mancare il proprio supporto

“Sono stati grandiosi stando sempre vicini alla squadra, e lo saranno anche a Cremona. Devono continuare a supportare la squadra, perché i ragazzi hanno bisogno di loro”.

Per il futuro è pessimista?

“Io credo che la squadra ora come ora debba pensare ai playout. Se non vinci contro Livorno e Venezia come puoi pretendere di fare punti con squadre di livello più alto? Sabato affronti una delle squadre più in forma del campionato, che è a tre punti dalla zona playoff e che in casa nel girone di ritorno ha subito solo due gol. Mi auguro che noi riusciamo a fare meglio delle precedenti avversarie, ma se non segna Kragl è un problema. Il fatto che sia lui il capocannoniere senza aver calciato rigori, la dice lunga sulla sterilità dell’attacco. Ma la colpa non può essere esclusivamente di un reparto, perché bisogna anche mettere gli attaccanti nelle condizioni di segnare”.

Delio Rossi è tornato a Palermo. Lei lo avrebbe portato a Foggia dopo l’esonero di Grassadonia?

“Se decidi di cambiare, devi prendere allenatori di carisma ed esperienza per programmare il futuro. E con tutto il rispetto per Padalino, io avrei preso uno tra Rossi, Cosmi o Del Neri. Se non fai quel tipo di scelta rischi di trovarti in una situazione complicata come poi è accaduto”.

Tra i calciatori più criticati c’è il capitano Agnelli, beccato anche lunedì.

“Quando indossi quella fascia è sempre così, ti toccano responsabilità anche non tue. Io me ne sono prese così tante che ormai sono vaccinato. A me dispiace per Cristian. L’ho visto crescere nella mia scuola calcio, poi nel settore giovanile con cui è diventato due volte campione d’Italia. Ha esordito in C2 a 16 anni (nel 2001/02, ndr) quando ero Team Manager della squadra, e fui io a convincere Corvino a portare lui e Mattioli a Lecce. È entrato nell’occhio del ciclone, e fa male sentire tutte queste critiche rivolte a un ragazzo che ha dato tutto per questa maglia. Lui è un generoso, va in campo e vorrebbe strafare, e quando vuoi strafare tendi sempre a sbagliare. Dovrebbe cercare di rasserenarsi, di razionalizzare le energie quando entra in campo. Certo, non si può pretendere che ti risolva lui i guai peraltro giocando venti minuti”.

Ma nella sua carriera ricorda stagioni così complicate?

“Mi sembra l’anno di Chinesinho (1978/79, ndr) quando alla seconda giornata di ritorno eravamo quarti, poi retrocedemmo. Ma era andato via Fesce, non c’era una società, la squadra era allo sbando. Poi mi squalificarono per nove giornate, fu un’annata le cui dinamiche ancora oggi si fanno fatica a comprendere. Ma a livello societario ci mancava un punto di riferimento. Purtroppo sono stagioni che nascono male e finiscono peggio. Ovviamente speriamo che quest’anno finisca diversamente”.

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