Le mafie foggiane pervasive e condizionanti. Rosy Bindi: "Situazione resta preoccupante"

Seconda visita, ieri a Foggia, della commissione parlamentare Antimafia. Serve aggiornamento delle piante organiche di polizia e magistratura. Monitoraggio sui Comuni

La conferenza stampa

La situazione della Capitanata si conferma "preoccupante" per la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, all'esito ieri delle audizioni avute in Prefettura con forze dell'ordine e rappresentanti istituzionali.

"Ci era apparsa preoccupante già tre anni fa, quando questa commissione venne a Foggia. I fatti degli ultimi mesi hanno dimostrato che si trattava di preoccupazione motivata. Ora bisogna fare ulteriori approfondimenti, anche per capire l'evoluzione del contrasto alla criminalità da parte delle istituzioni".

Per la presidente Bindi, sono probabilmente "la vastità e l'isolamento di questo territorio" le caratteristiche principali che hanno consentito che le mafie autoctone attecchissero mentre la "sottovalutazione" del fenomeno ha permesso loro di "crescere".

"Sono almeno tre qui le mafie", ha dichiarato. "Ed è impressionante la capacità che hanno di relazionarsi con la criminalità comune, di servirsene. Non si spiegherebbero altrimenti furti, estorsioni, assalti a portavalori: le mafie controllano queste attività e, per farlo, si servono della criminalità del posto, anche della delinquenza minorile". Parimenti è impressionante la "capacità di condizionamento della vita quotidiana di questa terra".

VIDEO INTERVISTA | ROSY BINDI: "MAFIE FOGGIANE A LUNGO NEGATE"

"Abbiamo registrato però anche una crescita di consapevolezza e dell'attività di contrasto da parte delle istituzioni" ha rassicurato la presidente che ha audito anche la presidente della commissione regionale per il contrasto alla criminalità, Rosa Barone, e il sindaco di San Severo Francesco Miglio. Si chiedono maggiori risorse in termini di uomini perché è vero che gli organici sono coperti ma restano insufficienti. Evidentemente la fotografia che ha il Governo rispetto al fabbisogno della Capitanata e obsoleta. La Bindi lo riconosce.

"Chiederemo allo Stato di fare una fotografia realistica di questa provincia per ciò che concerne magistratura e forze di polizia, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. E puntando alla specializzazione, perché il fenomeno mafioso bisogna saperlo leggere". Il riferimento è anche alla magistratura giudicante. Rosy Bindi ha espresso soddisfazione per l'istituzione recente del Nucleo Anticrimine dei Ros. Mentre, come è noto, il consiglio regionale ha approvato mozione per l'istituzione della Dia, posta all'attenzione ieri di Bindi.

La presidente sottolinea come la Dda di Bari abbia dedicato magistrati a questa provincia "ma c'è chi ritiene che la Capitanate meriterebbe, al pari di Campania e Calabria, una direzione distrettuale esclusiva con relativa Corte d'Appello". Ora "serve una riflessione, non formalizzo in questa sede le proposte che andremo a fare". Di certo, però, come detto più su, c'è la necessità di una rilettura degli organici e di specializzazioni.

È vero che le mafie foggiane si stanno federando? "Quando non si fanno la guerra tra loro, una federazione di fatto c'è già" dichiara la presidente mentre il prefetto, Maria Tirone, aggiunge che ci sono spie sulle alleanze ma non riscontri oggettivi. Certo, preoccupa il traffico di droga, che è "un settore in forte crescita"e che potrebbe essere la "cerniera" di collegamento tra le diverse mafie, come avrebbe dimostrato l'operazione Coast to Coast sui traffici di droga provenienti dall'Albania e sbarcati a Vieste. 

Rosy Bindi ha poi ricordato Stefano Fumarulo, il giovane dirigente regionale dell'antimafia scomparso di recente e regista dell'operazione di smantellamento del Gran Ghetto. "Stefano aveva detto a questo impegno molte risorse fisiche" ha sottolineato, mostrando evidente commozione. Fumarulo nei giorni precedenti alla morte, avvenuta lo scorso 12 aprile, era stato audito a Roma.

"Avevamo organizzato con lui questa missione odierna a Foggia" rivela Bindi che, alla domanda sul prosieguo di questa attività, mostra estrema cautela: "È chiaro che bisogna trovare strutture di accoglienza per evitare il riformarsi di altri ghetti, le persone ci sono ancora tutte. Foggia può diventare un grande laboratorio per l'Europa da questo punto di vista. Ma la risposta tecnica su come fare non ce l'ho. È la sfida di questo tempo".

Non ci sono bacchette magiche, la situazione va affronta sul piano dell'accoglienza e delle norme che regolano il mercato del lavoro, come fa la riforma del 603 bis: perché se esiste il caporale, esiste un sistema e va colpito. Come se ne esce è tema complesso. Per il parlamentare Salvatore Tito Di Maggio l'aspetto più importante è "il salto di qualità della criminalità e lo si evince dal fatto che dal 2007 ad oggi non ci sono più collaboratori di giustizia. Quello che manca - dice- è un salto culturale. È agghiacciante sentirsi dire dagli organi della magistratura che gli imprenditori vogliono pagare l'estorsione legalizzata".

Mentre per Riccardo Nuti "un fenomeno che non è emerso ancora chiaramente sono le infiltrazioni nei comuni. E però la nostra esperienza ci porta quantomeno a dubitare del fatto che una mafia possa essere così radicata sul territorio senza l'appoggio della politica locale. Difficilmente la mafia può dominare. Perché se la politica fosse contro non si capirebbe come farebbe la mafia a comandare". Sulle infiltrazioni nelle amministrazioni comunali la Prefettura tiene alta la guardia. "È in corso un monitoraggio. Non aggiungo altro" dichiara il prefetto Tirone.

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Allo stato l'unico comune sciolto per infiltrazioni è Monte S.Angelo. La mafia oggi si combatte in due modi, ha concluso Rosy Bindi: anzitutto un grande investimento sulla pubblica amministrazione, "che si chiami magistratura, polizia, sanità, questo Paese ne ha bisogno, la vera spending review non si fa tagliando ma qualificando la spesa", ed una società più consapevole "perché gli interlocutori della mafia sono i commercialisti, gli imprenditori, i commercianti, gli insegnanti, i giornalisti, i politici". Se non avesse interlocutori, la mafia non avrebbe terreno fertile.

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