Beghe in casa Pdl, congresso rinviato: questione di leadership?

Alle candidature più o meno ufficiali di Di Gioia e Ruocco si aggiungono le aspirazioni di Paolo Mongiello, Savino Santarella e del sanseverese Primiano Calvo. Ipotesi commissariamento Morra

Sul sito ufficiale del Popolo della Libertà del congresso in provincia di Foggia non si fa menzione. Eppure per il coordinatore azzurro Gabriele Mazzone la questione è fuor di dubbio: anche la Capitanata avrà i suoi congressi, provinciale e comunali, “dove gli oltre 11.500 tesserati potranno esprimersi e scegliere il loro leader”. C’è solo da capire quando. Perché, dopo un primo slittamento da febbraio a marzo, l’appuntamento (il primo nella giovane storia del Pdl ma anche in quella, più datata, di Forza Italia) subisce un ulteriore rinvio.

Non più - come preannunciato - il 3 e 4 marzo, ma il 10 e 11. La richiesta - fa sapere Mazzone - è stata inoltrata ieri a Roma e la ragione ufficiale è da ricondurre a non meglio specificate “questioni organizzative”. Gli azzurri provano a minimizzare: “non cambia niente, serve ragionare ancora per provare a fare sintesi”.

Già, la sintesi, tanto agognata e mai afferrata, il miraggio più volte inseguito da Mazzone in un partito rissoso e che le cronache, oggi più di ieri, raccontano diviso e spaccato in anime e correnti, tutte riconducibili a capibastone che in Capitanata hanno fatto la storia di Forza Italia ed Alleanza Nazionale: una gestione oligarchica - a destra -  che gli appuntamenti congressuali, con le loro regole di democrazia interna ed una conta interna giocata a suon di tessere, rischiano di mettere in discussione, rivoluzionando la geografia azzurra sul territorio.

Non deve meravigliare dunque che, malgrado l’apparente silenzio (nessuna mozione è stata al momento depositata), le grandi manovre siano in corso da tempo. Né l’aspra guerra ingaggiata - e celata proprio sotto le insegne dell’agognata “sintesi”- nei confronti dell’unica candidatura ad oggi annunciata: quella del ciellino Leonardo Di Gioia, consigliere regionale, ex assessore al Bilancio di Palazzo Dogana, cresciuto sotto l’ala protettrice del suo presidente e parlamentare, Antonio Pepe, la cui discesa in campo sarebbe benedetta da Fitto (con l’appoggio sul territorio del fittiano doc Cecchino Damone) e da una parte degli uomini del vicepresidente della Camera, Antonio Leone, e che - stando a fonti interne - raccoglierebbe la gran parte dei consensi tra gli azzurri, con la convergenza, sul suo nome, della maggioranza del gruppo consiliare al Comune di Foggia (con il capogruppo D’Emilio e il consigliere Cusmai in corsa per la carica di vice, ma ci sarebbe “posto“ anche per un accordo con Franco Landella (per la segreteria cittadina) e i giovani del coordinamento della Giovane Italia di Raffaele Di Mauro e Giandonato La Salandra.

Altrettanto robusto, tuttavia, il plotone d’esecuzione pronto a dargli contro: gli uomini di Lucio Tarquinio, che accarezzerebbero una loro candidatura “meno invasiva e più trasversale” come quella del capogruppo di Palazzo Dogana, Paolo Mongiello; la destra sociale del consigliere regionale Giandiego Gatta, vicino all’ex sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, che a Di Gioia non perdona il fatto di voler “cumulare incarichi” e guarda al vicesindaco di San Severo, Primiano Calvo, senza disdegnare la discesa in campo dell’attuale assessore provinciale all’Agricoltura, Savino Santarella (“previe dimissioni da Palazzo Dogana”), dello stesso Mongiello ma anche dell’ex consigliere regionale Roberto Ruocco, gasparriano, che potrebbe giocarsi la partita in prima persona “per il puro gusto - si mormora - di contrastare Di Gioia”, approfittandone, ovviamente, per rispolverare un’immagine annebbiata dalla mancata riconferma in consiglio regionale.

Su questi nomi potrebbero convergere anche i tarquiniani, pur di far numero e portare in campo una mozione forte, capace di insidiare l’ex delfino di Pepe. Ma Di Gioia non molla. Dal suo entourage sfidano: “disponibili a fare un passo indietro di fronte a personalità, se esistono, capaci di fare sintesi per davvero e di avviare il vero cambiamento. Ma escano allo scoperto e ci si confronti alla luce del sole“. 

Invito alla sintesi ed alla unitarietà giunto anche dal coordinatore regionale, Francesco Amoruso, ieri a Foggia, mentre per i prossimi giorni è atteso in gran segreto un “mordi e fuggi” dell’ex ministro Fitto. Nulla esclude che, alla fine, la scelta venga imposta da Roma, dove si guarderebbe con favore ad una figura di garanzia targata Antonio Pepe o, in alternativa,  Carmelo Morra.

Il senatore, alle prese anch’egli con le grandi manovre, smentisce a Foggiatoday. E c’è già chi avverte: non accetteremo commissariamenti, paventando robuste emorragie dal partito qualora l’ipotesi dovesse concretizzarsi. Insomma, un appuntamento - quello congressuale - che rischia di lasciare sul campo molte vittime e di decimare un partito già azzoppato, che non brilla di certo per attività e il cui consenso sta calando vertiginosamente (le amministrative saranno, in tal senso, un’importante cartina di tornasole).

Va da sé che i più ancora sperino oggi che, anche se più volte annunciato, alla fine il congresso non si celebri. Proseguendo con la più pacata (ed “accomodante”) esperienza Mazzone.

 

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