Procura e fiamme gialle al Comune di Foggia: fari accesi sulla transazione milionaria per il Teatro Giordano

La transazione Raco da 1,7 milioni finisce nelle mani della Guardia di Finanza. La notizia era rimasta riservatissima negli ambienti comunali. Foggiatoday ha potuto leggere il verbale in esclusiva

La transazione Raco da 1,7 milioni di euro per il Teatro Umberto Giordano finisce nelle mani della Guardia di Finanza. E’ accaduto il 7 febbraio scorso, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, ma la notizia era rimasta riservatissima negli ambienti comunali: Foggiatoday è riuscita a leggere in esclusiva il verbale redatto dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia – sezione Tutela Finanza Pubblica solo oggi.

In particolare, si legge nelle carte, i finanzieri hanno chiesto copia della documentazione relativa a: proposta di deliberazione per la giunta municipale n.43 del 19.02. 2015 con l’allegata relazione del 27.01.2015 a firma dell’ing. Potito Belgioioso, allora dirigente del Servizio Lavori Pubblici; determina dirigenziale n.226/2013 con cui sarebbe stata disposta la risoluzione contrattuale in danno dell’appaltatore Raco srl; la nota dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione, ndr) del 12.03.2013 con cui sarebbero stati richiamati i ritardi nell’ultimazione dei lavori e sarebbero stati evidenziati i presupposti per la risoluzione del contratto; gli ordini di servizio della direzione lavori successivi a giugno 2009 in cui sarebbe stata contestata all’impresa la mancata ultimazione dei lavori; gli atti contenuti nel procedimento civile scaturito dal ricorso per decreto ingiuntivo n.1631/18 richiesto dalla Raco srl nei confronti del Comune di Foggia e tutti gli atti relativi al procedimento civile in corso tra Comune ed impresa. Non tutta sarebbe stata acquisita in quella sede per “difficoltà” del segretario generale Maurizio Guadagno di reperirla seduta stante (immaginiamo che ad oggi anche quella mancante sia stata fornita alle fiamme gialle).

Il giudizio in corso presso il Tribunale di Foggia dovrebbe essere alla battute finali. Il 10 giugno 2019 sarebbe in programma l’udienza per la precisazione delle conclusioni. Lo scorso 21 marzo, invece, si à tenuta la prima udienza sull’opposizione fatta dal Comune di Foggia al decreto ingiuntivo, chiesto ed ottenuto da Raco, da 2,5milioni di euro.

Da qui anche, evidentemente, il tentativo di transare del Comune di Foggia  con un atto da 1,7 milioni di euro partorito nel 2015 dall’amministrazione Landella e portato nuovamente in aula sul finir di consiliatura, ma non andato a buon fine neanche stavolta (la maggioranza si è dileguata).

“Un tentativo di colpaccio di fine mandato” ha tuonato dai banchi dell’opposizione Giuseppe Mainiero, “quella transazione è una follia”. Ed ha inviato la sua pregiudiziale a Procura e Corte dei Conti. Accadeva il 27 marzo scorso. L’amministrazione è andata avanti, quindi, nonostante il blitz delle fiamme gialle.

Ma cosa muove i detrattori di quella transazione milionaria? L’esistenza di atti e documentazione comprovanti una serie di irregolarità e ritardi compiuti nel corso dei lavori dall’impresa, evidenziati dalla stessa Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici con nota del 12.03.2013 prot. n. 27444, per cui il Comune di Foggia, amministrazione Mongelli, procedette alla risoluzione contrattuale con determinazione dirigenziale n. 226/2013, mai contestata dall’appaltatore.

In principio di amministrazione Landella, il servizio Lavori Pubblici del Comune trasmise all’attenzione della Giunta Comunale la proposta di deliberazione n. 43 del 19.02.2015, con cui si proponeva di prendere atto della relazione a firma del dirigente del servizio, ing. Potito Belgioioso, del 27.01.2015 prot. n. 7426, in cui si evidenziano le gravi irregolarità commesse dall’impresa esecutrice, tra cui il ritardo con cui erano state completate le opere, le anomalie riguardanti un altro collaudo tecnico (quello a firma dell’ing. Francesco Rocco), e con cui si confermava che l’impresa RACO era debitrice nei confronti del Comune di Foggia dell’importo di € 361.488,66“. Altro che credito, dunque.

E però, la mancata adozione da parte della giunta comunale di quella deliberazione a firma del servizio Lavori Pubblici ha di fatto consentito al ricorrente (RA.CO. srl), come risulta agli atti del contenzioso, di appellarsi all'art 141 comma 3 del codice degli appalti d.lgs 163/2006, in base al quale, in assenza di “rigetti formali, il collaudo redatto dall’ing. Rocco può intendersi tacitamente approvato.

In altre parole, in presenza di due atti di collaudo, il primo favorevole all’amministrazione (a firma dell'ing. Apollo) ed il successivo favorevole all'appaltatore (a firma dell'ing. Rocco), la mancata adozione della suddetta proposta di deliberazione di Giunta Comunale n. 43 del 19.02.2015, ha portato alla tacita approvazione del collaudo favorevole all'appaltatore, creando così i presupposti per l'emanazione da parte del Tribunale di Foggia del decreto ingiuntivo n.1631/18 con cui si condanna il Comune di Foggia al pagamento della somma di € 2.522.191,74”.

Nella relazione di cui si chiedeva l’adozione con Delibera di Giunta (Proposta n.43 del 19/02/2015), trasmessa al sindaco Landella e all’assessore al Contenzioso Sergio Cangelli, l’ing. Belgioioso evidenziava “… la inammissibilità delle riserve […]Dal che deriva che la riserva apposta in calce al conto finale è contrattualmente nulla in quanto ha disatteso la procedura sottoscritta a contratto. Improcedibilità transattiva. Nessuna iniziativa transattiva può essere attivata per l’essenziale motivo che dovrebbe trattarsi in primo luogo di riserva introdotte dall’appaltatore nel rispetto delle procedure sancite a contratto e no di riserve formulate in spregio alle obbligazioni pattuite e sottoscritte. In tale ultima ipotesi, qual è il caso di specie, le riserve non consentono, per la loro inammissibilità e conseguente improcedibilità di attivare alcuna procedura di natura transattiva per evidente mancanza del presupposto di legittimità”. L’allora il dirigente del settore LL.PP., con formale comunicazione a mezzo PEC, in data 02.12.2014, aveva restituito all'ing. Rocco l'atto di collaudo da lui redatto, “[…] in quanto non conforme alle norme di legge.”

Perché non si è approvata quella deliberazione favorevole al Comune? In presenza di un simile scenario, che rischia di costare altri soldi pubblici a fronte di chi sostiene invece che la Raco non solo non sia creditrice di quelle somme, ma sia addirittura debitrice di 360mila euro, la Procura evidentemente ha voluto vederci chiaro. Da qui il blitz della Guardia di Finanza di febbraio.

Ieri sulla vicenda è tornato anche il candidato sindaco Pippo Cavaliere, che, in un post su Facebook, ha chiesto a Landella un pubblico incontro sulla faccenda Teatro Giordano: “La mancata adozione di atti dovuti da parte dell'Amministrazione Landella ha creato i presupposti per un riconoscimento milionario, non dovuto e che graverebbe sul bilancio comunale, a favore dell’impresa che all’epoca realizzò i lavori di ristrutturazione del Teatro Umberto Giordano. 

Un esempio di sciatteria amministrativa, sfociato in una proposta di transazione per il consiglio comunale, che lo stesso centrodestra non ha voluto prendere in considerazione, un centrodestra cui fanno parte forze politiche e consiglieri comunali che, però, oggi si candidano con Landella. I foggiani hanno il diritto di conoscere la verità su questa vicenda del Teatro Giordano e pertanto, visto lo stato di confusione che regna, invito ancora una volta il sindaco ad un confronto pubblico, a cui si è finora sottratto, in cui vengano chiariti ed illustrati i termini della vicenda”.

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