Pressioni della mafia sul Foggia calcio, De Zerbi nega ogni condizionamento: “Mai stato manovrato da nessuno”

Dura replica dell’ex tecnico rossonero, ora alla guida del Sassuolo: “Già una volta mi hanno messo in mezzo in una situazione in cui non c’entravo e mi hanno prosciolto”. Su Pompilio e Bruno precisa: “Il primo non l’ho mai visto, il secondo veniva dalla juniores, esordì l’ultima giornata con un compagno”

Roberto De Zerbi (Ph. R. D'Agostino)

“Appare evidente che la sottoscrizione del contratto di Pompilio sia stata conseguenza delle richieste di Pesante alle quali Sannella, Di Bari e De Zerbi, invece di opporre un fermo rifiuto, hanno preferito, al contrario, assecondare le ingiustificate pretese di Pesante stesso, che aveva anche manifestato la sua forza, rappresentando di poter avere libero accesso negli spogliatoi”.

Leggere il proprio nome nell’ordinanza del Gip sui 30 arresti per mafia, non può aver fatto piacere a Roberto De Zerbi, tanto meno l’essere accusato di aver accettato pavidamente le pressioni esterne senza confidare nella forza dello Stato attraverso lo strumento della denuncia.

Nella giornata di ieri l’ex tecnico rossonero, ora alla guida del Sassuolo, ha concluso la conferenza stampa dicendo la sua sulla vicenda, senza nascondere rabbia e amarezza. “Io tengo molto al nome e al cognome che porto. Già una volta mi hanno messo in mezzo in una situazione dalla quale sono venuto fuori senza prendere la strada più corta del patteggiamento (il riferimento è all’indagine sui pagamenti in nero, ndr), ma prendendo prima la squalifica di tre mesi e poi il proscioglimento finale. Anche questa volta dico che sono pulito con la coscienza, ma non mi basta, perché vedermi messo nel tritacarne, associato a situazioni del genere mi dà molto fastidio. Perché a Foggia sanno tutti che io non ero manovrabile, non lo sono mai stato, e non sono mai stato manovrato da nessuno”.

E sul tesseramento dei due giocatori avvenuto in seguito a pressioni esterne, secondo gli inquirenti, il tecnico del Sassuolo spiega: “Di quei due giocatori uno non lo conosco (riferimento a Pompilio, ndr), non è mai stato con me. Fu tesserato e dopo 4 giorni mandato in prestito. Ma al campo non l’ho mai visto. L’altro ragazzo (Bruno, ndr) giocava nella juniores, insieme ad alcuni suoi compagni fu aggregato alla prima squadra nella prima stagione (2014/15) per poter raggiungere i 20 giocatori di movimento necessari per effettuare le sedute di allenamento. Con un altro compagno esordì nell’ultima partita, quando vincemmo 3-0 (con la Paganese il 9 maggio del 2015). Giocò 9 minuti, l’anno successivo andò in prestito. I fatti sono questi”.

“Mi piacerebbe essere ascoltato quanto prima dalla Procura della Repubblica – ha aggiunto il tecnico bresciano – perché mi dà fastidio essere coinvolto in situazioni in cui non c’entro. Se poi qualcun altro ha subito intimidazioni, o si è piegato a favorire gente esterna, questo non sono io. Io ho fatto solo l’allenatore, ho portato 30mila persone dalle 3mila iniziali che c’erano quando arrivai”.

Non mancano le frecciate: “Sono stato mandato via perché probabilmente avevamo visioni diverse. Non devo giustificarmi con nessuno, per questo sono turbato quando leggo il mio nome in campi che non riguardano il calcio. Leggo solo il mio nome, fa comodo metterlo quando si tratta di un allenatore di serie A. Ma bisogna fare attenzione, perché quando si è scritto che avevo preso soldi in nero dal Foggia sono stati messi dei titoli sui giornali, quando poi sono stato prosciolto gli stessi titoli non li ho visti. E’ una situazione fastidiosa. In questo ambiente ci sto perché l’ho scelto io, non perché me lo abbia imposto qualcuno”.

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