Una legge e tre referendum per il lavoro: raccolta firme anche a Foggia

Maurizio Carmeno, segretario generale della Cgil Foggia: "In campo con una proposta riformatrice, che mira a un nuovo statuto del lavoro che garantisca diritti fondamentali a prescindere dal contratto o dalla forma del rapporto"

Immagine di repertorio

Una legge e tre referendum per il lavoro: domani, sabato 9 aprile, parte in tutta Italia la raccolta firme della Cgil a sostegno di una legge di iniziativa popolare che punta a un nuovo statuto del lavoro e che estenda diritti e tutele a prescindere dalle forme di lavoro, e per tre referendum che mirano all’abolizione dei voucher e a ripristinare il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa e la responsabilità delle società appaltanti verso le imprese subappaltatrici.

Per illustrare l’iniziativa, la segreteria provinciale della Cgil di Foggia ha convocato per domani alle ore 10.30 una conferenza stampa presso l’isola pedonale di Corso Vittorio Emanuele, dove per tutta la giornata sarà possibile sottoscrivere la proposta di legge e i referendum. La raccolta firme proseguirà in tutte le sedi Cgil della provincia e con altri momenti pubblici nelle prossime settimane. 

“Di fronte all’attacco ai diritti e al lavoro da parte dei governi degli ultimi anni – spiega Maurizio Carmeno, segretario generale della Cgil di Foggia – il nostro sindacato è in campo con una proposta riformatrice, che mira a un nuovo quadro normativo, un nuovo statuto del lavoro che tenga conto delle modifiche intervenute e garantisca diritti fondamentali a prescindere dal contratto o dalla forma del rapporto".

Continua il segretario Carmeno: "La compressione dei diritti, l’ulteriore precarizzazione del lavoro, non ha prodotto risultati, perché dalla crisi si esce con politiche industriali vere, investendo sulla ricerca e i saperi, sostenendo i redditi, realizzando le infrastrutture utili allo sviluppo. Altrimenti, e gli ultimi dati Istat ce lo confermano, condanneremo i giovani o a emigrare – lasciando a un invecchiamento sociale i nostri territori – o a non avere un futuro degno se decidono di restare. Nessuno può arrendersi a queste due ipotesi”.

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