Pochi punti, sterilità offensiva e un gioco inconsistente: Padalino e quella svolta che non c’è stata

Solo 2 vittorie in 12 partite e una media punti inferiore a quella di Grassadonia. Il tecnico rossonero paga gli scarsi risultati, il mancato salto di qualità e il gioco stentato anche nelle gare in cui la squadra non ha perso

Un comunicato stringato, poche parole, quelle classiche che si usano per realizzare il più brutto dei messaggi, per un allenatore. Così si interrompe l’esperienza 2.0 di Pasquale Padalino sulla panchina del Foggia. Mestamente termina la prima avventura del tecnico foggiano su una panchina di serie b.

Ma sia chiaro, la decisione di esonerarlo non ha alcun legame con gli atti intimidatori accaduti nella notte. La posizione del tecnico, a detta di molti, era già piuttosto precaria da giorni. E non sarebbe stata affatto avventata l’ipotesi di un suo esonero già la scorsa settimana, nel caso in cui il Foggia non avesse fatto bottino pieno nella gara interna col Cosenza. Un autogol salvò capra e cavoli, oltre alla panchina del tecnico, la cui tanto agognata sterzata in termini di gioco e risultati ha tardato ad arrivare anzi, non si è mai manifestata. 2 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte in 12 giornate, la media di 1 punto a partita (1,21 quello di Grassadonia, ndr), lo score della squadra, che in poco più di tre mesi non ha mai fatto registrare progressi sotto il profilo del gioco. A una oggettiva maggiore solidità difensiva (ottenuta anche grazie agli indovinati innesti invernali di Billong e Leali, ndr) è però corrisposta una sterilità offensiva a tratti inquietante, testimoniata non solo dal basso numero di gol, ma anche dalla povertà della produzione offensiva. Il dato dei tiri totali di Lecce (zero) è la più plastica delle conferme.

Senza contare i vuoti caratteriali evidenziati in tutte le occasioni (in particolare contro Crotone, Padova e Ascoli) in cui la squadra è stata chiamata ad alzare l’asticella o, quanto meno, a mostrare continuità di risultati, o ancora il gioco della squadra raramente elevatosi oltre la mediocrità, anche nelle partite in cui la squadra è uscita imbattuta.

“Non posso assolutamente sbagliare, ma non solo perché ci rimetto io, ma perché ci rimette la città. Non voglio deludere i miei concittadini”, le sue parole durante la conferenza stampa di presentazione. Un obiettivo che non è riuscito a raggiungere, malgrado il massimo impegno profuso. Il destino beffardo ha deciso di riservargli un’altra delusione, e sempre per un derby andato male. Il 19 marzo di due anni fa sedeva sulla panchina giallorossa e la sconfitta allo Zaccheria rappresentò l’inizio della fine della sua esperienza in Salento, suggellata poi dall’esonero del mese successivo.

SVILUPPI – La situazione resta caotica. Da questa mattina si rincorrono improbabili voci circa un disimpegno immediato dei Sannella pronti a consegnare la squadra nelle mani del sindaco Landella, e un ulteriore vertice alla Tamma. Voci che le dichiarazioni ufficiali della società di fatto smentiscono. Alle dichiarazioni di sdegno dei patron, si aggiungono anche quelle del diesse Nember su Facebook: “Purtroppo non serve commentare questi atti perché diamo solo luce e visibilità a chi si è permesso di farli...è quasi un anno e mezzo da quando sono qua, che mangiamo un cucchiaio di merda tutti i giorni per tutte le falsità e le cattiverie espresse nei confronti di chi lavora per il Foggia Calcio: insieme alla famiglia Sannella farò di tutto e di più per salvare i loro sforzi profusi in questi anni e ringrazio chi onora veramente i colori di questa città non facendoci mancare mai il loro sostegno”.

TORNA GRASSADONIA? – Quel che invece sembra più certo è un incontro con Gianluca Grassadonia, ancora sotto contratto dopo l’esonero dello scorso 11 dicembre. Al momento il suo ritorno resta l’ipotesi più percorribile, malgrado l’incognita dei rapporti non proprio idilliaci del tecnico campano con alcuni elementi della rosa. L’alternativa resta la soluzione interna con Pavone, già sulla panchina rossonera nella sfida con la Cremonese, vinta dai rossoneri 3-0 il 14 dicembre scorso. Improbabile il ricorso a una terza via: alla luce dell’incontro con i calciatori e dell’accordo sulla rimodulazione dei contratti, mettere sotto contratto un nuovo allenatore, con relativo staff tecnico, sarebbe una scelta del tutto incoerente.

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