Malattia di Alzheimer: studio di ricerca dei Riuniti di Foggia tra i migliori, c'è l'ok degli esperti

Al congresso di Rimini spicca il lavoro di ricerca degli Ospedali Riuniti di Foggia. Dattili: "Diagnosi più precisa e piano terapeutico più appropriato"

I Riuniti di Foggia


I risultati dello studio di ricerca incentrato sull’utilizzo della PET con β-Amiloide nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer (AD) effettuato presso gli Ospedali Riuniti di Foggia è stato tra i contributi più apprezzati del XIV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN), tenutosi ad aprile presso il Palacongressi di Rimini.

Il Congresso costituisce l’appuntamento biennale dei maggiori esperti del settore ed esprime l’attenzione e la tenacia che l’AIMN dedica alla formazione e all’aggiornamento.

Nel corso del Congresso sono stati presentati i risultati dello studio di ricerca incentrato sull’utilizzo della PET con β-Amiloide nei pazienti affetti da Malattia di Alzheimer (AD) effettuato dalla Dott.ssa Elena Carapelle, Dottorando di Ricerca del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università degli Studi di Foggia e Dirigente Medico della Struttura Complessa di Neurologia Ospedaliera degli “Ospedali Riuniti” di Foggia e dal Dott. Sergio Modoni, Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare del Policlinico di Foggia, in collaborazione con il Dott. Ciro Mundi, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia Ospedaliera e con il Prof. Carlo Avolio, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia Universitaria. Alla luce di questi importanti risultati, lo studio presentato è stato citato negli “highlights” del Congresso tra i contributi più apprezzati dell’intero evento scientifico.


L’accumulo cerebrale di proteina amiloide è, infatti, uno dei principali processi patologici della malattia. Sono oggi disponibili nuovi radiofarmaci in grado di evidenziare tali depositi nel paziente vivente mediante l’impiego della PET (Tomografia ad Emissione di Positroni).


Una delle principali priorità nell'agenda sanitaria dell'Unione Europea è migliorare l'accuratezza della diagnosi specie in fase precoce e identificare trattamenti efficaci per le malattie neurodegenerative ed in particolar modo per la malattia di Alzheimer. Sfruttando le conoscenze relative alla fisiopatologia alla base della malattia, nell'ultimo decennio la ricerca sulla malattia di Alzheimer e la valutazione clinica dei pazienti sono state sempre più supportate dall'utilizzo dei cosidetti biomarcatori, ovvero tecniche di imaging (risonanza magnetica e PET) e di analisi del liquido cefalorachidiano in grado di mettere in evidenza in vivo le caratteristiche tipiche dei vari stadi della malattia, e in particolare l'amiloidosi cerebrale e la presenza di neurodegenerazione. 


“L’utilizzo di questa nuova metodica determina un più corretto ed appropriato utilizzo delle risorse in una patologia di grande rilevanza sociale come la malattia di Alzheimer - ha concluso il Dott. Vitangelo Dattoli, Direttore Generale del Policlinico di Foggia. I risultati conseguiti nello studio permetteranno una diagnosi più precisa già nelle primissime fasi di malattia e la definizione di un piano terapeutico più appropriato"

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