Sit in della Cgil davanti al palazzo della Prefettura

“Manovra economica iniqua e depressiva, colpisce i più deboli e il Mezzogiorno”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Interventi iniqui e depressivi, completamente sbilanciati verso un’ulteriore politica di tagli. E’ inappellabile il giudizio della CGIL sulla manovra economica varata dal Governo nazionale, “in quanto si presenta come l’ennesimo provvedimento che non sostiene l’occupazione e che è contro la crescita. Si riducono gli investimenti e si rinuncia a qualunque stimolo della domanda, manca qualunque elemento di riforma strutturale del sistema-paese e, in particolare, del sistema economico-produttivo in funzione di una maggior competitività, produttività e crescita potenziale del PIL. Inoltre riduce il potere d’acquisto delle pensioni e, con una sorta ormai di accanimento, il salario dei lavoratori pubblici senza chiedere alcun contributo ai redditi alti e alle grandi ricchezze del Paese”.

Sulla base di questa analisi si è tenuta oggi la  mobilitazione nazionale in tutte le città: a Foggia, dalle ore 9 alle 12, sit-in davanti la sede della Prefettura. Una delegazione dei dirigenti provinciali della Camera del Lavoro ha consegnato al Prefetto un documento di analisi del disegno di legge con alcune proposte per una manovra alternativa che consenta di modificare le attuali priorità in termini di spesa pubblica e non faccia pagare il costo della crisi ai più deboli.

Per la Cgil saranno proprio redditi da lavoro dipendente e le pensioni a risultare più danneggiati: totale assenza di politiche per contrastare la disoccupazione crescente, in particolare quella giovanile e per le donne, i tagli al sistema sanitario nazionale e la reintroduzione dei tickets oltre che con l’ormai insostenibile riduzione delle risorse a regioni, province e comuni, con la conseguente riduzione dei servizi e del welfare e l’aumento delle tasse locali, con particolari accenti di drammaticità in termini di sostenibilità sociale per il Mezzogiorno.

La natura depressiva della manovra, ai limiti dell’insostenibilità sociale, è ulteriormente aggravata dalla “clausola di salvaguardia” in base alla quale il Governo prevede che 14,7 miliardi di euro dovranno provenire dalla delega di riforma fiscale e assistenziale. Di fatto questo significa che tali risorse dovranno derivare da un ulteriore taglio dell’assistenza o da un aumento delle tasse. L’indicazione del 15% di taglio delle cosiddette agevolazioni fiscali, da parte del ministro delle finanze, rende chiaro che queste risorse non potranno essere trovate senza intervenire sulle detrazioni per la produzione del reddito e sulle agevolazioni per la casa e per la famiglia.

Contro tutto questo la Cgil è stata in campo nei mesi addietro e lo fa oggi, a conferma di una coerenza di denuncia e di proposta, un dovere ancor più impellente per i territori del Mezzogiorno che sono la prima vittima delle politiche disastrose del governo Berlusconi.

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