Rossi e quell’accordo svanito sul più bello: “Disposto a tornare a Foggia, ma qualcuno non mi ha voluto”

Il tecnico riminese svela al Corriere dello Sport i dettagli della trattativa con la società rossonera: “Volevo firmare per sei mesi senza opzione. Nessun problema di soldi. Nember mi avrebbe dovuto far sapere dopo aver aggiornato la proprietà, cosa che non è accaduta”

I contatti, un accordo che sembra raggiunto, poi l’interruzione della trattativa. Il rapporto tra Delio Rossi e il Foggia calcio è destinato a restare nella casistica degli amori platonici. Nessun gradito ritorno, privilegio che invece dovrebbe spettare (si attende sempre l’annuncio ufficiale) a Pasquale Padalino.
Emergono però dei dettagli in più sulla trattativa arenatasi tra l’ex tecnico di Salernitana, Lazio, Bologna e Samp e la società rossonera. Lo ha rivelato lo stesso Rossi in un’intervista al Corriere dello Sport: “Martedì scorso (11 dicembre, ndr) mi ha chiamato Nember, mi ha detto che voleva fare una chiacchierata e ho accettato. Dopo un paio di ore mi ha telefonato la proprietà dicendomi che gli avrebbe fatto piacere incontrarsi a Foggia. Allorché ho preso la macchina e sono sceso a Roma”.

A Foggia l’incontro è andato bene: “Abbiamo parlato, mi hanno chiesto se me la sentissi di accettare. Poi per definire la trattativa e parlare di questioni tecniche riguardanti la squadra mi hanno mandato a cena col direttore sportivo”.

Il tecnico riminese smentisce che alla base della fumata nera ci siano state frizioni sul contratto: “Nel momento stesso in cui decido di sedermi e parlare col Foggia è perché voglio mettermi a disposizione: l’ultimo problema sono i soldi, altrimenti avrei declinato a priori. Impossibile pensare che l’accordo sia saltato per questioni economiche”.

Rossi non sa dare spiegazioni sul dietrofront: “Se non sono sulla panchina del Foggia è perché qualcuno non mi ci ha voluto, non certo per colpa mia. Avevo proposto di firmare per sei mesi, senza opzione. Pensavo di essere io il profilo di tecnico che cercavano. Nember mi avrebbe dovuto far sapere dopo aver aggiornato la proprietà, cosa che non è accaduta. E sono ritornato a Roma. Poi giovedì ho inviato alla società il mio in bocca al lupo per la partita, sabato ci siamo risentiti e abbiamo ripercorso l’intera vicenda”.

Insomma, non è dipeso da Rossi, stando a quanto dichiarato dal diretto interessato, che però non porta alcun rancore, ma anzi rivolge parole d’amore alla città che lo ha adottato (“Tifo solo per il Foggia. Una città che mi ha visto crescere come professionista e uomo. Lì ho conosciuto mia moglie e sono nati i miei figli. Mi dispiace non allenare i rossoneri, ma i sentimenti non sono cambiati), e gli auguri a Padalino: “Non lo conosco, ma è una persona seria e meritevole. Farà un ottimo lavoro”.  

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