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Paolo Ciocia appende il rasoio al chiodo: ha tagliato barba e capelli a intere generazioni di castelluccesi

A Castelluccio dei Sauri, anche l’ultimo salone di “barbiere tradizionale”, condotto da Paolo Ciocia, classe 1952, ha chiuso i battenti. Ultimo giorno il 29 settembre. Una decisione che l’artigiano ha preso a malincuore per raggiunti limiti d’età, pur sentendosi ancora giovane nello spirito.

Quando la notizia si è diffusa in questi ultimi giorni in paese, molti dei suoi affezionali clienti, sono rimasti molto dispiaciuti anche perchè Paolo non era solo il loro coiffeur ma anche un amico, al quale confidare problemi di lavoro o famiglia ed anche un personaggio carismatico, molto conosciuto e stimato a Castelluccio dei Sauri ed in tutti i paesi vicini.

Una vita lavorativa iniziata molto presto. “Ricordo ancora il mio maestro Antonio Tibollo (originario di Castel.d.S.) che mi ha accolto nel suo salone come un figlio. Io avevo appena 12 anni, e ricordo che anni fa quasi tutti gli uomini andavano dal barbiere a farsi la barba: qualcuno tutti i giorni, i più almeno una volta alla settimana. Nella bottega c’erano due poltrone girevoli, il grande specchio, la mensola coi ferri del mestiere, i diplomi appesi alla parete, le sedie per i clienti in attesa, l’attaccapanni, il tavolinetto coi settimanali da sfogliare nell’attesa e l’apprendista (cioè io) che preparavo l’intervento del principale, insaponando la barba al cliente di turno, e al termine del servizio gli spazzolavo il vestito sperando nella mancia".

"Con la diffusione della barba fai-da-te, dal barbiere si è cominciato ad andare quasi solo per i capelli. Ricordo che nel periodo natalizio, quando le mance erano più generose, si omaggiavano i clienti con i calendarietti tascabili, profumati e con le immagini di donnine più o meno discinte”. Nel 1967 inizia l’attività di Ciocia, fino al 1973, per poi riaprire nel 1990 “Ho dovuto lasciare perchè l’obbligo del servizio militare mi chiamava. Quando tornai in paese trovai già tre saloni aperti e decisi di non aprire e fare altri lavori. Ho trascorso due anni a Milano in una fabbrica per poi ritornare al paese, dove sono stato per quattro anni in una ditta che comprava grano, un anno da muratore e cinque anni al petrolio dove facevamo i pozzi. Nel 90’ i saloni si erano dimezzati, Ciocia riprendeva il suo mestiere da barbiere e in breve tempo riuscì a formare una propria clientela, fedele ed affezionata, fino ad oggi.

Per alcuni decenni ha dunque tagliato barba e capelli a generazioni di castelluccesi. Nel corso degli anni il barbiere ha seguito il cambiamento del lavoro del barbiere. “Oggi è molto diverso da cinquant’anni fa, soprattutto per quanto riguarda gli utensili che vengono impiegati, anche se tendo a lavorare col rasoio tradizionale, la barba non la taglio con le macchinette”. Ora Paolo si dedicherà al suo orto e al suo hobby di costruire cestini in vinimi, insieme a suo fratello Domenico. Castelluccio dei Sauri, un paese di oltre duemila abitanti, resterà senza un negozio di “barbiere tradizionale”, un servizio che viene a mancare e che andrà soprattutto a penalizzare le persone che per anni si sono serviti della professionalità di Paolo Ciocia. 

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