Sul 'Giordano' l'operazione verità di Pippo Cavaliere: "Ecco le colpe di Landella". Foggia danneggiata e beffata

Continua il dibattito sui lavori di restauro del teatro. Oggi conferenza stampa del candidato sindaco del centrosinistra, assessore della giunta Mongelli ai tempi della rescissione del contratto con Raco

La saga del Giordano terminerà con la sentenza di un tribunale. Solo allora sapremo se i contribuenti foggiani saranno chiamati a sborsare ulteriori milioni di euro per lavori ottenuti con ritardo e con una serie di irregolarità certificate su più fronti, ma rispetto alle quali non si riesce a trovare il bandolo delle responsabilità. Accade così che il rompicapo più ostico della storia recente del capoluogo torni ad accendere il dibattito elettorale, soprattutto alla luce della famigerata transazione da 1,7 milioni di euro tentata dall’amministrazione Landella con l’impresa Raco e dell’acquisizione della documentazione da parte della Procura di Foggia.

Il rimpallo di responsabilità, politiche prima ancora che tecnico-amministrative, è clamoroso. E mentre Pippo Cavaliere, candidato sindaco del centrosinistra, chiede a Landella di confrontarsi pubblicamente sulla questione, il primo cittadino, attraverso Foggiatoday, gli manda a dire che lo farà solo nell’ambito di un confronto a 360 gradi “sui disastri del centrosinistra, non solo sul Giordano”.

Nulla da fare, quindi. Cavaliere si risolve dunque a convocare una conferenza stampa presso il suo comitato elettorale sì da chiarire il suo punto di vista e le tappe che hanno contrassegnato la storia dei lavori di restauro del teatro, evidenziando le “colpe” dell’amministrazione in carica. A partire dalla mancata approvazione della proposta di delibera dell’allora dirigente dei Lavori Pubblici Potito Belgioioso in cui si chiede all’organo politico di “rigettare” il collaudo favorevole all’impresa firmato dall’ing. Rocco.


“I cittadini devono sapere la verità – ha esordito Cavaliere nella sua ‘operazione trasparenza’-, devono sapere perché il Teatro è rimasto chiuso per 9 anni. E la verità contenuta in alcuni atti”. A partire, dicevamo, dalle “contraddizioni contenute nel collaudo di tale ingegner Rocco, calabrese incaricato da Landella, che fa ricostruzioni a dir poco fantasiose, tali per cui lo stesso Belgioioso esortò l’amministrazione a rigettarlo. La cosa grave è che la mancata adozione di quella proposta di delibera ha consentito a quel collaudo, favorevole a Raco e sfavorevole al Comune, di diventare esecutivo, trascorsi i due anni che la legge assegna. Motivo per cui il tribunale di Foggia ha emesso un decreto ingiuntivo da 2,5 milioni di euro”. 

E le contraddizioni insite nel collaudo sarebbero parecchie e macroscopiche: in primis, la questione del subappalto da parte di Raco a Daga Impianti per l’installazione degli impianti di climatizzazione, elettrico e antincendio. “Noi contestammo il subappalto perché vietato nel bando. Prima grave irregolarità e l’ente ne è al corrente essendo depositata presso il Comune una richiesta di Daga Impianti dell’importo di centomila euro”. Quindi, la evidenziata legittimità delle riserve di Raco. Che però, osserva Cavaliere, arrivano solo nel 2013, mentre la legge dice chiaramente che queste vanno esplicitate nel primo atto utile”. E il primo atto utile fu a giugno 2009, quando Raco “sottoscrive un atto di sottomissione o perizia di assestamento, che è la fotografia puntuale dei lavori eseguiti. Lavori che erano stati pagati interamente a giugno 2009. Quindi nel 2013 fa specie che si riapra la possibilità di apporre riserve” dichiara Cavaliere.

Ancor più strano è che 2 milioni di euro di risarcimento “si riferiscono al cd andamento anomalo dei lavori, ossia a lavori che non si sono svolti secondo le previsioni contrattuali: era una riserva nota – afferma Cavaliere, carte alla mano- e quindi doveva essere sottoscritta nel 2009, quando è stata fatta perizia di assestamento”.  Il collaudo dell’ingegner Rocco è lo stesso in cui si evidenzia come “i lavori sono stati compiuti entro il periodo contrattuale” (pagina 29 lettera E). “Altra cosa strana: sempre Rocco dice che il registro di contabilità è privo della firma dell"appaltatore: strano – denuncia Cavaliere-, io ho atti 1 sal, 2 sal, etc. A meno che non siano firme false”. 

L’allora dirigente dei Lavori Pubblici, Potito Belgioioso, con mail del 2 dicembre 2014 restituì l’atto di collaudo tecnico amministrativo al collaudatore perché “fatto in dispregio delle norme di legge". “Ed è strano che, in presenza di un collaudo favorevole e di uno sfavorevole all'ente – dichiara ancora Cavaliere-, la giunta decida di far diventare esecutivo quello sfavorevole”.

La giunta Landella, come noto infatti, non adottò quella proposta di delibera, l’assessore Cangelli (qui l’intervista) ne spiega le ragioni.

Cavaliere continua e spiega il suo ruolo nella vertenza Giordano, a partire dal 2012, quando l’allora sindaco Gianni Mongelli lo chiama in giunta col precipuo obiettivo di riaprire il Teatro. Perché 9 anni? Perché tra il verbale di ultimazione dei lavori (giugno 2012) e la riapertura intercorrono una serie di sopralluoghi in cui è il direttore dei lavori a certificare come l’impresa tardasse ancora a mettere in opera gli ultimi interventi e a consegnare le certificazioni. Carte alla mano, ci sono tutte le date, le omissioni di Raco, le minacce di rescissione del contratto “per grave danno all’amministrazione”, finanche il verbale della commissione di vigilanza. Lo stesso dirigente dell’Ufficio legale del Comune, Domenico Dragonetti, nel 2011 spingeva in tal senso.

Vi è anche una sollecitazione dell’Anac a procedere con la chiusura del rapporto. “Ecco – affonda Cavaliere- l’amministrazione, di fronte a versioni contrastanti, avrebbe potuto quantomeno fare un quesito all'Anac sul subappalto, sulle riserve tardive. Lo faccia! Ed ecco perché ho invitato il sindaco a confronto aperto”. 

“Spiace leggere oggi che l’assessore Cangelli dichiari quell’atto di rescissione illegittimo, quando esiste copiosa documentazione a supporto delle ragioni dell’ente. Tra l’altro da parte dell’impresa non vi è mai stata opposizione al nostro atto, fatto con le stesse procedure con cui all’epoca con Raco risolvemmo altri contratti. Doveroso per questa amministrazione sarebbe stato almeno contestare l’atto di collaudo, approvando quella proposta di delibera. Per ragioni di trasparenza. Non lo hanno fatto – conclude- ed oggi l’impresa ha diritto ad altri soldi”. Al danno la beffa, insomma.
 

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