Risarcimenti milionari per il 'Giordano', Procura acquisisce atti. Longo al contrattacco: "Ecco come stanno le cose"

A distanza di anni, continuano a tenere banco i lavori di riqualificazione del Teatro comunale di Foggia. Dopo il blitz delle fiamme gialle svelato da Foggiatoday, parla il consigliere comunale

Sul Teatro Umberto Giordano ho il sospetto che sia stato combinato un pasticcio. E comunque quella transazione così come giunta in aula è atto illegittimo, rispetto al quale abbiamo promosso un’azione di controllo e verifica della responsabilità presso la Corte dei Conti e la Procura della Corte dei Conti”. Non ci sta Bruno Longo, consigliere comunale uscente, a “far passare il messaggio che la giunta Landella non abbia adottato la relazione favorevole al Comune di Foggia con dolo, come alcuni soggetti politici diversamente identificati vanno facendo, per i quali è pronta la querela” e, dopo le rivelazioni di questa testata sul blitz di febbraio della Guardia di Finanza (che ha acquisito la documentazione inerente il Teatro comunale), vuole dire la sua, a precisazione degli accadimenti e dei fatti succedutisi.

La faccenda è spinosa. Dinanzi al Tribunale pendono due giudizi con richieste di risarcimento milionarie da parte di Raco srl. E questo nonostante all’impresa che si è occupata dei lavori di riqualificazione e restauro più volte siano stati sollecitati e contestati nel tempo, e con note ufficiali, ritardi ed irregolarità. L’amministrazione Landella ha pronta una delibera per transare e ridurre il danno economico per le casse pubbliche, ma per due volte l’atto è andato a vuoto in aula, con la maggioranza che non ha inteso discuterlo, tantomeno votarlo. “Si è dileguata” abbiamo scritto nel precedente articolo, intendendo così il fatto che i consiglieri non si sono presentati in aula facendo venir meno il numero legale. Un termine non gradito evidentemente a Longo, che da qui parte per precisare “l’attività dei consiglieri sulla questione”. 

Consigliere Longo, corrisponde al vero che la Gdf è venuta al Comune a ritirare documentazione sul Teatro U.Giordano?

L’ho appreso da notizie di stampa

Non ne era al corrente?

No.

Come mai posto che a distanza di breve tempo la delibera di transazione è giunta in aula? Non era nel vostro diritto essere messi al corrente?

Il segretario generale, dott. Maurizio Guadagno, mi ha detto che tutto era coperto da segreto istruttorio. Per cui non era tenuto a comunicarcelo.

Ma vi apprestavate a votare…

Non c’è nessun atto ufficiale ai consiglieri in tal senso. Ma questo non fa altro che rafforzare il nostro convincimento, che abbiamo sin dal 2017, di non approvare quella delibera fino a quando non ci fosse stata chiarezza. Che purtroppo dal corpo burocratico non è mai arrivata.

Partiamo dalla questione più dibattuta e denunciata. E’ vero che, a fronte di un collaudo favorevole a Raco, sui lavori del Teatro Umberto Giordano esiste una relazione a firma dell’allora dirigente dei Lavori pubblici, ing. Potito Belgioioso, che rilevava ritardi e irregolarità dell’impresa esecutrice dell’intervento, respingendo il collaudo su menzionato ? Ed è vero che quella delibera non è mai stata adottata dalla giunta comunale?

Precisiamo questo aspetto. C’è chi legittimamente, leggendo le carte, afferma che la giunta non ha ratificato “con dolo” - e questi sono i motivi della querela – la proposta di delibera presentata dall’ingegner Belgioioso. Il che è falso perché quando arrivano delle delibere dall’Ufficio Tecnico, queste devono essere corredate necessariamente dal parere dell’Ufficio Legale.

Che è arrivato?

No, non è mai arrivato. Succede che l’Ufficio Legale non riscontra mai la nota, ovvero la delibera non torna mai con il parere dell’Ufficio legale, perché quest’ultimo, nella persone dell’avv. Domenico Dragonetti, sosteneva che i contenuti della delibera fossero già raccolti negli atti processuali del Comune avverso la ditta Raco. Per cui afferma il falso chi dice che la giunta non volle approvare il collaudo tecnico amministrativo.

Si può sostenere che la mancata adozione di quella delibera ha consentito al collaudo favorevole all’impresa, a firma dell’ing. Rocco, di essere implicitamente ritenuto valido e di farlo valere in Tribunale?

Questo certamente. E’ una valutazione però che spettava alla dirigenza, non al corpo politico. Ed è fazioso affermare che il corpo politico è in combutta con il corpo amministrativo. Il che non esiste. Solo 40 giorni fa, chiamato in via Gramsci ,Dragonetti affermava: “Io ho deciso di fare questo per tutelare l’amministrazione, se qualcuno vuole dire che nel mio comportamento ci sia stato dolo, lo deve dimostrare”.

Prescindendo dal concetto di dolo, che le conseguenze della scelta dell’Ufficio Legale possano nuocere all’amministrazione è una tesi che sussiste?

Sì, potrebbero. Però abbiamo ancora un giudizio in corso, e soprattutto c’è una verità: non è che rifiutando il collaudo tecnico amministrativo si metteva una pietra tombale. Avremmo avuto certamente l’impugnativa di quella delibera da parte della ditta, che avrebbe agitato nel giudizio in corso.

Sì ma le sue ragioni oggi valgono con maggiore facilità se esiste un collaudo che le dà ragione, o no?! E’ normale che il collaudo valido sia quello in cui non si fa menzione di ritardi ed irregolarità pur contestate ufficialmente nel tempo?

In una nota, pubblicata anche su Facebook, io addito i dirigenti come possibili responsabili del danno erariale. Loro hanno detto che è una loro competenza. Bene, me ne sono accertato, è vero. Ma se noi avremo torto a giugno o nei successivi atti di giudizio, io ho messo le cose in chiaro: la responsabilità sarà della dirigenza che, avendone competenza, ha deciso di intraprendere una strada poi rivelatasi dannosa per il Comune.

Se le cose stanno così, perché allora non avete mai discusso e approvato la transazione?

La transazione in sé per sé io l’avrei votata ad occhi chiusi perché, posto che oramai il collaudo tecnico amministrativo, per merito o demerito dell’avvocato Dragonetti, è ormai un fatto consolidato, e a fronte di un decreto ingiuntivo milionario, ridurre il danno economico è cosa conveniente.

Quindi?

 Per le stesse ragioni per cui questa maggioranza, e non i guitti, già nel 2017 decise di non andare in aula facendo ritirare la delibera dall’amministrazione: leggendola, ci sono pareri contrastanti, c’è quello favorevole di Dragonetti, quello sfavorevole di Di Cesare (Ufficio Finanziario, ndr) e quello favorevole dei revisori dei conti.  Tuttavia il corpo burocratico non risponde ancora a delle nostre domande. Quando si pone in dubbio l’istituto giuridico mediante il quale si approvano le delibere, si mette il consiglio nelle condizioni di non approvare. Perché è il corpo burocratico a dover dire se si tratta di transazione o di debito fuori bilancio, non può deciderlo l’aula. E questo è uno scoglio insormontabile.

Da cittadino, ancor prima che da amministratore, non ritiene che sia paradossale dover cacciar altri denari pubblici per qualcosa che ci è stata consegnata con ritardo e con contestazioni di irregolarità?

Ed è proprio quello che abbiamo scritto il 12 aprile scorso alla Corte dei Conti e alla Procura della Corte dei Conti chiedendo di analizzare da dove partano i “guasti”, a cominciare dalla rescissione del contratto,  ritenuta illegittima, fatta dall’amministrazione precedente, fino agli atti dei dirigenti, che hanno combinato, secondo quello che mi risulta, un pasticcio. Poi, a giugno può capitare che il Comune vincerà la causa ed io sarò smentito. Ad oggi però mi è stato sottoposto un atto lacunoso, conflittuale tra i vari uffici, poco chiaro, ed io ho ritenuto in coscienza di non approvarlo perché è atto illegittimo. E quando i pareri sono discordanti, la responsabilità ricade in capo al consiglio comunale. Art 4 comma 49: possiamo anche in andare in aula coi pareri discordanti ed approvare ma dobbiamo motivare. Io le motivazioni le ho chieste con nota protocollata e non mi hanno risposto. Il consiglio comunale non era nelle condizioni di approvare.

La Raco si è opposta alla rescissione. Ci sono atti?

Quello di cui abbiamo appena parlato riguarda il collaudo tecnico amministrativo ma c’è un’altra causa che riguarda la “ingiusta rescissione contrattuale” dove ci chiedono 2,5 milioni di euro.

Visto che il tema riguarda soldi pubblici, non sarebbe opportuno confrontarvi in maniera trasparente con la città e chi vi ha preceduto?

A me non risulta che Landella voglia esimersi da un confronto con Pippo Cavaliere, anche perché si hanno le carte in regola per poter dire che chi ha sbagliato è stato Pippo Cavaliere (già assessore giunta Mongelli, ndr).  Ma abbiamo scelto di percorrere prima un’altra strada, quella della querela alla Procura della Repubblica di soggetti politici diversamente identificati, e poi fare qualsiasi tipo di confronto con chiunque. Ho sentito anche il sindaco Landella, che però dice di non aver mai ricevuto alcun tipo di invito da nessuno.

Era ieri sui social e lo abbiamo ripreso anche noi in un articolo.

Parlo di richieste ufficiali. Però, attenzione: non ci interessa la propaganda politica. Noi dobbiamo ragionare e camminare per atti, a tutela della pubblica amministrazione. Dopodichè, se si vuole un dibattito civile e politico, potremo anche confrontarci.  Col sindaco o col delegato del sindaco, che sono stato io sino ad oggi.

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