Dove partorire: gli Ospedali Riuniti di Foggia primi in Puglia, i più sicuri per mamme e bambini

Su www.doveecomemicuro.it la classifica regionale dei punti nascita più performanti per volume di parti (fonte dati: PNE 2018). Foggia è seguita dall’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto e dal Vito Fazzi di Lecce

L’esperienza conta anche nei reparti di maternità. Un alto numero di parti eseguiti in un anno, infatti, si traduce in maggiori garanzie di sicurezza per mamme e bambini. È bene tenerne conto al momento di scegliere l’ospedale.

Su www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting in ambito sanitario, che dal 2013 rappresenta un punto di riferimento per individuare la struttura in cui curarsi, è disponibile la classifica dei punti nascita per volume annuale di parti (fonte dei dati è il PNE 2018 di Agenas, riferito all'anno 2017). Nel nostro Paese, gli ospedali pubblici o privati accreditati che ne eseguono almeno 10 all'anno sono 445.

In Puglia, le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano parti sono 31. Il 35,5% rispetta il valore di riferimento fissato a 1000 parti mentre il 16,1% non rispetta il valore minimo di 500 parti l’anno

Nelle prime posizioni si confermano l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Foggia (con 2.554 parti effettuati nel 2017), l’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto (2.075 parti), l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce (1.732 parti), il Consorziale Policlinico di Bari (1.612 parti) e l’Ente Ecclesiastico Ospedale Generale Regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA) (1.593 parti).

“Le evidenze scientifiche dimostrano che il volume di attività può avere un impatto significativo sull’efficacia degli interventi e sull’esito dell’assistenza per madre e neonato”, spiega Elena Azzolini, medico specialista in Sanità Pubblica e membro del comitato scientifico di www.doveecomemicuro.it. Perciò le autorità ministeriali hanno stabilito - con l'Accordo Stato Regioni del 2010 – la soglia minima di 1.000 parti annui tra i punti fermi per valutare la bontà di una struttura”.

La giusta proporzione di tagli cesarei, insieme ai volumi, è tra i fattori più importanti a cui guardare al momento di scegliere l'ospedale, perché è indicativo dell'adeguatezza dell’assistenza prestata. In Italia, il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera (DM 70) fissa i valori massimi relativi ai cesarei primari al 25% per le maternità che effettuano più di 1.000 parti annui e - come detto precedentemente - al 15% per quelle che ne eseguono meno di 1.000.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, invece, afferma fin dal 1985, che una proporzione di cesarei superiore al 15% non è giustificata. “Rispetto al parto vaginale, il parto con taglio cesareo comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino, motivo per cui dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni materne o fetali specifiche”, spiega Elena Azzolini.

Dei 172 ospedali pubblici o privati accreditati che effettuano più di 1.000 parti all'anno, 107 (il 62,2%) vantano anche una percentuale di tagli cesarei inferiore al 25%, come indicato dalle autorità ministeriali: il 63,5% è situato al nord, il 20,6% al centro e il 15,9% al sud. “Anche in questo caso, la percentuale di strutture in linea con i parametri fissati dal ministero è salita dal 58% del 2016 al 62,2% del 2017, il che significa che, seppur lentamente, siamo sulla buona strada”, spiega Elena Azzolini.

Delle 184 strutture pubbliche o private accreditate che eseguono tra i 500 e i 1.000 parti, invece, solo 26 (il 14,2%) hanno un tasso di tagli cesarei inferiore al 15%: l'84,6% si trova al nord, il 7,7% al centro e il 7,7% al sud.

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